Gli anni Novanta hanno rappresentano un periodo di trasformazione tecnologica radicale. Diffusione delle reti telematiche, processo di convergenza e integrazione tra supporti mediatici attraverso la digitalizzazione. Le identitá basate sul supporto utilizzato dai prodotti editoriali si fanno obsolete Si parla di una seconda rivoluzione della comunicazione (Van Dijk, 1999).
Le industrie editoriali si fanno conglomerati multimediali. Avanzamento tecnologico, processi economici, e scelte legislative delineano, in modo congiunto, l'evolversi di una scena globalizzata delle comunicazioni. Pochi attori, con dimensioni, peso e potere enormi, sotto forma di corporation mediatiche, mega industrie dell'informazione e dello spettacolo, si contendono lo spazio sul palco principale. Ad esso si affiancano, e intrecciano, innumerevoli palcoscenici minori.
Si affacciano nell'industria mediatica, attratti dalla possibilitá di profitti, attori provenienti da altri settori economici.
Prende corpo un processo di integrazione verticale tra imprese differenti, in cui
lo stesso gruppo editoriale gestisce in modo esclusivo e coordinato la
produzione di contenuti,la distribuzione nei canali piú diversi, tutta la filiera di valore del prodotto, fino alla
creazione e vendita di gadgets1.2Il risultato di queste dinamiche é una concentrazione senza precedenti dei mezzi di produzione. Sette, otto gruppi
dominano l'industria dei media a livello mondiale.
(Tonello, 1999)
Conformismo, spettacolarizzazione, omogeneizzazione dei contenuti, impoverimento culturale, ...Le accuse verso il sistema dei media incontrano un bersaglio enorme, importante, strategico.
La qualitá dell'informazione globale é criticata da molti. C'é chi, come Chomsky, si scaglia contro la mercificazione delle notizie:
Prendete il New York Times. E' una grande azienda e vende un prodotto. Il prodotto e' il suo pubblico. Non guadagnano soldi quando voi comprate il giornale. Sono contenti di metterlo sul web, gratuitamente. In effetti, perdono soldi quando voi comprate il giornale. Ma e' il pubblico che e' il prodotto. Devi vendere il prodotto su un mercato e il mercato sono, ovviamente, gli inserzionisti pubblicitari (ovvero, altre imprese). Che si tratti di televisione, o di giornali, o di altro, loro vendono un pubblico. Corporations che vendono i propri utenti ad altre corporations1.3.
Le analisi sulla nuova reltá proposta e propagandata nello scenario mediatico globale, in cui
consumismo, ineguaglianza di classe e individualismo tendono a essere considerati naturali e anche benefici (Mc Chesney, citato in Scotti, 2003: 112)
sembrano per certi versi riprendere, quelle che giá quarant'anni fa la teoria critica produceva rispetto alla cultura di massa, incentrata sul consumo di prodotti ma anche sull'autoconsumo della propria vita, ossessionata dall'autorealizzazione individuale, e causa dell'indebolimento di istituzioni sociali
quali famiglia e classe sociale (Morin, 1962, citato in Wolf, 1985: 105).
E' fondamentale riportare l'attenzione sul fatto che lo scenario mediatico, fatto di competizioni, alleanze, e strategie industriali, non é in nessun caso un sottosistema a se stante, né un settore economico qualsiasi.
I media di massa sono l'interfaccia che l'opinione pubblica possiede con se stessa.
I media di massa plasmano la percezione della realtá sociale che noi tutti abbiamo, nella misura (enorme) in cui questa realtá travalica, trascende, la nostra
esperienza diretta, sensoriale (Wolf, 1985).
E' uno scenario complicato e fluido, in cui i giornalisti sembrano perdere progressivamente il loro ruolo di mediatori, di filtri, di selettori di notizie e di formatori di opinione.
Molti studi mostrano la sfiducia crescente dell'opinione pubblica rispetto ai professionisti dell'informazione.
Specialmente in occasioni di situazioni di emergenza, di rischio, l'appiattimento informativo dei grandi media li allontana inesorabilmente
dal proprio pubblico.
Nel 2001, il pubblico italiano guarda la Rai e Mediaset, ma centinaia di migliaia di persone cercano in internet,
ad esempio su italy.indymedia.org,
le notizie sulle manifestazioni contro il g8 di Genova.
Dopo l'11 Settembre, e l'attacco alle Twin Towers, i cittadini di New York si uniscono agli utenti della rete stranieri nel cercare
su ny.indymedia.org
dati e visioni alternative alle immagini e alla retorica patriottica ad oltranza di Cnn e Fox.
Nuovi attori alternativi sfidano le corporation dell'informazione.
