Alcune volte io mi sono posto questa domanda: se Indymedia Italia non fosse principalmente una accozzaglia di personaggi con problemi reali, seri. Un coagulo di disadattati. Vedere ventenni spendere quattordici ore in un giorno per rispondere a e-mails e aggiornare un sito. Vederli fare una vita del genere tutti i giorni.
In seguito, ho cambiato prospettiva, e valutato che forse era piuttosto all'opera una patologia: le persone erano normali, sane, prima - prima di appassionarsi all'IMC. Dunque, una sindrome IAD - Indymedia Addiction Disorder?
Altro giochino: dividere in categorie i partecipanti piú assidui, secondo dicotomie idealtypiche:
Su un asse differente, abbiamo nelle liste la simmetria tra i sicuri di sé (persone competenti, net-workers, ...), che parlano senza remore, e i timidi - per certi versi la mitica maggioranza silenziosa - per i quali intervenire su italy-list é un atto di coraggio e una impresa.
Terza coppia: nichilisti (tutto é merda, il mondo fa schifo, solo indy a tratti si salva), ben rappresentati nell'IMC, versus inguaribili ottimisti (a volte ingenui, e sempre pronti a ricordarci 'che bella giornata, oggi!') che resistono - proprio in virtú della loro attitudine meravigliosamente positiva -, minoranza rumorosa, in un ambiente ostile.
Un fenomeno che forse non sarebbe da prendere troppo alla leggera é quello del burn-out: come Indymedia Italia brucia alcuni suoi attivisti, nel senso che alcuni tra quelli che si dedicano con maggiore costanza al progetto hanno davvero mille cose da sistemare ogni giorno, e ricevono mille pressioni. Risultato - giá visto -: stress, perdita di luciditá, conseguenze negative tanto sul piano individuale che collettivo.
2005-06-21