La crescita del network é stata accompagnata da un aumento della diversitá interna allo stesso. Si é resa evidente la necessitá di inventare, e reinventare continuamente, degli strumenti di comunicazione e decisione, che, assumendo questa diversitá come ricchezza, riuscissero a mantenere un livello sostenibile di efficacia del processo decisionale.
Molti attivisti hanno dedicato grandi quantitá di tempo ed energie per aiutare ad affiorare un livello di network internazionale del progetto Indymedia. Hanno sperimentato alternative, e convissuto con la frustrazione di vedere le discussioni prolungarsi all'infinito.
Il clima di elaborazione collettiva, appassionata, a volte giocosa, del primo periodo, é progressivamente sfumato. Qualcuno, spazientito, ha pensato che se gli ambiti costruiti assieme erano disfunzionali, e reticenti a interventi di riforma, la strada da percorrere era discutere fuori da questi spazi. Ritornare, per certi versi, al circolo di amici che si conoscono e si fidano l'uno dell'altro, e presentare successivamente al network le proprie idee, e proposte. Non ha funzionato.
La conferenza di San Francisco dell'Aprile 2001 ha visto ben 8.000 dollari impiegati come stipendi di viaggio - che piaccia o no questo é effettivamente accaduto, ed é difficilmente contestabile. Come é difficile trovare argomenti per contestare la proficuitá di quell'incontro, e la sua utilitá nel percorso di sviluppo del network internazionale. Ma quell'incontro é avvenuto quando il network era una realtá ben meno articolata e ampia, e soprattutto é stata organizzato e gestito in ambito quasi esclusivamente nordamericano.
Nelle discussioni che si sono avute nel 2002 e 2003 circa la gestione delle finanze del network é emerso un ventaglio, complesso, variegato, di posizioni. Schematizzando, troviamo ai due estremi: