MANOEL CABOCLO, POETA EDITORE
di Gilmar de Carvalho
1. Il motto
Manoel Caboclo e Silva fu autore e personaggio di folhetos. Sarebbe potuto essere il protagonista di molti titoli, transitando per cicli differenti. Aveva molto dell'incantatore, con il suo modo di parlare seducente, con cui narrava storie antiche seduto in una sedia a dondolo, al riparo della veranda, ricoperta di gelsomino, della casa in cui viveva, con la moglie Lia, in via Todos os Santos, 263, a Juazeiro do Norte.
Non si puó trascurare la sagacia con cui apprese, negli anni Cinquanta, le lezioni di astrologia e copió il formato dell'almanacco del suo socio, il pernambucano João Ferreira de Lima, da ció risultando l'elaborazione di oroscopi e l'edizione, dal 1960 al 1996, del suo almanacco O juizo do ano.
L'aspetto mitico era presente nell'enfasi con cui evidenziava le proprie radici indigene, tessendo una storia mirabolante quale il rapimento di una india guaraní da parte di suo nonno durante la guerra del Paraguai, episodio sviluppato nel suo libro Eu, o indio e a floresta. O nell'importanza che la natura otteneva nel suo universo, come qualcosa di indissociabile dalla cultura.
Il valore si personificava nel modo orgoglioso con cui affrontava la vita, scrivendo i suoi testi a mano, battendo successivamente tutto a macchina, ricevendo compratori di folhetos, novene e almanacchi come se fosse un rituale, e facendo funzionare un parco grafico segnato dall'obsolescenza.
L'umorismo affiorava nelle storielle curiose, con doppi sensi maliziosi, che peró non cadevano mai nel cattivo gusto o nella volgaritá.
Il romanzo era nel suo vissuto di uomo costantemente innamorato e in un lato un po' da folheton della sua vita, della quale non gli piaceva parlare, amante focoso di molte amate.
Il devoto non si vergognava di aprire spazi all'irriverente, fintamente ingenuo, iconoclasta, che, allo stesso tempo in cui elogiava la Chiesa manifestava, in sordina, un'attitudine anticlericale, piú accentuata in relazione alle nuove sette.
Caboclo come narratore di storie che non avevan piú fine, come nelle fiabe, senza fretta di finir di raccontare, come se anche questo fosse compito suo, il dar forma, attraverso l'oralitá, a un repertorio che poteva essere in seguito stampato o aver le proprie radici nella parola scritta.
Egli non era solamente il detentore di un tesoro di episodi vissuti, piuttosto la saggezza stessa si materializzó in quest'uomo alto, con occhiali, capelli bianchi e camicia leggera di lino chiaro, che faceva camminate quotidiane per il centro di una cittá che amava e conosceva cosí bene.
L'idea che dava era quella di un monumento vivo, una di quelle figure fondanti della cultura, un visionario enunciatore di una visione del mondo tanto propria quanto allo stesso tempo condivisa dai suoi lettori di tutto il Nordest.
Caboclo si fondeva con le storie che raccontava. Narratore e personaggio si sovrapponevano. La reinvenzione della memoria passava per le lacune, le aggiunte, le ripetizioni e le variazioni. Ció che interessava erano le sue veritá. La sua capacitá affabulatoria apriva possibilitá molteplici dentro un labirinto in cui non ci si perdeva mai.
Forse si tratta di una delle ultime figure portatrici di un sapere enciclopedico, ereditá rinascimentale, detentrici di una visione del mondo inteso come entitá viva, contraddittoria e plurale. Fu questo grande uomo che eseguí il compito che egli stesso tratteggió, specie di missione, nel dominio del sogno e del delirio, spazio privilegiato che chiamiamo cultura.
Un Manoel Caboclo che è marca definitiva nella storia della poesia e dell'editoria popolare e che se ne è andato, nel giorno 21 di Luglio del 1996, lasciando un vuoto nella cultura nordestina.
2. Dell'album di famiglia
La nascita di Manoel è controversa, come non poteva non essere. Figlio di João Caboclo da Silva e Rita Zeferino de Atayde, nacque a Belo Jardim, in Pernambuco, il giorno 2 di Gennaio del 1916, secondo quanto affermato da Sebastião Nunes Batista, nella sua Antologia de literatura de cordel.
Dall'analisi dei documenti è impossibile avere certezze, anche se consta che nacque a Juazeiro do Norte, questo potrebbe essere stato il luogo in cui fui registrato.
Piú cauti, Átila de Almeida e José de Sousa Sobrinho, autori del Dicionario bio-bibliografico dos repentistas e poetas de bancada, segnalano appena che viveva a Juazeiro do Norte, il che è indiscutibile.
Giá nel secondo volume della Antologia de literatura de cordel, della Segreteria della Cultura e dello Sport del Ceará, si dice che Manoel nacque a Juazeiro do Norte e andó a vivere all'etá di sei anni a Cariaçu, che lui preferiva chiamare con il nome antico, San Pietro.
In questa cittá, a venticinque chilometri da Juazeiro do Norte, in una regione collinare, molto verde e con un clima fresco, il parroco padre Cicero, nel secolo XIX, avrebbe resuscitato un uomo morso da un serpente velenoso.
Questo ricco immaginario di estrazione popolare deve aver contagiato il ragazzino, sicuramente curioso a rispetto di tutto quanto lo circondava. Figlio di un piccolo agricoltore, crescette non solo in comunione con la natura, ma in contatto diretto con la terra, che aiutava il padre a seminare. E ció si riflette in tutta la sua produzione.
Lo stesso suo nome è controverso. Lui diceva di chiamarsi Manoel João da Silva, fino all'inclusione di Caboclo nel nome, come omaggio alla nonna indigena, Francisca Ana de Atayde. I documenti attestano che suo padre si chiamava joão Caboclo da Silva, il che, a rigor di logica, rende l'enigma difficile da decifrare.
