In questi anni Indymedia ha contribuito alla costruzione di una rete internazionale di attivisti impegnati nel campo dei media costituita da migliaia, probabilmente decine di migliaia di individui. In innumerevoli occasioni singole persone e gruppi informali si sono spostati da una cittá a un altra, da uno stato all'altro, per conoscere esperienze locali, partecipare a manifestazioni, ricorrenze, assemblee, o conferenze. In alcuni altri casi i viaggi sono stati piú ufficiali, ed effettuati 'nel nome di Indymediá (senza che tuttavia la stessa li abbia sovvenzionati, in nessun caso).
Nel Gennaio del 2002, un gruppo di attivisti provenienti da Indymedia Brasile, Italia, Peru, Germania e di IMC statunitensi, dopo aver partecipato al World Social Forum di Porto Alegre, nel sud del Brasile, decidono di muoversi verso l'Argentina, dove la situazione é tragica e caotica, in seguito al crack economico del Dicembre 2001, e dove é in atto una rivolta di massa contro le politiche economiche del governo. A Buenos Aires, collaborano con il progetto di produzione video Argentina Arde, e piú in generale assistono alle mobilitazioni sociali e tessono reti sociali con gli attivisti della cittá. Il gruppo di 'internazionalí si struttura come una carovana - e si da il nome di Indymedia Caravan, oltre che di mobile-i -, con lo scopo di
aiutare a rinforzare le reti di media alternativi in America Latina, costruendo una rete sostenibile di media indipendenti e creare uno spazio per lo scambio di competenze, risorse e informazioni con le reti di attivisti locali 9.66.L'iniziativa verrá considerata un successo dai suoi integranti ma riceverá anche molte critiche perché, al di lá delle intenzioni e dei proclami, sembra aver tenuto in scarsa considerazione le prioritá e le disponibilitá delle persone impegnate localmente, sul proprio territorio, in progetti IMC e similari.
L'esperienza sudamericana, in cui - semplificando - attivisti Indymedia del nord ricco del mondo girovagano per il sud povero con la pretesa di spiegare come si fa radio, o come cura un sito web, et cetera pesa nella preparazione di una seconda grossa iniziativa a livello internazionale, pochi mesi dopo: Indymedia va in Palestina. In Palestina, cosí come in Israele, esistono giá al tempo (primavera 2002) dei nodi IMC. Gli attivisti locali si irritano nel leggere una e-mail in cui si richiedono finanziamenti per un gruppo di europei che andranno a visitarli, fare cose con loro, insegnare, costruire, mettere in piedi, ... Ci sono date e luoghi, e loro, IMC Palestina, che saranno i presunti beneficiari dell'azione, non sono stati ancora neppure contattati! Un partecipante di Indymedia Palestina scrive, stizzito, alle liste IMC internazionali, chiedendo spiegazioni, e preannunciando che se sono queste le premesse loro non accettano nessun tipo di collaborazione. Sono stanchi di ricevere 'turismo umanitario'. Da Indymedia Uruguay arriva una presa di posizione dura, e polemica:
Smettetela di aiutare il terzo mondo!!! (come la banca mondiale). Lo stesso problema con la prima i-mobile in america latina. IMC Uruguay é totalmente contro qualsiasi carovana che non sia stata anteriormente discussa con gli IMC locali coinvolti e sulle liste globali pubbliche di Indymedia!!!! Non ci piace l'idea di usare il nome di Indymedia per ottenere soldi per progetti individuali. A chi vanno i benefici della i-mobile? Indymedia o volontari individuali? 9.67.
La spiegazione - non troppo convincente - arriverá da un'attivista italiana, secondo la quale fino a quel momento Indymedia Palestina era stata tenuta all'oscuro dell'iniziativa per il fatto che
si trattava solo di una prima versione per i finanziatori e non una proposta operativa per IMC Palestina... stiamo lavorando anche su quella... e per raccogliere risorse dovevamo essere piú rapidi (i finanziatori hanno tempi standard anche prima di risponderti
Grazie a un meticoloso lavoro di social engineering, tuttavia, le relazioni tra IMCers europei e palestinesi riacquiscono una certa base di fiducia e l'esperienza in Palestina, specialmente per gli attivisti italiani, sará importantissima e proficua (cfr cap. 8.6).
Nel Settembre del 2002 la lista imc-tech annuncia un proprio progetto di collaborazione nord-sud, centrato sul riciclaggio di computer scartati da imprese statunitensi, riassemblati, dotati di sistema operativo Linux, imballati e spediti via nave in Ecuador, dove potranno essere utilizzati dall'IMC locale per allestire un mediacenter in occasione delle proteste contro il summit FTAA (ALCA, Area di Libero Commercio delle Americhe) di Quito, e successivamente essere redistribuiti tra progetti mediatici alternativi locali e organizzazioni di base.