Giornali e tv si arruolano per la guerra al terrorismo internazionale. BBC e Al Jazeera, Rete4 e i siti Indymedia giocano le loro
partite su un tavolo 'in pendenza', per niente neutrale rispetto ai drammi (e alle gioie) del reale.
La scena mediatica contemporanea é stata descritta come egemonizzata da un tipo di giornalismo cosiddetto fast food. La CNN rappresenta il Mc Donald's della comunicazione di massa: velocitá, standardizzazione, disponibilitá nell'arco delle 24 ore (Tonello, 1999: 77). Il giornalismo fast-food ribalta le logiche di produzione dei contenuti editoriali, perché parte da un prodotto finale che deve avere certe caratteristiche e sceglie di conseguenza le notizie - commestibili. Il giornale quotidiano, reinventato, si fa Mc Paper.
ll telegiornale evolve in un minestrone di metereologia, celebritá e delitti.
Se non il pubbico né la qualitdell'informazione, c'é comunque qualcuno che ci guadagna, da questo stato delle cose:
La tipica dieta di notizie-spazzatura consiste di inutili banalitá rese sensazionali, personalizzate, omogeneizzate, che vengono servite al pubblico ogni giorno. Benché non sia nutriente per il pubblico, é economica da produrre e profittevole per i proprietari dei media 1.4.
Anche a livello italiano il panorama mediatico conosce negli anni Novanta l'affermarsi definitivo delle logiche impresariali e commerciali. I quotidiani si sono trasformati, attraverso un percorso tortuoso, marcato da dinamiche complesse di conflitto e complicitá tra il potere politico e il settore giornalistico, in imprese editoriali a tutti gli effetti.
Oggi, la professione giornalistica si esercita all'interno di realtá industriali, spesso quotate in borsa, in cui il sapere degli esperti di marketing rivaleggia con quello giornalistico nel decidere quale prodotto confezionare per i lettori/consumatori, e nel valutarne la qualitá (Agostini, 2004: 35-54 ).
In campo televisivo, le vicende attraverso le quali Fininvest (oggi Mediaset) spezza negli anni Ottanta il
monopolio pubblico preparano il terreno per una nuova visione dell'emittenza televisiva, che
mette al centro i profitti derivati dalla pubblicitá e annulla progressivamente la
la logica di radiotelevisione come servizio pubblico.
Indymedia, quando sbarca alle nostre longitudini, é cosciente dello scenario mediatico nostrano. Descrive, nel proprio manifesto programmatico, il campo di forze in cui si propone di agire:
un paese come l'Italia dove i sette telegiornali sono la copia esatta l'uno dell'altro 1.5.
Il sottosistema dei media é caratterizzato da una molteplicitá di piani, che si intersecano tra loro
in modi complessi e vari, e interagiscono con la societá nel suo complesso.
E' certo che quello dei media é un ambito in rapida evoluzione, caratterizzato
da processi di forte convergenza, in termini di tecnologie e di contenuti, e di preoccupante concentrazione,
in termine di assetti proprietari.
Su questa condizione si innesta l'avanzata delle nuove tecnologie, in particolare di internet, come ulteriore mezzo
di comunicazione - o, piuttosto, come ambiente di comunicazione, in grado in qualche modo di
avvolgere, o assorbire, gli altri media.
Il nuovo sistema mediatico é terreno di scontro, campo di forze, dove si confrontano ancora una volta interessi privati, logiche d'impresa, volontá pubbliche, tentativi di regolamentazione, azioni e reazioni di attori istituzionali e non, di dimensioni variabili tra il colossale e il minuscolo.
Il nuovo ambito del mediascape globale ridefinisce in parte le regole del gioco, e gli attori tradizionali sono costretti a ripensare le proprie strategie (e, in certi casi, la propria fisionomia aziendale).
Nella societá di rete le organizzazioni funzionano meglio quando adottano una logica organizzativa interna essa stessa a rete (cioé con caratteristiche di isomorfia rispetto all'ambiente).
Mentre i colossi adattano le proprie strutture, nuovi soggetti mediatici si affacciano sulla scena, determinati a conquistare uno spazio di azione, una zona di influenza, dentro il sistema.
Nella misura in cui dimostrano di avere le competenze
e la determinazione necessarie, sono destinati ad avere successo.
In un mondo giornalistico in cui gigantismo e sovrapproduzione sono la regola, e l'informazione é diventata
merce abbondante, e gratuita1.6,
si fa avanti chi pensa di avere qualcosa di meglio da proporre, e ritiene di avere i mezzi adeguati per
piacere al pubblico...
2005-06-21