Imparó a leggere grazie a molta insistenza e determinazione. Ricordava la magia di un foglio di carta che avvolgeva un pezzo di sapone e il fascino della parola scritta. Diveva fosse il frammento di un poema di Leandro Gomes de Barros che lessero per lui:
Alonso comprou um barco
Que estava no estaleiro
Procurou um capitão
Homem destro e guerreiro
Que fosse conhecedor
De qualquer mar estrangeiro
(Compró Alonso una barca / Che stava nel cantiere / Si cercó un capitano / Uomo esperto e guerriero / Che conoscesse bene / Ogni mare straniero)
Chiese al nonno un abecedario e ottenne un libro e alcuni folhetos. Chiedeva con tanta insistenza che leggessero per lui che gli suggerirono di imparare. “Dopo che conobbi le lettere, cominciai a collezionarle, e a formare parole”, fino a essere capace di decifrare la scrittura, anticipando il futuro poeta, editore e astrologo.
Impossibile esigere rigore eccessivo nella sua cronologia. I suoi racconti si sovrappongono come strati geologici e sono carichi di sorprese come i fossili di quel mare interno che fu un giorno la valle del Cariri.
Il ragazzino andó a Juazeiro e vendette legna fino a quando si uní, come apprendista, alla folhetaria di José Bernardo da Silva. Inizialmente, raccoglieva i ritagli della carta, in seguito passó alla composizione e alla stampa e inizió a scrivere, fatto questo che attribuiva alla convivenza, nello spazio della tipografia, con i grandi nomi della poesia.
Il 19 Febbraio del 1938 si sposó con Regina Alves da Silva, di Bodocó, Pernambuco, nata il 4 Dicembre del 1913, figlia di Liberato Bezerra dos Santos e Maria Alves de Jesus. L'unione fu formalizzata, ai sensi del Codice Civile, il 2 Gennaio del 1950, quando la coppia aveva giá quattro figli: Aderson, il primogenito, nato nel 1939; José, xilografista e orologiaio, nato nel 1941; Maria Valdecir e Maria Célia. Ebbero dodici figli, dei quali solo questi quattro raggiunsero l'etá adulta.
Nelle parole dello stesso Caboclo, nelle pagine ingiallite di un album di fotografie: “Regina era di statura regolare, di corpo minuto, voce grave, capelli castano scuri, pelle chiara, vestiva abiti convenienti, non era testarda, né vendicativa, tutti i vicini le volevano bene, professava la religione cattolica e in essa si mantenne fino all'ultimo giorno della sua vita”.
L'annotazione é di pugno proprio di Caboclo, a lato della foto della donna: “Colpita da demenza, alcuni giorni dopo considerata vittima di infiltrazione polmonare”. Morí il giorno 17 di Aprile del 1961, tenuta in isolamento dentro casa sua.
Il 7 di Luglio di questo stesso anno, levó all'altare della chiesa di São Miguel, a Juazeiro do Norte, Maria Nunes de Oliveira, Lia, figlia di Miguel Nunes de Oliveira e Rita Maria da Conceição, originaria della cittá di padre Cicero, nata il 10 di Maggio del 1934. Da questo matrimonio nacque un'unica figlia, Ivânia, il giorno 14 Dicembre del 1964.
In un ambito in cui realtá e fantasia si mescolano, Caboclo conteggiava diciannove figli adottivi, sebbene nella dedica del libro Eu, o índio e a floresta abbia fatto riferimento a solo sette di loro. Vale la pena menzionare il nipote Arlindo Marques da Silva, il Dinda, che si firmava anche AMS, e che lavoró per alcuni anni nella sua officina, tagliando le copertine per i folhetos ed etichette per le fabbriche della regione.
Nel 1948, si sarebbe svincolato dalla Tipografia São Francisco per lavorare come ambulante, terreno fertile per la sua immaginazione creatrice, il che implicava viaggi notturni, giaguari e serpenti, imboscate, spostamenti fino in Piauí e l'arricchimento del suo repertorio, a partire da questi vissuti.
È allora che la sua traiettoria guadagna i contorni della favola, con tutta la possibilitá di un incantesimo, avvolgendoci in una ragnatela, dalla quale solo siamo in condizione di scappare, verso una ricostruzione biografica oggettiva, alla fine del decennio.
3. Nuovi percorsi
Solamente a partire dagli anni Cinquanta, a seguito dell'insistenza del ricercatore Liêdo Maranhão, Manoel prese coscienza dell'importanza di rivendicare l'autorialitá dei poemi e inizió a firmare i suoi folhetos.
Diceva di averne fatti alcuni, prima, ancora con il marchio di José Bernardo, il quale, paradossalmente, lo stimolava a produrre, ma di cui conservava un risentimento celato, per non aver messo da parte i suoi contributi per la previdenza sociale e per non avergli pagato quanto dovuto in occasione della scissione del contratto, dopo dieci anni di servizi prestati.
In una deponimento emozionato, molti anni dopo, giustificava il fatto di non esser ricorso alla giustizia con la gratitudine che lo legava al vecchio editore, regole di un'etica del sertão molto personale, la cui logica, cortese, si é persa in questi tempi di cinismo.
Fu nella Tipografia São Francisco, nel lavoro giornaliero con João Ferreira de Lima, autore dell' Almanaque de Pernambuco e adattatore, a partire dal 1936, di questo formato alle specificitá popolari nordestine, che nacque l'astrologo.
L'origine dell'almanacco si perde nel tempo. Eça de Queiroz fa riferimento a una leggenda talmudica e parla della fretta dei saggi di registrare le conoscenze prima del diluvio. Ció che é certo é che nel Medio Evo il Calendrier des berges e i vari Livros das horas anticipavano un modello che si sedimenterá, con gli sviluppi promossi da Gutemberg, nel campo delle arti grafiche, ripreso come compendio di consulta obbligata, a partire dal Lunário perpêtuo.
Ferreira Lima, con il suo almanacco - che portava come illustrazione, specie di ex-libris e logomarca, un leone inciso in xilografia -, non riusciva piú, tanto il successo editoriale, a fare la sua pubblicazione a Caruaru e decise di ricorrere ai macchinari di José Bernardo.