La richiesta piú insistente che avanzano gli attivisti di Indymedia nel Sud globale riguarda i computer e le attrezzature per fare media. Sebbene i computer e l'internet stiano ridisegnando il mondo lo stanno facendo solo per coloro che hanno accesso alle attrezzatura. Negli ultimi due anni e mezzo Indymedia si é detta orgogliosa di essere una rete che prende gli strumenti per fare media e comunicazione e li mette nelle mani di persone che lavorano per il cambiamento sociale. Perché questa mission si faccia realtá abbiamo bisogno di attrezzature. I computer giocano un ruolo centrale in ogni produzione mediatica e di comunicazione, oggi. Allo stesso tempo migliaia di computer ben funzionanti sono gettati via perché sono vecchi uno o due anni. Questo progetto pensa in grande e prova non solo a risolvere i bisogni di una singola organizzazione ma a costruire spazi di ricezione che attraversino nella sua ampiezza il movimento per una societá giusta 9.68.
Imc-tech spiega che manderá 230 computer, il cui costo tra recupero, imballaggio e spedizione é di 21 dollari cadauno. Imc-tech ha raccolto 2700 dollari da donazioni individuali mirate a questo progetto, ha richiesto un contributo al network IMC ma la discussione su imc-finance é paralizzata dalla questione Ford Fundation. Per questo motivo imc-tech si é riunita via irc e ha deciso di utilizzare 2300 dollari della propria cassa - al momento con un attivo di 6440 dollari, e da sempre un fondo tecnico separato da quello generale della rete IMC - per rendere possibile la spedizione. Il progetto ha un'ambizione maggiore e prevede in futuro di fornire equipaggiamento tecnico e assistenza a media indipendenti in Colombia, Brasile e Perú.
Dall'1 al 15 Marzo 2004 si svolge a Dakar, Senegal, la conferenza 'Media alternativi (indymedia) in Africá. All'evento partecipano una decina di persone, in rappresentanza di Indymedia Germania, IMC Svizzera , IMC Estrecho, e IMC Ambazonia/Camerun, e di gruppi di media alternativi di Dakar stessa, oltre che di Kinshasa (Congo), Luanda (Angola), Mombassa (Kenya) e Nairobi (Kenya).
All'origine della confererenza vi é l'iniziativa della lista new-imc, che alla fine del 2002 si incarica di tentare di mettere in comunicazione, telematica, tra loro gli IMC africani giá esistenti e quelli in via di formazione. Un primo tentativo, fallito, di riunire gli attivisti di IMC Nigeria e IMC Ambazonia é del 2003. La discussione per un possibile incontro prosegue sulla mailing list imc-africa, in preparazione di Dakar viene attivato un sito web e una lista dedicata. Gli attivisti europei che partecipano all'incontro pagano di tasca propria il viaggio, o si preoccupano di ottenere a livello individuale forme di sponsorizzazione. I costi principali che gli organizzatori (tedeschi, per inciso) sostengono riguardano i biglietti aerei dei partecipanti africani; le difficoltá maggiori, riguardano i visti per il passaporto degli stessi. Il progetto lancia una campagna di finanziamento e ottiene donazioni sia da singoli IMC che individuali che da alcuni finanziatori istituzionali.
Il bilancio dell'esperienza é definito positivo e proficuo in termini di un futuro sviluppo dell'esperienza IMC nel continente africano. Viene fatto notare che la sfida per Indymedia in Africa é peculiare, in assenza di
una infrastruttura multimediale decente e materiali elettronici di consumo a basso costo che sono alle radici del boom dei media fai da te (DIY) e di una sinistra politica auto-organizzata, con processi di autogestione democratici, pratiche di democrazia diretta e tecniche decisionali egualitarie, cuore della struttura e del concetto politico IMC9.69.
La questione delle iniziative di respiro internazionale, dei progetti di cooperazione, dei tentativi di espandere il network IMC e promuoverne a presenza in paesi cosiddetti 'in via di sviluppó é intrigante ma complessa. Va sempre ricercata un'attitudine molto attenta, equilibrata, che eviti qualsiasi tipo di comportamento che possa essere percepito come prevaricante, impositorio - in inglese si usa la parola, molto incisiva, 'patronizing'. La buona volontá da sola non é sufficiente: servono metodo, e sensibilitá.
2005-06-21