Cosí recita il testo che campeggia nella home page del sito di Indymedia Italia
Indymedia é un collettivo di organizzazioni, centri sociali, radio, media, giornalisti, videomaker che offre una copertura degli eventi italiani indipendente dall'informazione istituzionale e commerciale e dalle organizzazioni politiche 14.6.
E' un testo scritto nel 2000, in molti sensi anche poco aderente ai fatti, nel senso che Indymedia Italia é essenzialmente una rete di individui, in cui organizzazioni, centri sociali, media, e radio giocano un peso praticamente nullo.
Ci sono giornalisti, pochi. Videomaker, sí. Aggiungiamo, hacker. Aggiungiamo, necessariamente, (media)attivisti.
Per ragioni 'psicologiche', descritte nel capitolo 16 come fenomeni di sacralizzazione di alcuni testi scritti anni fa, il 'chi siamo' di Indymedia Italia non é stato aggiornato - né di recente, né mai.
Tutta la sezione process del sito di IMC Italia, comunque, direttamente o indirettamente, dice cosa Indymedia é, cosa pensa di sé, come si descrive.
La documentazione piú voluminosa é sicuramente costituita dalle FAQ. A massa non corrisponde
peró originalitá, visto che le FAQ italiane furono implementate come testi che si
spostano pochissimo da semplici traduzioni di quelle elaborate, alcuni mesi prima, per
il grande network IMC.
Interessante, piuttosto, il contenuto della feature 'due anni di Indymedia Italia', comparsa sul sito nel Giugno 2002:
Oggi in Italia centinaia di persone partecipano ogni giorno alla realizzazione di Indymedia, pubblicando i loro materiali sulla colonna a pubblicazione aperta del newswire e contribuendo via mailing list alla creazione della colonna centrale.
Indymedia Italia non ha una redazione, né gerarchie. E' un collettivo aperto, perché siamo tutt* Indymedia: puó esserlo chiunque abbia vogli a di contribuire alla diffusione di notizie e saperi in base ai mezzi e alle competenze che ha, o che é dispost* a imparare in condivisione con gli altri.
Indymedia Italia vive nella rete e si incontra ogni giorno nell'assemblea permanente di italy-list e periodicamente in riunioni in carne ed ossa, i cosiddetti biostream. Tutti i luoghi di elaborazione e decisione di Indymedia Italia sono pubblici e aperti a tutt* coloro che vogliono condividere un modo diverso di fare informazione: provare per credere. 14.7.
Un anno prima, lanciando la propria partecipazione in quel di Genova, per i giorni del g8, era stato scritto un testo (quasi) altrettanto accattivante:
Nascevamo un anno fa, nel giugno 2000, a Bologna, durante i giorni di protesta contro il meeting dell'Ocse. Giovani mediattivisti dei centri sociali avevano sentito l'esigenza di affiancare ai giá funzionali canali di controinformazione digitale uno strumento che uscisse dall' underground della comunicazione. Volevamo rivolgerci alle masse con un nuovo linguaggio, che sfidasse il corporate mainstream proprio dove questo appare ancora oggi inaccessibile e proibitivo per i costi: l'immagine in movimento, lo streaming video.
A distanza di un anno ci ritroviamo tutti a Genova, a lavorare insieme sulla copertura mediatica della contestazione al G8. Siamo pronti ad accogliere attivisti dall'italia e dall'europa, ci stiamo organizzando per allestire dei punti pubblici di accesso alla rete dove riversare il materiale girato nelle piazze, o raccogliere le interviste e i contributi di chi ha vissuto l'evento. Saremo nelle strade e nelle piazze, non distinguibili da indumenti o colori. Ragioneremo sul diritto di agibilitá alla produzione di informazione, e avremo coscienza dei nostri diritti contro chi voglia occultare il nostro materiale.
Gli stessi concetti sono ripresi, con sfumature differenti, in quasi tutti i documenti, e comunicati, che Indymedia Italia ha elaborato negli anni. Si parla in ogni caso di una decina di testi, non di centinaia.
In molti compare, ripresa dal mission statement di IMC Seattle, e poi ripresa nelle dichiarazioni d'intenti di svariati progetti Indymedia, l'espressione 'ci impegnamo con passione e con amore della veritá', per raccontare gli sforzi dell'umanitá libera...