L'amicizia dell'editore pernambucano con Caboclo evoluí in una societá, e giá nel 1952 le ricevute provavano l'acquisizione dell'equipaggiamento per la Tipografia Lima, situata in via São Paulo, 695, nelle vicinanze del Mercato Centrale. In una pubblicazione di questo periodo, Ferreira Lima annunciava che sarebbe rimasto una parte dell'anno a Juazeiro e l'altra a Caruaru.
Unione che verrá disfatta sul finale della decada, con un certo rancore e note esplicative sulle quarte di copertina delle pubblicazioni (“sono svincolato da qualsiasi societá con il sig. Manoel Caboclo”), cosí come stampato nell'Almanaque de Pernambuco per il 1961, implicó il cambio di indirizzo per richieste di consulenza, oroscopi e almanacchi, incamminati a partire da allora a via Todos os Santos, 176, e lasció, come saldo, il debutto di Caboclo come autore e editore di un almanacco solo suo.
È importante far notare che nel decennio del 1940 il dottor Diniz, con lo pseudonimo di dottor Israel, lanció, a Juazeiro do Norte, il suo Lunário moderno ou Manual para o nordestano, che ottenne due edizioni e diceva adattare il Lunário perpétuo alle condizioni dell'emisfero sud.
Nell'edizione dell'Almanaque de Pernambuco per il 1962, ulteriore rancore nella nota che comunicava che la pubblicazione era stata registrata presso la Biblioteca Nacional e nella provocazione che Ferreira Lima aveva il “diritto di sorvegliare i furbi che si appropriassero delle predizioni dell'Almanaque do pensamento e de Pernambuco, di cui sono autore”. Concludeva, ancora, con la minaccia di “denunciare la casa editrice e agire in accordo con le leggi del paese”.
Caboclo sempre ci tenne a minimizzare l'episodio, il quale, secondo il racconto di altre persone coinvolte, come l'incisore Antonio Batista, si dovette a complicazioni nel momento di fare i conti, cosa frequente nelle società commerciali.
Dopo la rottura dei legami commerciali con Ferreira Lima, a Caboclo restarono i macchinari, che furono trasferiti a casa sua. La stampatrice, fabbricata a Campina Grande da Julio Costa, ottenne un pedale e un piccolo motore per renderla più agile. Caboclo perse il conto dei testi che disseminò per tutto il Nordest, mercato che egli seppe conquistare e mantenere, con la sua fedeltà ai saperi tradizionali.
4. La casa/officina
In una città dove vergini e martiri danno i nomi alle vie, Caboclo si stabilì in via Todos os Santos. Lì installò la sua grafica, all'inizio degli anni Cinquanta. Era una casa un poco all'interno, con un giardino che rendeva più gradevole il fatto di trovarsi sul versante del sole, che batteva, inclemente, tutti i pomeriggi. Aveva circa cinque metri di larghezza, il che era molto in una città in cui lo spazio é cruciale e dove le case si giustappongono, come in un presepio.
La sala d'ingresso aveva due divani, un altare con il Cuore di Gesù, San Giovanni, Nostra Signora delle Grazie, San Francesco, un Cristo crocifisso e un Padre Cicero. Sul tavolo, una tovaglia di pizzo, un candelabro con una candela votiva. Alle pareti, una stampa con il Cuore di Gesù e quello di Maria e un San Francesco sorreggendo il Cristo in croce.
Nella camera matrimoniale, il letto, un armadio e una cassaforte grande, dove conservava soldi, documenti, estratti e ricevute dei movimenti del suo conto al Banco do Nordeste. A lato, la camera delle figlie, occupata da Roberta, che adotterà, dopo il matrimonio di Ivania e il suo trasferimento nella capitale.
Nel salotto, confinante con la sala in cui Manoel lavorava, un televisore, una radio e i dischi di vinile, oltre a un grande tavolo, dove collocava la macchina da scrivere, tutte le carte, un armadio e stampe incorniciate.
Da lì si passava alla sala da pranzo annessa alla cucina, entrata per l'officina, alla quale si aveva accedeva tramite una porta, come fosse un'estensione della casa, uno spazio di circa 24 metri quadri dove, oltre alla stampatrice, trovavano spazio la ghigliottina e i cassetti con le scatole dei caratteri e i bauli con le matrici in legno delle xilografie. Questo equipaggiamento fu venduto alla Grafica Tupy, poco dopo la sua morte, dal figlio José Caboclo.
La ripida scala conduceva a un soppalco, specie di improvvisato solaio, disattivato negli ultimi anni, dove ai tempi d'oro erano conservati folhetos e dove dormivano coloro che facevano il turno di notte.
Nel cortile di casa, fu innalzato il deposito dei materiali e dei volumi stampati, caldo e senza ventilazione, dove lui andava a prendere i titoli sollecitati dai compratori.
I folhetos furono prodotti per il bisogno di interferire, di incorporare la sua visione del mondo all'universo mitico del cordel. Si può parlare di un'opera rivolta al recupero della memoria della città e alla cristallizzazione e svolgimento del ruolo di padre Cicero.
Caboclo non fu il poeta circostanziale per eccellenza, il reporter intuitivo, preoccupato con il quotidiano, sebbene sia stato coinvolto in tutti i momenti della vita del paese e abbia scritto A Seca de 70 - Flagelos - Tremores - Guerra (La siccità del 70 - Flagelli - Tremori- Guerre) e, curiosamente, As enchentes no Brasil no ano de setenta e quatro (Le alluvioni in Brasile nell'anno settanta e quattro).
Fu tra coloro che coprirono la prima visita di Giovanni Paolo II al paese in As despedidas do Papa quando saiu do Brasil (I saluti del papa quando lasció il Brasile) e, indignato, raccontò l'attentato di cui fui vittima Sua Santità in O papa foi baleado e voltou pra hospital - 13.5.1981 (Hanno sparato al papa che é tornato in ospedale - 13.5.1981).
La concessione al fait divers, la banalizzazione della violenza, trovò spazio in O homem que matou sete (L'uomo che ne uccise sette), episodio verificatosi nel Paraiba do Norte, che disse di aver sentito alla radio e letto sui giornali, e la cui responsabilità di autore dissimulò attraverso lo pseudonimo di Ze Ambrósio.
