IMC: di tutto, di piú?

Tutti parlano di Indymedia. Nessuno ne parlava. Poi, la ruota ha iniziato a girare. Il barista sotto casa commenta che hanno chiuso il sito dei no-global perché aveva pubblicato una foto del nuovo papa vestito da nazista. Non é esattamente cosí...

Wolf ha spiegato molto bene le difficoltá che l'indagine scientifica incontra quando, come nel caso dei media di massa, il campo di analisi é oggetto di saperi contrastanti, in rivalitá. Il sapere pratico dei giornalisti affianca, e sfida, il sapere scientifico di sociologi e massmediologi. Un terzo sapere, di tipo politico, si affaccia sull'arena simbolica rivendicando la propria competenza e legittimitá alla parola in termini di modelli di gestione e controllo dei media (Wolf, 1985: 107)

Nel nostro piccolissimo caso, studiando Indymedia, abbiamo di fronte un sapere pratico amplissimo, e prevalentemente informale, che emerge dalla comunitá degli attivisti (e che é il tema del capitolo 14), a cui si affianca, e sovrappone, un sapere giornalistico, che é - credo - all'incrocio tra pratica e politica.

I giornalisti rivendicano la loro competenza nel parlare di un media, per quanto diverso, e di giornalismo, per quanto alternativo.

Le loro riflessioni partono quasi sempre dalla propria esperienza professionale.

In certi casi raccontare Indymedia significa anche per i professionisti a contratto presso media istituzionali assumere un atteggiamento di riflessione rispetto al proprio ruolo sociale, in questi nuovi contesti emergenti (digitali, multimediali, globalizzati, di rete, ...)

Il sapere pratico dei giornalisti istituzionali si fa anche veicolo del sapere politico.

Meglio: i mezzi di comunicazione che veicolano il sapere giornalistico su Indymedia servono anche alla diffusione del sapere politico sullo stesso oggetto. L'onorevole Tizio fa una dichiarazione, che l'agenzia A (ri)lancia. Il giornalista Caio rielabora la notizia e ne fa un articolo per il quotidiano BB. Il quale il giorno dopo esce con quell'articolo e con un articolo di commento del giornalista Mimmo.

C'é un altro aspetto che emerge dalle prossime pagine. Tendenzialmente, i media (gli altri media) parlano poco di Indymedia, e ne parlano male. Specialmente gli organi di informazione piú istituzionali.

Ci troviamo di fronte a quella che, in un modello semiotico informazionale, é chiamata decodifica aberrante e Hall definisce 'comunicazione sistematicamente distorta'15.2.

Da un lato abbiamo a che fare, sicuramente, con una disparitá di codici, per cui chi fa Indymedia, e piú in generale la scena antagonista, della sinistra non istituzionale, comunica in un modo che puó risultare oscuro ai professionisti dell'informazione di postura tradizionale e vedute non troppo larghe. D'altra parte, peró, in campo vi é probabilmente invece una strategia centrata su un processo di delegittimazione dell'emittente. Noi non ti capiamo, perché non ti riconosciamo come soggetto autoriale autorevole, autorizzato.

Ironicamente, un modello costruito per spiegare le modalitá di (non) ricezione dei messaggi, dei testi prodotti dalla cultura egemone da parte delle contro-culture si adatta benissimo a spiegare come un sistema dominante prova ad allontanare, respingere, tenere fuori da sé, un discorso altro, non conformista, non conformato (esito di un'operazione contro-culturale).

2005-06-21