Indymedia non é in nessun caso un media tradizionale, e anche le distinzioni di ruolo, tra i vari attori inclusi nel processo
comunicativo, sono molto evanescenti.
Resta che esistono ambiti distinti di discussione. Le mailing list sono il luogo principe oltre che per la presa di decisioni
collettive anche per le riflessioni della comunitá IMC su se stesa, e sul progetto.
Negli anni sono state scritte migliaia di e-mail che affrontano, spesso a partire da singoli episodi, la natura di Indymedia - le dinamiche
attive, le finalitá del progetto, i modi in cui si articola, ...
Cosí un attivist, in una specie di bilancio di fine anno del 2002, identifica due nodi, ritenuti cardinali, di Indymedia Italia:
Il primo obiettivo é sperimentare forme di organizzazione orizzontali, partecipative, aperte. Il secondo é cercare di porre gli strumenti di produzione e distribuzione di informazione/comunicazione nelle mani di chi é protagonista delle situazioni; rompere la funzione di intermediazione del media per potenziarne la funzione di informazione diretta.
Da questi obiettivi conseguono molte cose: dal fatto di fare una informazione dal basso, al fatto di essere uno strumento; dalla sperimentazione sui linguaggi al fatto di essere o meno interni ai movimenti sociali; dall'essere necessariamente faziosi al non essere settari nei confronti di nessuna persona/gruppo/tendenza ecc., fino ad arrivare al nostro essere una rete aperta e non un collettivo, a sperimentarsi nell'ambito della eterogeneitá e non della omogeneitá ecc ecc
In primo luogo, dunque, il metodo. A seguire, la messa a disposizione di un'arma mediatica nelle mani di chi é protagonista del conflitto sociale.
Per me (imho, a mio modesto avviso) indy é sempre stato un luogo di sperimentazione, dove si cercava di fare in/formazione e comunic/azione. NON la cnn dei poveri. un luogo dove i soggetti davano e prendevano e costruivano comunic/azione, si relazionavano, avendo a cuore NON l'identitá del proprio essere 'XXXXX', ma la cura della relazione stessa. dove, tra le tante cose, si imparava/insegnava che la 'notizia' non esiste: esiste l'agire e la ricerca degli strumenti per raccontare questo agire.
IMC come palestra, e come anti-giornalismo. Come luogo altro, che produce senso e relazioni.
Esiste l'agire e la ricerca degli strumenti per raccontare questo agire, che definiscono una nuova prassi per intepretare gli eventi in 'altro' modo e aggregare una comunitá che si basa su 'altre' consuetudini.
Di nuovo, l'alteritá come chiave di lettura. E un antagonismo che dalla piazza, e dalle rivendicazioni sociali, sconfina in ambito mediatico, dove costruisce un esperienza capace di aggregare soggetti che si riconoscono in questo procedere differente.
Centrali, nella mia visione del progetto Indymedia, sono due aspetti che hanno la stessa importanza:
Ancora: il metodo prima di tutto. Trasparenza, orizzontalitá, pubblicitá14.11. E, poi, un modo di fare e distribuire informazione radicalmente diverso da quello mainstream.
La crescente popolaritá del sito di Indymedia Italia si traduce nella constatazione che:
Indy é in una fase in cui come strumento si é abbastanza chiarito sia internamente che esternamente il suo valore: é di fatto IL portale di movimento dove raccattare e smistare su altri luoghi il reperimento di notizie 14.12.
Allo stesso tempo, l'IMC non cessa di essere uno spazio di attraversamento, sperimentazione, e creazione. Per cui, Indymedia é percepita come luogo in cui si innescano dinamiche che portano alla
costruzione di trasversalitá e a incontri strani e virtuosi.
rifessioni chang- archives.lists.indymedia.org/italy-list/2003-November/017679.html
Ecco, se da un lato non esiste neppure un thread con titolo 'cosa é indymedia', d'altro lato gli archivi delle mailing list sono disseminati di interventi che dicono, a volte in modo diretto a volte in maniera piú tangenziale, come Indymedia Italia é percepita da chi la fa.
Un attivista giustamente rivendica il ruolo dell'IMC come media alternativo in grado di raggiungere quello che tradizionalmente é considerato il pubblico (il target...) della televisione:
A me non interessa parlare al movimento, ai centrisociali e ai compagni, io voglio raggiungere il quindicenne brufoloso innamorato di cristina aguilera, la casalinga della bassa padana e il pensionato depresso.
Altri risponderanno che Indymedia é nata da e per i movimenti, i quali devono restare l'ambito privilegiato di azione e comunicazione. Posizioni differenti, che si incontrano, si intrecciano, dialogano, a volte si scontrano.
Indymedia Italia riflette su se stessa, e sui propri limiti.
Indymedia ha dato prova piú volte di grande abilitá nel difendersi dai continui attacchi che provenivano nei suoi confronti. Capacitá di reagire in maniera intelligente, di schivare provocazioni, di continuare a costruire comunitá anche di fronte alle insidie, e anzi di usarle come ulteriore propulsione, e di saperle sfruttare per aprire contraddizioni e sollevare riflessioni.
Al contempo, indymedia ha sempre dimostrato di mancare totalmente di anticorpi nei confronti delle turbolenze che sempre piú spesso vengono a crearsi all'interno, per cosi dire, degli ambiti collettivi di lavoro.
E' un fatto che alcuni atteggiamenti, alcuni modi di fare, finiscono per andare a scapito degli sforzi collettivi, producendo danni e fratture. E la natura anti-autoritaria e orizzontale di indymedia, ci ha finora impedito di trovare una soluzione a questo tipo di problemi.
Io credo che in questo momento sia diventato necessario e prioritario rifletter e su questo e stimolare intelligenze e creativitá collettive per pensare a delle possibili soluzioni.
2005-06-21