Forse per il fatto di essere editore, scartava la vendita a partire dall'impatto di un avvenimento. Sembrava che preferisse vendere un certo titolo durante un periodo più lungo, da ciò l'importanza di mantenere uno stock, una rete di commercializzazione e la necessità delle successive riedizioni, già che i suoi titoli vivevano oltre la curiosità iniziale.
Arrivò a scrivere romances di respiro, come Jesus, são Pedro e o ferreiro, rei dos jogadores (Gesù, San Pietro e il fabbro, re dei giocatori), di trentadue pagine, e Um casamento no céu ou Adalberto e Alzenira (Un matrimonio in cielo, o Adalberto e Alzenira), di ventiquattro pagine. La maggior parte della sua produzione, però, é di folhetos di otto pagine , totalizzando sedici titoli dei quarantasei che risultano nel catalogo che organizzò, per quanto si sappia che la sua produzione fu molto maggiore di quanto indicato dai registri.
Sebbene transitasse per le storie d'amore - Mulheres de pedra, Ronaldo e Susana no rio do Miramar, Geraldo e Madalena na fazenda mal-assombrada, Juvenal e Cristina (Donne di pietra, Ronaldo e Susana nel fiume di Miramar, Geraldo e Madalena nella fattoria stregata, Juvenal e Cristina) -, di lotta - O valente Cascavel so sertão alagoano, O valente Cobra Choca na pega do lubisome [sic], O valente Canguçu, Os cabras de Antonio Silvino, O casamento do negão (Il valoroso Cobra del deserto alagoano, Serpente Molle il valoroso nella caccia all'uomolupo, Canguçu il coraggioso, Gli scagnozzi di Antonio Silvino, Il matrimonio del gran negraccio -, satiriche - Namoro de velha debaixo da cama, O homem que deu à luz um menino (Storia d'amore con una vecchia sotto il letto, L'uomo che partorì un bambino) -, la maggior parte della sua produzione si concentra nell'ambito religioso.
Titoli come O homem que deu a luz ao diabo (L'uomo che partorì il diavolo), O homem que virou bode (L'uomo che divenne un caprone), Sexta-feira da Paixão (Il Venerdì della Passione) o O menino que nasceu com a pintura do cão (Il bimbo che nacque con il disegno del diavolo) lo avvicinano a João de Cristo Rei, sebbene non fosse un beato nè avesse il dono manifesto della profezia.
L'annunciazione del mito sarebbe, per Caboclo, l'ampliamento di un territorio magico. Più che stimolare affari, Padre Cicero dava significato alla sua vita, e il suo proposito deliberato era fare propaganda al santo popolare della sua gente. Il che non gli impediva di sfruttare un filone che sapeva redditizio in tutta la regione nordestina, di occhio attento al mercato dei beni simbolici marcato dalla religiosità popolare.
I principali episodi della vita del Padrino furono registrati da Caboclo. Questa lista comprende racconti dei primi pellegrinaggi - A visita dos romeiros como era antigamente (La visita dei pellegrini com'era anticamente) -, fatti straordinari - O milagre do padre Cícero em Roma onde celebrou uma missa e fez um surdo-mudo falar (Il miracolo di Padre Cicero a Roma dove celebrò una messa e fece parlare un sordomuto) - , prediche - O sermão do padre Cícero no ano de trinta e dois (Il sermone di Padre Cicero nel trentadue), exempla - O homem que mandou comprar chuva ao pe. Cícero do Juazeiro (L'uomo che chiese a Don Cicero di Juazeiro di comprare della pioggia) -, con i castighi a chi disubbedisse al “santo del popolo”. Esemplare era il trasferimento che faceva della leadership del Padrino per il succesore fra' Damião - O sonho de frei Damião com o padre Cícero profetizando a era de 90, A mulher que virou bicho porque profanou de frei Damião, A queixa de Satanás a frei Damião ou Satanás resolveu falar com frei Damião (Fra' Damião sognò Padre Cicero profetizzando gli anni 90, La donna che si trasformò in animale perchè profanò fra' Damião, Il lamento di Satana a fra' Damião o Satana decise di parlare con fra' Damião), sempre in sintonia con la lettura che le classi popolari operano di queste figure leggendarie.
Fomentare polemiche era fuori dai suoi obiettivi. Come devoto e come editore di folhetos, doveva dare ai suoi compratori la versione che accettavano come vera, mentre l'aver evitato il confronto con la Chiesa, la quale, per mezzo di vari portavoce, considerava fraudolente le pratiche di Cicero Romao Batista, fu, per certi versi, seguire l'atteggiamento raccomandato dal leader religioso.
Caboclo firmò alcuni folhetos in collaborazione con Expedito Sebastião da Silva - O divórcio de Zé da Lasca -, João de Cristo Rei - O brabão de Potengi (L'uomo ferocissimo di Potengi) - e João Cordeiro da Silva - A vaca da costela de pau (La vacca con la costola di legno), che considerava un buon poeta, “ma di portoghese debole”, che gli chiedeva di scrivere versi a suo nome. Faceva la stessa osservazione a proposito di José Bernardo.
Non è ben chiaro se si trattó di un inganno, di una giocata di marketing, o del puro piacere di poetare a due, o se tutte le ipotesi si mescolino in un quadro più complesso che le questioni autoriali.
La sua importanza per la cultura popolare fa sì che possa essere paragonato a Luiz Gonzaga, al Cieco Oliveira o a Patativa di Assaré, non per quanto fece come poeta ma per lo spirito di iniziativa e la creatività, che sfidavano la monotonia di una crisi, eternamente annunciata, e per il vigore con il quale imprimeva il proprio marchio all'universo della cultura tradizionale.
Come ogni imprenditore, Caboclo non perdeva di vista il lucro. Sulla quarta di copertina di un folheto del 1958, annunciava la stampa di etichette di bibite e sigarette, folhetos, biglietti da visita e block-notes, come forma per mantenere le sue macchine sempre in movimento e di prestare migliori servizi ai clienti, in tempi di competizione.
