I media si parlano addosso. I discorsi che circolano nella sfera mediatica sono spesso parte di un gioco
di specchi che non conosce fine.
Tonello cita come caso estremo di autoreferenzialitá giornalistica
l'occasione in cui, raccontando lo scandalo Clinton - Levinsky, la CNN
manda in onda un servizio di diversi minuti sulle 'reazioni all'estero':
le immagini sono quelle della stessa CNN, ritrasmesse dalle televisioni
di mezzo mondo15.3.
I media funzionano spesso in questa modalitá. Fa notizia ció che gli altri media valutano notizia.
Quando nessuno parla di Indymedia, e del sequestro dei server a Londra, nessuno continua a parlarne.
Poi, una volta che il silenzio é rotto, ci si affanna a rincorrere. Se 'il manifesto' e 'liberazione'
hanno aperto la prima, il 'corriere' deve fare almeno un articolo nella sezione della cronaca dall'Italia.
Nei tg ci scappa un servizietto. Poco importa che tutti, poco gloriosamente, non facciano altro che
rimaneggiare, triturare, le poche scarnissime informazioni che si hanno sulla vicenda: qualcuno, forse
l'FBI, ha rimosso gli hard disk dei server IMC, che il provider Rackspace ospitava a Londra.
I giornalisti sanno peró anche essere corporativi. Difendere gli appartenenti alla categoria, per quanto anomali, laterali.
Sin dalle perquisizioni del Febbraio 2002 Indymedia Italia ha ottenuto attestati molto significativi di solidarietá, espressi in dichiarazioni nitide, da parte del segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), Serventi Longhi. Il quale oggi, 2005, di fronte alla minaccia di sequestro preventivo del sito, per vilipendio della religione, firma un editoriale che appare su 'il manifesto'
Questa é l'Italia del 2005: si persegue il reato di vilipendio alla religione, di dileggio del pontefice ma non si affrontano i gravi nodi di sistema che rendono piú forti i forti e piú deboli i deboli. A cominciare dalle televisioni, per arrivare alle grandi difficoltà in cui verserebbero quotidiani di idee e di movimento, periodici religiosi e del volontariato se il governo confermasse l'intenzione di tagliare i pochi contributi a disposizione. In una situazione di mercato pubblicitario sempre più squilibrata.
Occorre una seria e forte mobilitazione di cittadini, prima ancora che di operatori dell'informazione, per sostenere l'attuazione del principio costituzionale previsto dall'articolo 21 e che garantisce la libertà di espressione.
(...) é un fatto gravissimo - abnorme per una democrazia avanzata - il sequestro del sito di Indymedia, che offende la coscienza civile e la libertá di informazione del nostro paese
15.4.
Poi, sulle mailing list di Indymedia Italia, possono leggersi commenti del tipo
'non so cosa farmene della solidarietá di Serventi Longhi'. Di certo, é arrivata,
ed é significativa. Alla pari dei comunicati di solidarietá offerti dalle rappresentanze
giornalistiche a livello internazionale.
Se lasciamo per un attimo da parte gli sviluppi intervenuti in occasione di, e succesivamente a, il gravissimo sequestro londinese dell'Ottobre 2004, il trattamento riservato all'issue Indymedia da parte dei colleghi giornalisti professionisti é sufficientemente semplice da delineare.
Si possono individuare due attitudini strategiche, dispiegate in tempi successivi:
Come sempre, si tratta di evitare generalizzazioni affrettate, per cui ad andare in controtendenza rispetto a quanto appena affermato
abbiamo nell'Agosto del 2001 l'eminente 'sole 24 ore', su cui esce un articolo molto ben fatto sull'IMC, che a partire dall'esperienza
di Genova ne racconta l'emergere come media alternativo dalle modalitá estremamente innovative.
Secondo Scotti, che ha scritto (con competenza) di Indymedia Italia nel 2003, i big media nei confronti dell'IMC hanno, furbescamente, messo in campo un'attitudine marcata dall'usare e screditare.
A questo punto, per sostenere la sua tesi, Scotti produce una lista:
Esempi di questi episodi di diffamazione sono: un articolo apparso sul sito www.diario.it (versione online del settimanale 'Diario') il 16 maggio del 2002; un articolo apparso sul numero 34 del settimanale 'Panorama' (e sul suo sito) il 14 agosto del 2002; un articolo del quotidiano 'Libero' pubblicato il 2 febbraio 2003 (pag.3); un lancio dell'ANSA dell'11 febbraio del 2003.
In particolare, tutti questi articoli hanno in comune la caratteristica di criminalizzare il sito di Indymedia Italia evitando, al contempo, sia di spiegare come tale sito funzioni che di evidenziare le caratteristiche principali 15.5.
E' un peccato che il lavoro di Scotti sia stato chiuso prima dei fatti dei fatti di Nassirya del Novembre 2003 (attacco armato contro i carabinieri italiani di stanza in Iraq), le interrogazioni parlamentari su Indymedia, i veleni.
Possiamo dire di che questa 'furbizia', fatta dal fingere di ignorare ad esempio che chiunque puó pubblicare liberamente i propri
articoli su Indymedia, é stato preso atto in ambito IMC.
La risposta scelta é stata di rendere ancora piú espliciti - attraverso features, e (in misura minore) comunicati stampa -
la natura dello strumento Indymedia: aperto, orizzontale, partecipativo.
Come puntualizzato dalla saggezza popolare, peró, 'non c'é peggior sordo di chi non vuol sentire'.
A livello internazionale é per me difficilissimo avere un'idea chiara di che tipo di trattamento, di copertura, gli altri media hanno offerto all'IMC.
Sicuramente, a livello statunitense, i grandi media hanno inizialmente dimostrato un certo interesse, verso questi attivisti che si improvvisavano loro colleghi e rivali, con in testa molte utopie, nelle mani le nuove tecnologie, nelle tasche pochissimi soldi.
Cosí la CNN, su Indymedia a Seattle, nel 1999:
Un esercito di reporter volontari é al lavoro nelle strade di Seattle, per fornire una visione alternativa delle proteste durante la conferenza dell'Organizzazione Mondiale del Commercio.
L'Independent Media Center di Seattle é una coalizione di organizzazioni e produttori mediatici indipendenti che si dicono devoti alla promozione della giustizia sociale ed economica.
Uno dei 400 volontari che portano il badge di Indymedia Giovedí usava una videocamera portatile e stava sulle spalle di un amico per riprendere al meglio l'azione. Dentro alla stanza di produzione delle notizie, si assegnano i compiti, si raccolgono le cassette, si scrivono gli articoli, e si confeziona pgni giorno un programma di mezz'ora, trasmesso via satellite 15.6.
I primi IMC avevano anche organizzato delle raccolte di link, agli articoli di giornale che parlavano bene di loro. Poi, é calato il silenzio. Indymedia é cresciuta. Da curiositá si é fatta concorrente. E' scesa in campo la strategia del silenzio. I media statunitensi hanno praticamente ignorato anche la ghiotta, per certi aspetti, notizia del sequestro operato dall'FBI a Londra dei server di Indymedia. I media Usa, cosí gelosi difensori della libertá di stampa...Come ha scritto un commentatore indipendente, il sequestro dei server IMC é un atto di totalitarismo, e puzza fino in cielo. Ma il silenzio assordante della stampa pesa forse ancora di piú15.7.
2005-06-21