Indymedia vs Diebold

Martedi 14 ottobre 2003, Rackspace, internet service provider a cui si affida(va) Indymedia Italia, ha mandato un avviso alla persona che é responsabile dell'amministrazione dei server su cui risiede il sito italiano dell'IMC, assieme ad altri (si tratta della persona che ha fisicamente firmato il contratto con il provider).

Rackspace informa di avere ricevuto una lettera dagli avvocati dell'azienda statunitense Diebold, che chiamano in causa il DMCA12.19 (Digital Millenium copyright Act) e invitano a rimuovere dal sito di Indymedia Italia un articolo12.20, il quale contiene un link a documenti presenti in rete, che la Diebold definisce interni e protetti da copyright.

Indymedia Italia non sa bene come muoversi: il provider minaccia di scollegare il server, in caso non ottenga risposte. L'IMC potrebbe rivendicare la pubblicazione dei link, e/o scegliere di contrattaccare da un punto di vista legale. Nella fretta imposta dalla situazione, e incapace di reagire in modo rapido e collettivo, Indymedia Italia rimuove dal proprio sito i contenuti oggetto della diffida. In un'unica parola: desiste.

I documenti di Diebold, memo aziendali che mettono in forte dubbio l'affidabilitá delle macchinette per il voto elettronico che la multinazionale produce e installa negli USA, sono reperibili in vari posti della rete. Diebold attacca tutti.

E trova pane per i suoi denti.

Il provider di Indymedia San Francisco riceve una lettera molto simile a quella mandata a Rackspace: 'cease and desist', smetti e non rifarlo. E reagisce in modo opposto. Il provider in questione si chiama Online Policy Group. Ha una storia di militanza, di difesa dei diritti, alle spalle. Decide di tutelare il proprio cliente (cioé, Indymedia)12.21.

Online Policy Group ottiene assistenza legale da parte della EFF (Electronic Frontier Foundation, entitá che da anni si batte per la difesa delle libertá in rete). Contattacca sostenendo che é diritto dei consumatori, dei cittadini, sapere se c'é qualcosa che non va in uno strumento tanto delicato quanto un'apparecchiatura utilizzata per la registrazione e il calcolo dei voti nelle elezioni.

Oltre a Indymedia San Francisco Diebold ha individuato come responsabili per la diffusione delle informazioni riservati alcuni studenti di universitá americane. Anche loro sono invitati a rimuovere dalla rete i memo. Qualcuno si sottomette, altri no. I contenuti oggetto della disputa si propagano, come sempre in queste occasioni: fioriscono i mirror (spazi in cui i testi sono copiati, in conformitá con gli originali)12.22.

La EFF contrattacca, argomentando che Diebold deve rispondere di abuso della legislazione sul diritto di copia: il DMCA prevede delle sanzioni per quei soggetti che lo invocano fuori luogo. Il 3 Dicembre, clamorosamente, attraverso una lettera che porta la firma del suo presidente, Diebold annuncia che ritira la propria richiesta. Diebold é stata sconfitta12.23.

2005-06-21