Questa attività contribuì molto per l'intensificazione della xilografia di tipo utilitario, e pochi anni prima di morire egli si disfece di queste matrici, la maggior parte delle quali integra oggi la collezione dell'Istituto di Studi Brasiliani dell'Università di San Paulo (IEB-USP).
Utilizzò inoltre un formato di folheto in cui le otto pagine includevano la copertina e la quarta di copertina, con una pianificazione grafica che riduceva il testo a sei pagine, economizzando non solo carta, ma parte del processo di rifinitura, come l'uso di colla o graffette.
Formò la sua officina con professionisti del mercato, come lo stampatore Antonio Batista (detto Relojoeiro), uno dei grandi nomi della xilografia cearense, Antenor Silva e José Marques, e con figli (naturali o adottivi) che si iniziavano con lui e contribuirono per rendere dinamica la folhetaria Casa dos Horòscopos.
Uno dei suoi operai era l'incisore Walderedo Goncalves, cratense che vivette per un tempo a Juazeiro do Norte e firmò alcune copertine di folhetos e un numero imprecisato di etichette e illustrazioni per le sue pubblicazioni. Quando non poteva contare con José o con Arlindo, lui stesso tagliava il legno delle matrici di umburana.
La casa/officina era una specie di corporazione del mestiere, con il suo maestro, artefici e apprendisti, un punto di riferimento per l'editoria popolare nordestina di tutti i tempi.
5. Ritratto a parole
Caboclo, dall'alto del suo metro e novanta, si distingueva dal canone del nordestino medio. Preferiva vestiti bianchi, ma passò a utilizzare il blu, con una certa parsimonia. Usava un cappello di feltro e i suoi occhiali avevano una montatura grossa, stortata, con le lenti graffiate.
Gli piaceva dormire nel letto, più che nell'amaca. Mangiava moderatamente, di preferenza verdura e frutta. Fumò da giovane, e non rinunciava al caffè sufficientemente dolce che donna Lia lasciava nel thermos. L'enfisema polmonare che lo colpì dev'essere stato una conseguenza dell'eccesso di sigarette.
Era amante dei cani e donna Lia ne recuperava di ammalati, in strada, che loro trattavano con grande attenzione e dolcezza. Nella lavanderia alcuni pappagalli facevano chiasso quando un qualche estraneo si avvicinava.
Caboclo lavorava molto e non gli piaceva essere interrotto, neppure per mangiare, e alle volte faceva l'alba, principalmente in occasione della chiusura dell'almanacco. Quando concludeva l'edizione, accendeva due scatole di candele per il Divino (Spirito Santo).
Non era uomo di chiesa, ma la devozione a Padre Cicero era presa seriamente. Concedeva spazio ai miracoli del santo popolare, nel caso in cui l'informazione fosse verificata. Meticoloso, era capace di compiere un viaggio per provare la veridicità di un fatto e solo dopo ne dava divulgazione.
Gli piaceva molto discutere con chi batteva alla sua porta. E venivano da acquirenti di folhetos e almanacchi a contadini a cui ricorreva per sapere circa i segnali di pioggia e le condizioni di vita della sua gente.
Caboclo si sentiva bene nella veranda e raccontava la storia che il gelsomino era stato un regalo di una missionaria nordamericana. Era un entusiasta dell'arborizzazione della città, un precetto di Padre Cicero che, ecologista prima del tempo, chiedeva alle persone di trasformare la città in un giardino.
Per i nipoti, che abitavano nelle vicinanze, aveva sempre qualche moneta perchè si comprassero delle caramelle.
Gli piaceva essere ben informato e guardava i telegiornali. Leggeva molto, mentre i dischi parevano sempre decorativi, sebbene donna Lia dicesse che gli piaceva molto Luis Gonzaga. Non beveva, ma alle volte apprezzava una birra per accompagnare il pasto. Di temperamento esplosivo, la sua rabbia era momentanea, esplosiva. Come indice della sua fedeltà, non dormiva mai fuori casa.
Pessimista in relazione al futuro del cordel, elencava una lista di poeti che erano morti in miseria ed elogiava Patativa di Assaré, che, secondo lui, “pensa come un saggio e parla come un bambino”.
Lasciò alcuni beni, la casa della vedova Lia, un terreno all'incrocio della Todos os Santos con la São Bernardo e una casa in via Pio X. Ma ciò che non ha prezzo è la sua storia di vita e i suoi originali, pur essendo difficile immaginare che qualcuno si disponga a ricollocare i suoi titoli sul mercato.
Era nella veranda, sulle sedie a dondolo, che Caboclo concludeva affari e si riposava. Fu così che molte retine lo fissarono nella memoria, come un istante di luce.
6.Il catalogo
Caboclo pose un marchio sul mercato e iniziò a competere con José Bernardo. Non si trattava di una lotta per l'egemonia della produzione e commercializzazione del cordel, ma per uno spazio in un affare promettente. D'un certo modo, era ciò che facevano Olegario Pereira, anche lui a Juazeiro do Norte, e Joaquim Batista de Sena, a Fortaleza, di cui Caboclo era rappresentante nel Cariri, per non parlare dei poeti che rifiutavano la figura dell'editore-proprietario e facevano stampare i loro propri cordeis, come João Quinto Sobrinho, il Cristo Rei.
La rete di distribuzione e commercializzazione dei folhetos funzionava con i propri agenti e rappresentanti. Caboclo annuncerà, in uno dei suoi titoli, che aveva agenti a Campina Grande e a Recife, prova incontestabile del vigore della sua azienda.
Il treno rendeva più facile ed economico il trasporto di merci e passeggeri. Il percorso basico era quello delle feste religiose e il circuito delle grandi fiere.
V'era un'aspettativa per l'arrivo dell'ambulante e la mercanzia ben accetta pagava il viaggio, il vitto e l'alloggio, e permetteva che molta gente vivesse di questo commercio.
Il romance era uno degli articoli del bagaglio di questi venditori che occupavano il centro della scena, per via di una performance che comprendeva la seduzione e l'interruzione del racconto per stimolare l'impulso all'acquisto dell'esemplare.
