L'ideologia dell'oggettivitá

L'ideologia del giornalismo indipendente e obiettivo é appunto una ideologia, la forma che prende l'autorappresentazione della realtá nel campo giornalistico1.13.

I fatti non parlano da soli, bensí attraverso interpretazioni. Il culto dell'obiettivitá, che soprattutto nel giornalismo anglosassone ha storicamente rappresentato una delle linee guida della professione giornalistica, é un modo - serio, spesso - di fare il proprio lavoro. Nulla piú di questo.

Giá la storia del giornalismo italiano é fatta piú di contiguitá, e sudditanza, del campo giornalistico rispetto al campo (al potere) politico. La stampa italiana si é emancipata attraverso la sua evoluzione in settore industriale economicamente rilevante, e quindi ha assunto dagli anni Ottanta una sua autonomia - ma anche una 'sudditanza' rispetto alle logiche commerciali.

Stati Uniti e Inghilterra hanno una tradizione fatta di precisione assoluta, verificabilitá dei fatti.

Era questa era la regola. Almeno fino allo scoppio del Watergate, in cui trova legittimazione l'inchiesta fatta di fonti anonime, ricostruzioni ipotetiche, mescolanza disinvolta di fatti accaduti e situazioni possibili (Tonello, 199: 33). Oggi le distinzioni sono sfumate ulteriormente, e - pur con i doverosi distinguo - i giornalismi delle diverse nazioni partecipano tutti di una 'tabloid culture' (o, come la chiamano altri, una 'idiot culture') in cui le logiche egemoni sono semplificazione, ripetizione, spettacolarizzazione, personalizzazione, sensazionalismo.

Un'ulteriore ragione motiva l'importanza dell'ideologia dell'oggettivitá, del culto dei fatti, nel campo giornalistico - che, si noti, permane solida nei pensieri e nelle dichiarazioni di molti professionisti, ben al di lá di quello che sia poi diventato il 'mestiere'. Nei fatti, nella pretesa obiettivitá dello sguardo che li racconta, si cela un punto di racccordo nell' álleanza, e braccio di ferro, che da sempre definisce i rapporti tra giornalisti ed editori. Nella pratica, questo puó significare: usare le fonti ufficiali, e riservarsi il diritto di criticarle (Tonnello, 1999: 28).

FAIR1.14, sorta di think tank del giornalismo indipendente, preferisce parlare di accuratezza, piuttosto che di obiettivitá. Si tratta di un modo, intelligente, di marcare una distanza.

In ogni caso il culto dei fatti, e l'idea che la mediazione giornalistica sia in qualche modo trasparente, neutra(le) gioca un ruolo di primo piano nelle narrazioni da cui scaturisce, come somma di percezioni, la nostra rappresentazione della realtá.

I fatti parlano da soli, i giornalisti ce li presentano. E ce li illustrano. Le fotografie aiutano a spiegare, a raccontare.

In questo contesto é significativo notare anche come la notizia assuma uno status di incontestabilitá ulteriore quando veicolata attraverso una fotografia. Come spiega bene Carlini (1999:117)

Il testo scritto é sempre una mediazione, mentre la fotografia, proprio perché ritrae qualcosa di esterno, sembra portare con sé un valore di veritá piú alto: si presenta infatti come in-mediata, immagine vera di un evento che esiste di per sé al di fuori dell'atto della lettura e dell'interpretazione . E' quello che Barthes chiamó 'effetto di reale fotografico' ed é legato a due elementi: c'é un tempo in mezzo e c'é una tecnica 'fedele' 1.15.

Nell'epoca della multimedialitá, e delle riprese video di praticamente ogni luogo e situazione, il valore veritá delle immagini conosce una affermazione ulteriore. E' qualcosa che deriva dal vecchio 'é vero: l'ho visto in tv' ma va ben oltre.

Ci si puó chiedere in quanto tempo, e a quali condizioni, le nuove tecnologie digitali, che consentono ritocchi, montaggi, infiniti, ed elaborazioni computerizzate in tutto simili alle loro sorelle 'reali', possano diffondere nel corpo sociale la consapevolezza che ogni immagine é sempre un artefatto. E che di questi tempi va un minimo ripensata la distinzione tra naturale e artificiale.

2005-06-21