Questa affermazione tradisce una visione della realtá, e del proprio ruolo come reporter, giornalisti alternativi, 'documentatori', storici del presente (come si preferisce) decisamente ingenua, e compatibile con l'esecrabile ideologia dell'oggettivitá, egemone nel campo giornalistico, per cui i fatti sarebbero lá fuori, parlerebbero (quasi) da soli, e a noi spetta di essere onesti, di essere indipendenti da pressioni o censure, e raccontarli.
In realtá credo che il mission statement di Seattle, preso in prestito anche da indymedia.org,
sia citato cosí di frequente perché é lí, pronto per essere usato. E, normalmente,
quando si tratta di dover scrivere un comunicato stampa, si é in qualche modo in emergenza,
le cose da fare sono tante, il tempo é poco, e rielaborare un testo esistente é piú facile
che scriverne uno nuovo - che dovrá, cosa per nulla da poco, mettere d'accordo tutti (i partecipanti
della comunitá).
I Principles of Unity della rete IMC sono il frutto di una discussione fertile, e creativa, occorsa nella vita reale ma soprattutto attraverso alcune mailing lists, tra la fine del 2000 e la primavera del 200114.8. Sono sicuramente il documento principale di cui il network Indymedia dispone, come fondamento teorico del proprio agire, come testo che indichi una base comune, di intenti, di valori.
Restano, ad oggi, una bozza (una 'draft'). E sembrano destinati a restarlo per sempre. L'iter di approvazione di proposte e dichiarazioni ufficiali a livello di intera rete IMC é oggi terribilmente piú complicato che nel 2001. Si tratta di trovare procedure di discussione che tengano conto del metodo del consenso, applicato sia a livello locale dagli oltre 150 nodi della rete IMC sia a livello 'globale' dagli attivisti che tentano di tenere assieme discorsi e prospettive provenienti dai territori, dispersi, di Indymedia. Alcuni singoli hanno avanzato recentemente la proposta di preparare un percorso di ufficializzazione dei Principles of Unity. La proposta é stata bloccata, dopo pochissimi giorni, da alcuni collettivi locali, sulla base dell'argomento che non si vede la necessitá di tale passo, che costituirebbe un inutile irrigidimento burocratico.
Alcuni - i piú belli, a mio avviso - tra i Principi di Unitá della rete Indymedia14.9. Primo:
Il network degli Independent Media Centers é basato sui principi di equitá, decentralizzazione e autonomia locale. Il network Indymedia non deriva da un processo burocratico centralizzato, ma dall'auto-organizzazione di collettivi autonomi, che riconoscono l'importanza dello sviluppare una unione di reti.
Numero sei:
Tutti gli IMC riconoscono l'importanza del processo di cambiamento sociale e si impegnano per lo sviluppo di relazioni non gerarchiche e anti-autoritarie, dai rapporti interpersonali alle dinamiche di gruppo. Perció, si organizzano collettivamente, si attengono al principio delle decisioni su base consensuale e sviluppano pratiche di democrazia diretta e partecipativa, trasparenti verso i propri membri.
Punto dieci:
Tutti gli IMC si impegnano a rispettare il principio dell'equitá tra gli esseri umani, e non attueranno forme di discriminazione, incluse discriminazioni fondate su razza, genere, etá, classe, orientamento sessuale. Riconoscendo le vaste tradizioni culturali interne alla rete, ci impegnamo alla costruzione della diversitá dentro i nostri nodi locali.
Ogni IMC mette a disposizione alcuni testi in cui descrive se stesso e la propria attivitá. E' possibile, e intrigante, immaginare un'analisi che li metta a confronto, e su queste basi faccia delle considerazioni - rispetto magari alla varianza interna esistente nella rete Indymedia.
Scelgo di segnalare solo il 'chi siamo' di IMC Olanda - chiaro, pulito, efficace:
Indymedia Olanda é una organizzazione per la comunicazione libera e indipendente.
Indymedia offre un approccio alternativo alle notizie usando un metodo di pubblicazione aperta per testi, immagini, video e audio14.10.
Certo, Indymedia é molte altre, cose, oltre a quanto affermato qui, in modo breve e preciso. Ma l'essenza del progetto IMC per certi
versi é tutta qui, in queste poche righe: open
publishing radicale, azione e promozione di una comunicazione indipendente, dal basso.
2005-06-21