Habemus lingua. Giá denominata indyanese, é la modalitá espressiva che, a livello verbale, Indymedia ha costruito, in Italia. Possiamo anche chiamarla indyoletto. Il glossario14.23, incluso in questo lavoro come appendice, elenca un centinaio dei termini di uso piú comune, nei discorsi degli attivisti IMC.
In alcuni casi, come per il verbo 'banfare', la lingua di Indymedia partecipa di una evoluzione che agisce a livello piú ampio, macro-sociale: espressioni gergali, lessico giovanile che si fa strada e si diffonde nel corpo sociale. L'uso, con il tempo, detta la norma; la consacrazione avviene con l'inclusione di un nuovo lemma nei dizionari.
In altri casi, la lingua scritta nelle mailing list e parlata nei meeting IMC é una miscela, anche non troppo pregiata, tra inglese e italiano. Semplicemente, i primi software IMC erano scritti solo in inglese, e una quantitá di termini, che definiscono elementi di un sito web Indymedia, sono stati ripresi in lingua originale: features, newswire, post, per restare ai piú celebri.
La buona padronanza della lingua inglese dimostrata da molti tra i primi attivisti
dell'IMC italiano ha fatto sí che lo sforzo di traduzione non fosse percepito come una prioritá, nei primi anni. Per cui Indymedia Italia si é
ritrovata con, nel proprio gergo, parole come disclaimer, hiding, policy, process...Quando poi si é presentata l'esigenza di italianizzare la comunicazione
per essere nei fatti piú inclusivi la resistenza l'hanno offerta le parole stesse: in certi casi difficili da tradurre, specialmente con termini
singoli (senza cioé ricorrere a parafrasi), e soprattutto...entrate nell'uso comune. Ormai ci siamo abituati, no?
Parole e potere. Dominio del simbolico. Lessicalizzazione degli immaginari. Il partito del presidente del consiglio ha nel nome
una incitazione al nostro paese, che prima era patrimonio degli sportivi quando tifavano la squadra di calcio nazionale (forza italia),
e guida una coalizione che ha scelto come propria designazione una combinazione di focolare domestico e altissimo valore democratico (casa
delle libertá). Indymedia é lontana anni e mari da una strategia pianificata con attenzione e competenza di questo tipo. Ció non
significa che le parole scelte non pesino. Né significa che condurre un'analisi che si centri sulla lingua di Indymedia non possa
risultare estremamente interessante.
La lingua sa farsi barriera: sottocodice per iniziati. Questo succede, con Indymedia, in Italia. Da dentro é difficile rendersene conto. Ovvero: quando si partecipa attivamente e assiduamente, quando si mastica da tempo un certo linguaggio, lo si legge e si impara a scriverlo, o meglio si inizia a scrivere in un certo modo quasi senza rendersene conto, per mimesi ambientale forse, sembra naturale.
Ricordo quando iniziai a leggere il quotidiano 'il manifesto', una decina di anni fa. Era ostico, respingente, a livello linguistico. La lettura
era un esercizio difficile - certi articoli facevano da isole, da rifugio, nell'oceano della complessitá, e del non capitod del tutto. Mi
ci vollero mesi, per entrare dentro quello specifico universo di senso. E potere, anche in quell'ambito, sperimentare il piacere della lettura.
Indymedia Italia, a livello di mailing lists, non si lascia leggere facilmente, per chi si affaccia, per un buon tempo. Ok, la netiquette
ci dice che per ogni mailing list é cosa saggia starsene alla finestra qualche settimana o mese, prima di pretendere di partecipare
attivamente. Peró Indymedia rivendica la propria apertura, la propria inclusivitá. Se certe dinamiche sono inevitabili, come quelle legate
alla creazione da parte di ogni comunitá di sue eccezioni linguistiche, di termini che assumono connotazioni particolari, di
produzione di un apparato linguistico di tipo gergale, cionondimeno Indymedia ha il compito di mantenere inclusivi gli strumenti che utilizza.
A livello internazionale la questione linguistica14.24 riguarda la possibilitá di comunicare in lingue alternative,
e complementari, all'inglese. A livello italiano, si possono probabilmente fare degli sforzi per mantenere un certo equilibrio,
tra la lingua comune di tutti e lo pseudo-ostrogoto degli attivisti ad oltranza.
2005-06-21