La rete internazionale IMC inizialmente é cresciuta come un corpo fiorente e spontaneo, emergente, in mille direzioni vivide - e contradditorie, a volte. A chi invocava la necessitá di una direzionalitá, rispondevano in molti sostenendo che non era necessario, né possibile, forse, neppure, dare una guida a Indymedia.
Tuttavia, ció non significava che non venissero prodotte, a livello informale, analisi e considerazioni su cosa fosse, questo soggetto strano, e multiplo, miscela caotica e apparentemente ingovernabile di progetti e idee - la rete IMC. (si veda in proposito anche il capitolo 16.10).
Tre anni dopo, alla fine del 2002, il network Indymedia, aveva accumulato, ad opera dei suoi propri attivisti, un certo numero, per quanto disperso, di teorie, analisi, suggerimento, circa la propria natura, le proprie finalitá (per quanto implicite), il proprio senso. Ed era giunto il momento, secondo qualcuno, di provare a sistematizzare questo patrimonio. Si scelse la lista imc-strategies,
uno spazio dove discutere delle nostre visioni e tattiche per il nostro lavoro in Indymedia e nell'ambito dell'attivismo9.70
Ecco, secondo uno dei partecipanti, alcune tra le cose di cui si sarebbe potuto discutere sulla lista:
Nell'opinione di un altro attivista le questioni rilevanti da discutere erano: strategie a livello tecnico, assunti legali, strategie di finanziamento, sistemi e pratiche di comunicazione interna, strategie per le traduzioni, relazioni strategiche, filosofia e pratiche editoriali, principi di unitá del network e criteri di ammissione (possibili revisioni), risoluzione dei conflitti e arbitrati9.71.
Nel frattempo, mentre su una mailing list alcuni provavano a (ri)pensare il network, tra pratica e utopia, su imc-finance e imc-process il caso Ford Fundation - in cui un gruppo di attivisti pretendevano di accettare un finanziamento a nome di Indymedia 'globalé e usare quei soldi per un progetto in Argentina, che Indymedia Argentina rifiutava considerando il denaro in questione 'sporcó - svelava nella pratica i limiti, gravi, dell'IMC come rete internazionale.
Il caso Tactical Media Fund, con al centro della scena alcune persone implicate anche nella vicenda Ford, tra cui alcuni degli attivisti che piú hanno contribuito alla crescita internazionale del progetto, ha assestato un ulteriore colpo ai legami fiduciari tra singoli individui, che spesso si conoscono solo per via telematica, e tra nodi IMC, i quali non sono altro che gruppi di individui dedicati a mantenere viva Indymedia localmente, sui territori. Inoltre, ha indicato con chiarezza- - per cui avesse le conoscenze necessarie a interpretarne il contesto - che era una esattamente una visione di Indymedia che si voleva imporre attraverso l'esperienza del TMF - attraverso il sotterfugio TMF, a voler essere crudeli9.72.
D. Halleck (2003: 2) descrive gli inizi della rete IMC menzionando una decina di persone chiave. Anche in termini di contributi allo sviluppo internazionale di Indymedia é sicuramente possibile scegliere un approccio individualizzante, che segnali il ruolo di distacco di j., s., a., b., k., e., a2., m., d., r., c., e un gruppetto di altri. (A livello italiano, evidentemente, é immaginabile compiere un'operazione dello stesso tipo. Non é peró questo il modo di procedere scelto per questa tesi.)
Ridimensionare il ruolo dei singoli, sottolineare il valore collettivo dell'esperienza Indymedia non deve significare disconoscere il valore offerto fino a oggi dai contributi individuali. Auspicare che la rete IMC si configuri in futuro piú come una infrastruttura di collegamento tra nodi Indymedia locali e meno come rete sociale di individui non deve significare adottare un approccio revisionista rispetto al passato di Indymedia.