Il transistor non si era disseminato per le terre aride del Nordest, e la televisione non vi era ancora giunta, con la sua apparente gratuità. In questo contesto, v'erano ancora letture collettive di folhetos nei cortili delle fattorie, come intorno al fuoco, durante il Medioevo.
Erano frequenti le sfide tra cantatori, e la trasmissione di un immaginario incantato si dava attraverso l'oralità e i folhetos delle fiere. Caboclo riforniva questo mercato avido per le novità e fedele ai classici, da editore vero, sintonizzato con le aspettative del suo pubblico.
Nel corso del tempo formò il suo improvvisato catalogo, datato 1978, le cui copertine, per facilitare le vendite, erano incollate in un album, di formato A4, in verso orizzontale, che recava sulla prima pagina l'inscrizione “Libri di cordel in stock”. V'erano 122 titoli, suddivisi in romances, folhetos di sedici e di otto pagine, oltre a novene e preghiere, la maggior parte nel formato del cordel, con copertine xilografate, di grande diffusione, in un contesto di forte religiosità popolare.
Questo documento, di fondamentale importanza, avrebbe un valore ancora maggiore se egli avesse preservato i folhetos interi, e non solamente le loro copertine. Ma i testi restano conservati nei bauli, costituindo gli originali, come lui li chiamava.
Sul finire degli anni Cinquanta, la luce elettrica di Paulo Alfonso era una speranza. La Sudene - una promessa di sviluppo a partire dall'industrializzazione, che si tentò di impiantare nel Nordest - e la siccità del 1958 avevano lasciato molti strascichi.
Nonostante tutto, Caboclo non dava segni di sconforto, continuava a scrivere versi, ad accettare richieste di oroscopi e partì per la sua più rischiosa iniziativa, il lancio della Folha do ano, embrione dell'almanacco O juizo do ano, editato a partire dal 1959 (edizione per il 1960), che egli mantenne in circolazione ininterrotta fino al 1996.
Si può affermare, senza timore, che O juizo do ano, nome preso in prestito da una delle parti del Lunário perpêtuo, fu il suo grande contributo, una specie di sintesi di tutta la sua vita e opera.
Questa pubblicazione significò la sedimentazione di uno strato di informazioni, selezionate e stampate, le quali venivano messe a disposizione degli abitanti del sertão per essere consultate quotidianamente, l'anno intero, da tutta la famiglia, come un'opera di riferimento e volgarizzazione delle conoscenze che mescolava le scienze - così come intese da questi interpreti popolari - e la saggezza tradizionale.
Con il formato di un folheto di cordel (16,5 per 12 centimetri), copertina in carta colorata con stampa in nero e con una xilografia, dati di identificazione e un acrostico a partire dalla parola Nordest, contenuto in carta giornale, media di ventiquattro pagine e illustrato per mezzo di matrici xilografiche e con altre in metallo che facevano parte della sua collezione, l'almanacco venne a disputare il mercato con altre pubblicazioni dello stesso genere, in una lista che comprendeva, oltre alla pubblicazione di Ferreira Lima, O Nordeste brasileiro, di Manoel Luís Santos, il Calendário brasileiro, di Costa Leite e l'Almanaque do Nordeste, di Vicente Vitorino de Melo, tra i più significativi.
Era un Nordest profondo che si informava e si divertiva grazie a questi interpreti e divulgatori di un sapere ancestrale, che essi attualizzavano a ogni edizione.
7. I tempi d'oro
L'almanacco rappresentò una grande spinta per le attività di Caboclo. Egli approfitto della morte di José Bernardo, nel 1972, e delle conseguenti complicazioni successorie della folhetaria concorrente per dare un nuovo impulso alla Casa dos Horoscopos.
Interessante come abbia superato tutte le crisi, dovute principalmente all'aumento del prezzo della carta e alla svalorizzazione dello stesso folheto, considerato qualcosa di anacronistico, in un momento in cui prevale un'ideologia dello sviluppo. Affrontò i media elettronici, con la diffusione della radio a pile e della televisione, da subito affermatasi come una delle istanze dell'integrazione nazionale e forte strumento di controllo durante il regime militare.
Caboclo continuò a fare i suoi folhetos, acquistò i diritti di pubblicazione di parte della produzione di João de Cristo Rei e, osatamente, l'8 di Ottobre del 1974, dell'intera opera di Joaquim Batista de Sena, con tanto di atto notarile, regola non sempre rispettata nell'ambito dell'editoria di cordel.
Assieme ai folhetos di Sena - poeta con una produzione rispettabile, in termini di qualità e quantità di titoli, che partì da Guarabira, nel Paraíba, e percorse il Nordest verseggiando e vendendo versi, nell'attualizzazione di un menestrello del sertão, e che aveva da poco disattivato la sua folhetaria Gracas Fatima, a Fortaleza - arrivarono i cordeis di Luiz da Costa Pinheiro, autore di Boi madingueiro e o cavalo misterioso (Il bue incantato e il cavallo misterioso) e il classico Romance do pavão misterioso (Il romanzo del pavone misterioso), di José Camelo.
L'almanacco O juizo do ano spingeva le vendite. Erano più di trentacinquemila esemplari venduti a ogni edizione, in questi tempi d'oro. Caboclo era perfettamente sintonizzato con il suo pubblico, rispondendo alle aspettative e ai desideri popolari con l'informazione necessaria, al momento giusto.
Si ispirò all'Almanaque de Pernambuco il quale, a sua volta, prendeva spunto da altre matrici, considerando l'affermarsi di testi simili di carattere erudito (introdotti in Brasile dalla casa editrice Laemmert, nel 1844), degli almanacci delle farmacie e delle immaginette dei santi. E fu così che trovò la sua formula.
Il juizo do ano offriva un dosaggio esatto di calendario, giorni santificati e festivi, previsioni astrologiche, chicche d'astronomia, consigli di salute, raccomandazioni agli agricoltori, massime e pensieri, aneddoti e una sezione permanente di testi di lode a Padre Cicero.
Questo prodotto ebbe una ottima ricezione, per vari decenni, in tutto il nordest, e oggi si presenta come un ricordo carico di nostalgia, pezzo da collezione di istituzioni e di studiosi delle colture popolari, scollato dal suo fianco informativo.
