IMC: pareri dal grande network

Inutile dire che la rete Indymedia, a livello internazionale, pullula di dichiarazioni, interpretazioni, riflessioni, puntualizzazioni, schematizzazioni, teorizzazioni su Indymedia stessa.

Nell'ultimo paio d'anni quello che era un fiume di parole spezzato negli archivi di diverse mailing list ha preso una forma piú gradevole. 'Indymedia dice di Indymedia', sapere esteso e distribuito, é stato in qualche modo, parzialmente, sistematizzato attraverso due percorsi principali:

Alcune tra le idee piú 'quotate' in circolazione, su Indymedia, dentro Indymedia, a livello internazionale, sono incluse nei capitoli 9 e 16. Attualmente, i due luoghi principali di elaborazione di questo tipo di contenuti sono le liste imc-process e imc-strategies.

Si parla, da tempo, di un libro, raccolta di contributi di attivisti di tutta la grande rete IMC, che dovrebbe uscire per qualche editore iper-alternativo statunitense. Stiamo a vedere. Esiste qualche raccolta, che mette assieme documenti ufficiali di Indymedia, articoli scritti da partecipanti a Indymedia, contributi di ricercatori. Di solito sono preparate per qualche conferenza. Nessuna ad oggi ha avuto una distribuzione degna di nota.

Qui vorrei citare solo due attivisti IMC. La prima é Guamanian. Secondo lei,

da un punto di vista culturale, il network indymedia é un discendente filosofico della vibrante sotto-cultura urbana di matrice anarchica 14.21.

Niente di trascendentale, ma comunque occasione di riflessione. Il secondo pensiero é di Uzelman, canadese.

Quattro sfide attendono la rete IMC: dimostare la propria rilevanza, e la propria legittimitá, nella sfera mediatica; migliorare l'organizzazione e la catalogazione dei contenuti veicolati dai siti; insistere sull'attivitá interna di networking, messa in rete; trovare i modi per gestire al meglio l'ostilitá governativa, e la repressione.

Due interventi tra migliaia.

C'é un concetto che mi piace moltissimo, e che avevo deciso di infilare da qualche parte. (Qui.) Si tratta di considerare un approccio negoziale alla questione del senso:

il senso non puó essere considerato determinato prima della concreta interazione comunicativa, né é determinato il soggetto ricettore, che si construisce in quanto tale solo nel momento in cui, di fronte al testo, lo investe di senso, trasformandolo e, in certa maniera, producendolo di nuovo14.22

Indymedia non esiste al di lá delle singole occorrenze in cui si manifesta, e dei molteplici discorsi che la investono. Allo stesso tempo, é continuamente ridefinita, sia dalle pratiche che la attualizzano che dai testi che la descrivono. Tutto questo é in totale armonia con la concezione dell'IMC come qualcosa di fluttuante, instabile, liquido. Ogni testo lo é, sotto certi riguardi. Parimenti all'oggetto del discorso, i soggetti dell'enunciazione partecipano di questo movimento interminato di ri-negoziazione e ri-definizione: essi stessi escono differenti, mutati, da ogni performance. E chi riceve il testo, quanto chi lo emette, é modificato dall'interazione comunicativa. Insomma non cé qualcosa lá fuori che possiamo chiamare Indymedia. Esistono azioni e discorsi, che nel loro dipanarsi ricostruiscono incessantemente l'oggetto IMC. E, allo stesso tempo, ridefiniscono gli attori in campo: ogni attivista partecipa alla costruzione del senso, ma é investito da un processo di significazione. Creando, é creato. Modificando, é modificato.

2005-06-21