Nella storia dell'evoluzione di Indymedia a livello internazionale é stato cruciale l'impegno di alcune decine di persone. Alcune di queste - significativamente, tutte nord-americane -, verso la fine del 2002, si sono convinte che Indymedia avesse urgente bisogno, per poter continuare a crescere in modo sostenibile, di: corsi di formazione tecnica; incontri faccia a faccia su scala continentale o meglio con rappresentanti di IMC di tutto il mondo; un sistema di comunicazione interna piú efficente (completo di traduzioni e sommari, ad esempio). Hanno ritenuto che gli ambiti di cui Indymedia si era dotata per discutere e decidere - che loro stessi avevano contribuito a costruire - fossero (ormai) inadeguati per elaborare la propria proposta (finalizzata a ottenere un grosso finanziamento). Hanno agito di nascosto, e tentato di imporre la propria volontá, la propria visione - senza dubbio per il bene comune della comunitá.
A due anni di distanza non é ancora chiarissimo come la rete IMC sia uscita dalla crisi FF/TMF. Sicuramente in molti hanno 'ripiegato' sull'attivitá locale, e modificato le proprie convinzioni circa cosa deve essere il coordinamento internazionale. Storicamente, la rete incoraggiava l'autonomia e cercava di essere il meno burocratica possibile. Dal 2003, la richiesta é di un livello internazionale ancora piú tenue, ancora piú attivo su basi quasi solo eventuali, emergenziali.
Una delle possibili strategie di evoluzione della rete Indymedia, oggi, consiste nell'investire su un livello regionale, intermedio tra le esperienze locali (cittadine o nazionali) e la rete IMC internazionale. In termini puramente tecnici, sono stati fatti passi avanti considerevoli rispetto alla condivisione dei contenuti (attraverso i cosiddetti rss feed - v. cap. 13).
I primi a sperimentare un portale continentale costruito sommando le feature dei vari IMC locali sono stati gli Indymedia australiani. Oceania.indymedia.org esiste oggi da quasi due anni e gli attivisti del progetto si sono anche incontrati di persona, a Sidney, per trarne un bilancio provvisorio, nel Luglio del 20049.73.
A livello europeo tre incontri faccia a faccia si sono tenuti negli anni 2001 e 2002. Esiste una lista di coordinamento. imc-europe, attiva ancora oggi, e alcuni progetti di condivisione di contenuti, specialmente in ambito video. Alcuni IMC sono inoltre impegnati in iniziative a livello bilaterale. Non é da che la proposta di un portale a livello continentale, giudicata prematura nel 2002, torni ad affacciarsi e guadagni nuovi sostenitori in futuro.
A livello sudamericano esistono, nonostante le difficoltá in termini di risorse disponibili, progetti di scambio e sostegno reciproco. Tra l'altro, come in Europa anche in Sud America alcuni IMC hanno giá in sé una valenza di rete, nella quale il sito web coinvoglia i contributi di gruppi Indymedia attivi in cittá differenti (é il caso di IMC Brasile). Esiste una lista, molto attiva, denominata imc-latina.
Negli Stati Uniti, culla del progetto IMC e stato che da solo conta quasi un terzo di tutti i nodi della rete, le difficoltá e le resistenze rispetto a un coordinamento a livello nazionale sono sempre state enormi. Solo nel 2004, dopo fortissime pressioni a livello internazionale, é stata creata una mailing list imc-process-us. Sarebbe questo, auspicabilmente, l'ambito in cui gli attivisti nord-americani piú determinati potrebbero cercare di testare le proprie convinzioni, circa la bonta' di implementare meeting e infrastrutture attraverso il finanziamento di fondazioni. Nessuno mette in dubbio che pagare l'aereo a un'attivista che partecipa a una conferenza o a una assemblea sia una pratica comune negli USA, e che i progetti alternativi di lá trovino normale registrarsi come ONG e richiedere finanziamenti a gente come Soros.
Agire in ambito statunitense sarebbe una ottima opportunitá per migliorare, in ambito non locale, il potenziale comunicativo interno e le competenze dell'IMC, senza voler forzare decisioni che, per attivisti di culture e formazione anche molto differente da quelle statunitensi, sono inaccettabili.
2005-06-21