Negli ultimi anni, Caboclo tentava di sedurre, nostalgico dei “bei tempi” che mai torneranno. Il suo almanacco passò a essere prodotto, a partire dagli anni Settanta, dalla Grafica Sobreira, anch'essa di Juazeiro do Norte, a causa dell'esigenza di un parco grafico più sofisticato in grado di soddisfare le grandi tirature.
Le vendite caddero, in seguito, a circa cinquemila esemplari annuali. Lui mandava i testi dattilografati, senza molta certezza rispetto a ciò che sarebbe stato incluso nella pubblicazione, la quale era a tutti gli effetti editata da sua moglie Maria Nunes de Oliveira, donna Lia.
In un testo inedito, Caboclo stabilì le regole per fare un almanacco. In forma di decalogo, queste norme passavano per il calcolo dei numeri aurei, del pianeta reggente e dei giorni canicolari. Era curioso che egli ammettesse che il concorrente Almanaque do pensamento era la sua fonte per il calcolo delle eclissi e delle fasi lunari.
Nella pagina dedicata all'editoriale, includeva una fotografia con la data del suo primo almanacco, come se fosse quella l'immagine pubblica che volesse congelare, a prova di invecchiamento.
8. La lettura degli astri
L'iniziazione esoterica di Caboclo ebbe luogo nelle lezioni informali di João Ferreira de Lima, sui grandi tavoli della Tipografia São Francisco, annessa alla casa di José Bernardo, in via Santa Luzia, 263, dove erano piegati e rifiniti gli almanacchi e i folhetos che questi pubblicava a Juazeiro do Norte.
Il poeta Expedito Sebastião da Silva, altro alunno attento degli enigmi degli astri, non andò tanto lontano quanto Caboclo nell'elaborazione di oroscopi, ma esercitò comunque questa attività regolarmente, come si può vedere leggendo gli annunci inseriti nelle quarte di copertina di alcuni cordeis con il marchio della sua casa editrice.
Le folhetarias ricevevano richieste di previsioni, e le consulenze potevano essere brevi, medie o più dettagliate, a seconda della curiosità e, principalmente, del potere acquisitivo di ciascuno.
L'offertà aumentò nel tempo, con l'inclusione, al lato delle consulenze, di anelli astrologici, talismani, pietre, profumi, croci, ciò che potesse garantire fluidi positivi a coloro che temessero le linee storte del destino.
Caboclo discuteva a lungo delle congiunzioni astrali. Prevedeva per sè una fase difficile - che forse non avrebbe avuto la forza di superare - sotto l'influenza di Saturno, “il grande malefico”, pianeta del suo segno, il Capricorno.
L'ictus che lo colpì nel 1983 gli tolse molta della sua agilità e brio. Non era più lo stesso interlocutore loquace di prima, ripeteva alcuni passaggi e i racconti avevano lacune e sovrapposizioni. Cominciava a sentire il peso del tempo.
Sarebbe potuto migliorare significativamente grazie a the di endro e aguardente alemã, ma altro fu il ritmo del racconto. Si fece male a un piede con la caduta di una cassaforte, e il fatto fu considerato un miracolo di padre Cicero, il quale avrebbe impedito che il piede venisse triturato. Tuttavia, l'incidente avrebbe portato, più avanti, all'amputazione, e sarà l'aggravarsi della malattia che lo condurrà alla morte.
Frequentemente, le conversazioni scivolavano nell'ermetico. E questo dominio sull'infinito aumentava la sua autorità. Legato a una visione nostalgica del passato, Caboclo discuteva di un presente senza smalto e anticipava un progetto di futuro.
Le richieste d'oroscopo iniziavano a scarseggiare e le pagine dattilografate nella sua Olivetti portatile, modello Lettera 32, erano raggruppate in copertine di cartoncino dalle quali la stampa della matrice di legno di umburana prometteva “il destino nelle stelle”. Spedite in buste speciali, su cui erano stampati consigli e lezioni di vita, non giungevano più con la frequenza da lui desiderata. L'indirizzo per la corrispondenza, pubblicato nell'almanacco, recava l'avvertenza che il numero di telefono 5111977 non riceveva chiamate a carico, e infine, cancellò la propria cassetta postale.
Il suo lato profetico era autenticato dalle scritture, in grossi volumi rilegati. Sussidiari fuori commercio di case editrici esoteriche, che non gli piaceva fossero sfogliati dai visitatori, erano indice della sua tradizione iniziatica. Pagine ingiallite che presentavano tabelle con numeri aurei e rudimenti di cabala, sopporto per le sue conoscenze delle scienze ermetiche, e che stavano sulla scrivania del suo confuso ufficio.
Chi si presentasse alla porta intravedeva il suo volto ritagliato nella luce debole che si contrapponeva al sole incadescente del lato di fuori.
Nelle discussioni, ciò che sarebbe stato in futuro si intrecciava con il presente, con l'idea insistente di crisi, le lamentele per la carestia e lo smantellamento del paese che non riusciva a mettersi in marcia.
Caboclo tesseva un mondo personale voltato verso il domani, in cui i pianeti risulatavano responsabili per le piogge abbondanti o le estati torride, per l'abbondanza o per la miseria. L'arcano solare avrebbe portato un grande amore, con la fugacità di una stella cadente nei cieli di Juazeiro. O una perdita irreparabile che poteva esser colta con il lutto che copre ogni giorno 20 i devoti di padre Cicero.
Gli astri erano per Caboclo un modo poetico e cifrato di leggere questo vasto mondo, imprevedibile e provocante.
9. La biblioteca
Il diploma sulla parete della sala, emesso dal Centro Latino-americano di Parapsicologia della Facoltà di Filosofia Nossa Senhora Medianeira, di San Paolo, di un corso di diffusione universitária, realizzato dal 20 al 23 Luglio 1977 e tenuto dal professor Jose Lorenzotto, legittimava come un trofeo le sue conoscenze ed evidenziava come il suo impegno con l'esoterismo fosse effettivamente serio.
