Staccata la spina a Indymedia. Tolti dalla rete, a Londra, i computer da cui l'IMC trasmetteva. E' quello che é successo nel pomeriggio, grigio, di Giovedí 7 Ottobre 2004. Ecco come riassume i fatti Indymedia Italia:
Giovedí 7 ottobre verso le ore 18 (italiane) il sito di indymedia italia non risultava raggiungibile. A una richiesta di chiarimenti il provider Rackspace, dopo 20-30 minuti, ha risposto con una nota dove dichiarava di aver dovuto consegnare il server all'FBI in seguito ad un ordine federale.
Successive richieste di chiarimenti sia per via telefonica che per mail, sia da parte di avvocati che da parte degli amministratori del server, hanno ricevuto risposte molto precise: da un lato Rackspace ci informava di non poterci comunicare i motivi della consegna dei server, dall'altro ci notificava che la richiesta era basata sull'applicazione del Mlat (Mutual legal assistment treaty), un accordo internazionale (l'Italia lo ha firmato nel 1982) che stabilisce delle procedure di collaborazione tra i vari Paesi in caso di reati relativi al terrorismo, rapimenti e riciclaggio di danaro12.28.
Ennis Fellow, avvocato della Electronic Frontier Foundation, sostiene che
L'FBI non puó staccare la spina di piú di venti siti web di carattere informativo - la moderna stampa - basandosi su un procedimento secreto e la richiesta di un governo straniero.
Questa é una violazione flagrante del primo emendamento. Per quanto concerne la costituzione, Indymedia ha gli stessi diritti che qualsiasi altro editore di notizie. Il governo non puó chiudere il New York Times, e non puó chiudere Indymedia. 12.29.
Di parere diverso il ministro italiano per l'innovazione tecnologica, Stanca:
Se c'é stato un intervento dell'autoritá competente, ossia la magistratura, é evidente che ci sono motivi validi che giustificano questa iniziativa. (...) L'oscuramento riguarda un sito che offende la memoria di eroi caduti per mano di terroristi12.30.
Mentre la destra politica nazionale festeggia l'oscuramento di Indymedia, definendola cosa 'buona e giusta', la rete IMC mobilita energie ed alleati, pur continuando a brancolare nel buio in quanto a informazioni circa chi abbia ordinato i sequestri dei server, e perché, e in totale assenza di dettagli sulle modalitá dell'azione.
L'FBI dice di aver agito 'per conto terzi'. L'Home Office britannico nega il proprio coinvolgimento. Una delle molte piste porta in Italia, a Bologna, da dove arrivano le prime conferme:
Dopo giorni di silenzi, depistaggi e sparate a zero, riusciamo a ricostruire con piú chiarezza gli eventi. Da un lato la pista ginevrina sembra sempre piú secondaria, nonostante si prolunghi il loro ingiustificato silenzio.
Mentre la pista che porta alla procura di Bologna, al procuratore capo De Nicola e alla procuratrice Marina Plazzi si fa piú concreta. E' confermato12.31 infatti che nel corso dell'indagine sui pacchi bomba a Romano Prodi della Federazione Anarchica Informale, (e non nel corso di quella per vilipendio relativa agli insulti ai soldati uccisi a Nassirya di cui é titolare la stessa procura) la pm abbia chiesto l'acquisizione di informazioni dal provider statunitense e che l'FBI abbia 'esteso' questo ordine a un sequestro integrale dei dischi. Il sequestro non é stato convalidato e mercoledí 13 ottobre i dischi sono tornati in nostro possesso12.32.
Gli hard disk tornano al loro posto, i misteri restano. Un mese dopo, una richiesta presentata da un avvocato vicino a Indymedia Italia per ottenere copia degli atti del procedimento viene respinta dalla Pm titolare dell'inchiesta bolognese12.33.
Gli attivisti di Indymedia UK valutano, assieme ai propri consulenti legali, e ad altre organizzazioni che hanno offerto il proprio supporto, i margini esistenti per intraprendere un'azione legale. Nel frattempo, promuovono una petizione di solidarietá, che ottiene alcune migliaia di firme, e l'appoggio di alcuni parlamentari inglesi.
A livello di rete IMC internazionale vengono diramati una serie di comunicati
stampa che informano degli sviluppi della situazione. Uno spazio web
interno all'Indymedia Documentation Project raccoglie tutti i materiali rilevanti
rispetto alla vicenda12.34.
Che resta un giallo (di quelli gialli gialli).
Il sequestro londinese, con le sue modalitá anomale e ad oggi ampiamente oscure, e, tra le altre cose, un caso interessante per gli studiosi di giurisprudenza. Nel Marzo del 2005, Indymedia Italia riceve una richiesta di informazioni dettagliate dal prof. Luparia. Docente presso l'Universitá di Milano, sta preparando una relazione per un convegno. Ritiene la questione del sequestro dei server IMC 'di estremo interesse scientifico'12.35.
2005-06-21