Con il passaggio dalla modalitá di riproduzione tecnica e analogica, tipica del libro e della fotografia, a una dimensione in cui vi é disponibilitá massiccia e a basso costo di tecnologie per la copia e la distribuzione in formato digitale, la questione dei diritti d'autore va - o quantomeno andrebbe - affrontata con uno spirito nuovo (Carlini, 1999: 18).
Se é vero che i diversi attori sulla scena - autori, industrie di produzione e distribuzione di musica e video, stati nazione, utenti, ... - hanno messo in campo in questi anni strategie differenti, é innegabile che i grossi produttori sono impegnati in una battaglia finalizzata a contrastare, con normative progressivamente piu' repressive, le liberta' concesse dalle nuove tecnologie.
L'accanimento contro i sistemi di scambio, anche ad uso esclusivamente personale, di materiali, attraverso la rete - il cosiddetto p2p, peer to peer - é indicativo di una volontá forte, dispiegata da chi non vuole rinunciare ai propri privilegi (e guadagni) e cerca, spesso trovandola, l'assistenza da parte delle legislazioni nazionali.
Dietro il comodo paravento della difesa degli autori, letterari, musicali, di cinema, di software, ... si celano le potentissime lobby delle corporation dell'infotainment - che producono e spacciano cultura di massa preconfezionata in pacchetti luccicanti e possibilmente costosi.
Il nemico delle industrie cinematografiche, musicali, ... é la rete, e le nuove tecnologie di copia e scambio piú in generale. Ovviamente, negli attivisti che fanno un uso liberato, libertario, di queste tecnologie é possibile individuare un bersaglio utile.
Ma sempre di piú, anche senza la coscienza di muoversi su un terreno intinsecamente politico, sono gli utenti che - per puro piacere e interesse personale - infrangono leggi - nuove ma giá preoccupantemente anacronistiche -, scambiandosi dati.
Anche se forse non é piú cosí facile sostenere, dieci anni dopo dall'affermazione di Carlini, che internet é
tuttora permeata di una cultura della gratuitá e dello scambio solidale che guarda con indifferenza se non con ostilitá alla proprietá intellettuale 12.36.
tuttavia la cultura, e piú ancora la pratica, dello scambio, e del dono, resistono a leggi e sanzioni.
Ecco, ció a cui stiamo assistendo é forse questo: il passaggio da pratiche di copia e gratuitá come elementi connaturati a una nuova tecnologia, e perció in qualche modo 'naturali', alla definizione degli stessi comportamenti come atti di resistenza.
Evidentemente non interessa troppo al ministro Urbani, ai suoi omologhi statunitensi, o ai lobbisti delle grandi corporation che dominano l'industria dell'intrattenimento multimediale il pensiero dell'inventore del world wide web:
i concetti della proprietá intellettuale, centrali per la nostra cultura, non sono espressi in un modo che si adatta allo spazio astratto dell'informazione. In uno spazio informazionale (...) il concetto di 'copyright' espresso in termini di copie fatte ha poco senso 12.37.
In ambito alternativo, antagonista, si sono concretizzate una quantitá di esperienze, che hanno messo al centro del loro fare una logica di scambio gratuito, di condivisione, dono. Progetti che, cosí facendo, si oppongono frontalmente alle logiche commerciali, fondate su diritti esclusivi, e vendita degli stessi.
Una tra le esperienze piú meritevoli, a livello italiano, é sicuramente quella di copydown12.38, spazio web che estende la logica della pubblicazione aperta resa famosa da Indymedia in ambito informativo al piú vasto settore delle produzioni artistiche e culturali. Libero scambio, libera copia.
Uno dei tanti nanetti tecnologici che sfidano i giganti del business multimediale. I quali vorrebbero usare la rete, e le nuove tecnologie, per incrementare i propri profitti. E scoprono che non é poi cosí facile, cosí immediato. Ecco perché fanno pressioni, pesantissime, perché i governi di stati e unioni approvino legislazioni repressive (e anacronistiche) in ambito di scambio e copia di materiali digitali.
La battaglia é cominciata. Non é dato sapere chi vincerá, né come, né quando.
All'interno delle industrie che commercializzano i prodotti della creativitá, gli sviluppi nell'ambito della riproduzione digitale sono temuti perché rendono la 'pirateriá di materiali protetti da copyright ancora piú facile.
Per i detentori della proprietá intellettuale, la Rete puó solo peggiorare la situazione.
Al contrario, l'economia accademica del dono dá il benvenuto a quelle tecnologie che migliorano la disponibilitá dei dati. Gli utenti dovrebbero essere sempre in grado di ottenere e manipolare l'informazione con il minimo di impedimenti. La progettazione della Rete perció implica che la proprietá intellettuale é tecnicamente e socialmente obsoleta. 12.39.
2005-06-21