La libreria permane intatta come un segno delle sue conoscenze e un prezioso percorso delle sue letture. Contiene autori oscuri, di quella che Jerusa Pires Ferreira chiamò "cultura das bordas", un ramo dell'industria editoriale votato alla divulgazione esoterica e all'auto-aiuto, rivestiti di un'aura di scientificità.
E' qui che incontriamo Sellen Jazer, con A leitura do nosso destino pelas estrelas compiladas das ciências ocultas, o Francisco Valdomiro Lorenz e il suo A sorte revelada pelo horóscopo cabalistico o il Manual de astrologia e numerologia - Grandes revelações sobre os mistérios do destino, del professor Rubens Peiruque, ma anche un volume in copertina rigida dell'alchimista Paracelso.
In una miscellanea che associa la curiosità personale alla necessità di ampliare il repertorio, la polvere si accumula su di una versione del Kama Sutra; As hortaliças na medicina caseira, de Alfredo Balbach; O maravilhoso mundo dos sonhos, di Silvano Ventura; Os santos do ano, autore don Campos Góis, o il Dicionário universal de curiosidades, di Da Costa e Silva, Myrtes de Carvalho e Caio Alves de Toledo.
Os provérbios de Salomão, commentati da E. T. Malcolm, dividono lo spazio con l'anonimo O verdadeiro livro das clavículas de Salomão, il personaggio biblico che da il nome al “segno”, un punto di riferimento negli studi esoterici.
O Dicionário de rimas para portugueses e brasileiros, di Costa Lima, può essere stato utile nell'elaborazione dei suoi folhetos, come il Dicionário escolar da lingua portuguesa, di Silveira Bueno, deve aver assicurato l'obbedienza alla norma colta. Allo stesso modo, l'Almanaque para senhoras, fondato da Guiomar Torrezao, nel 1871, deve esser stato una delle matrici per O juizo do ano, e le innumerevoli edizioni dell' Almanaque do pensamento e de O romance da astrologia, di Omar Cardoso, da tanto usate per le consulenze astrologiche, si presentano mutiliate.
Un'edizione illustrata della Bibbia pare avere una funzione più decorativa e, aperta su di un leggio metallico, convive con la bibliografia sul cordel, delle cui antologie egli era lemma e nelle quali i suoi folhetos erano trascritti.
Un libro dalla copertina pesante, come se fosse un libro per atti notarili, gli serviva per affissarvi richieste, indirizzi, numeri di telefono e la corrispondenza, con un'attenzione che avrebbe facilitato il lavoro di chi si interessasse alla sua vita e alla sua opera.
Questo livello di organizzazione, fatta salva la precarietà dei mezzi di cui disponeva, non è comune nell'universo della produzione popolare e dimostra che Caboclo aveva coscienza dell'importanza di ciò che faceva - non solo come mezzo di vita, ma come una specie di missione. In fin dei conti, sapeva che possedeva un'impresa e arrivava a stampare la propria partita IVA (07.042.591/0001-09) sulla copertina dei suoi folhetos.
10. Il libro della vita
La traiettoria di Caboclo fuse oralità e scrittura, scienza e magia, passato e futuro nella trama di un testo tanto ricco quanto le esperienze che accumulò. Come contadino, venditore ambulante, poeta, astrologo ed editore visse intensamente ogni istante, con la serenità e la grandezza che solo i saggi sanno avere.
Nell'officina, estensione della sua casa, avrebbe potuto aver composto la sua propria vita usando i caratteri mobili, con pazienza e determinazione. Una storia da illustrare con le xilografie di Josè Caboclo o di Arlindo Marques.
Vita in foglietti e cordicelle, venduta da un ambulante insistente non per essere letta, nei mercati, da compratori affrettati e disattenti o nelle vigilie, che non accadono più, nei cortili delle fattorie. Come disse in un biglietto perduto (o trovato) in un cassetto: “Questo mondo è un libro/ ogni libro è una pagina”. Caboclo fu un maestro. Di gesti controllati, assumeva un tono professorale quando parlava. Il narratore incorporava l'arguzia e il potere di persuasione del venditore e l'argomentazione monocorde del devoto. Ricamava storie in una tela senza fine, nelle mille e una notti (e giorni) di Juazeiro del Nord. Forse fu questa la sua grande forma di espressione, ed egli avrebbe trovato nella performance una potenza che i suoi testi scritti insinuano solamente.
Caboclo inseguì per anni l'idea della pubblicazione del suo libro, Eu, o índio e a floresta (Io, l'indio e la foresta), specie di guida o mappa per capire la sua visione del mondo: il rispetto per il governo e per la Chiesa, che egli diceva essere suo padre e sua madre, ma anche un certo pessimismo. Si sentiva tradito dalla previdenza sociale, che non gli ripagava quanto aveva versato per una pensione senza problemi, e molto abbandonato.
Per anni, gli originali restarono in un cassetto, attentamente preparati, comprendendo anche le illustrazioni fatte dagli incisori della sua casa editrice. Il libro ricevette il Premio Cearà della Letteratura Popolare, nel 1993, e fu pubblicato l'anno successivo, costituendo il suo ultimo grande contributo scritto. Si tratta di un ricco e, apparentemente, confuso caleidoscopio di sentimenti e impressioni. Un percorso di vita, una professione di fede e un manuale di profezie.
Interprete dei sogni delle terre aride del sertão, guardiano di una memoria che non può essere perduta, portavoce di coloro che fanno della speranza il loro impulso di vita, Caboclo reinventò per noi il mondo della cultura, con il suono dolente della sua litania di oracolo, il correre della penna del poeta e il battere incessante delle sue vecchie macchine che per sempre echeggieranno dentro il sertão o in via Manoel Caboclo, nel quartiere José Geraldo da Cruz, periferia della città, così come votato dal Consiglio Comunale nell'ultima seduta dell'anno del 1996.
Perchè, come disse lui in un momento d'ispirazione, “cordel não é aquele que está pendurado num cordão/ é aquele que foi feito com as cordas do coração” (“cordel non è quello che da una corda scende/ è quello che le corde del cuore nostro stende”).