Tra premi e veleni

Indymedia, e i suoi nodi locali, hanno meritato in questi anni un certo numero di premi, elogi, riconoscimenti.

Indymedia é stata candidata, ad esempio, ai web awards, nella categoria attivismo.

Il rapporto dell'istituto Eurispes per il 2002 ha parlato di Indymedia come del caso piú rappresentativo di un panorama in cui

l'informazione d'opposizione, attingendo alle innumerevoli risorse di Internet, ha colto il mutamento capendo l'esigenza di adattarvi modalitá e contenuti, determinando il costituirsi di una vera e propria rete mediatica indipendente e vastissima che comprende giornalisti professionisti, ma anche - ed e' questo il fenomeno che si colloca alla base della nuova concezione dell'informazione come luogo dell'espressione senza censure - persone dalle provenienze piu' disparate: cinema, televisione, centri sociali, videomaker, hackers, e piú in generale, chiunque voglia esserci.

Questa 'nuova etica' giornalistica che gli stessi protagonisti di tale rete proclamano quasi come loro Manifesto, é supportata anche nella scelta di soluzioni informatiche all'interno dei siti che agevolino una gestione orizzontale ed autonoma dell'informazione. 15.8.

La rivista wired, da anni uno dei punti di riferimento della tecno-elite di internet, ha scritto, in occasione del vertice ONU Millenium Summit del 2000, che

A molti newyorkesi sembra che il sito web 'open source open content' Indymedia stia facendo un lavoro migliore nel senso di offrire le notizie reali rispetto ai media mainstream, nonostante la cittá abbia rifiutato gli accrediti stampa agli attivisti di questo e altri siti web no profit

La prestigiosa Columbia Journalism Review ha dedicato un articolo dettagliato al fenomeno IMC (Beckermann, 2003).

Il video sui giorni di Genova 2001 prodotto da Indymedia UK, a cui inizialmente avevano lavorato anche attivisti italiani, é stato invitato alla Mostra del Cinema di Venezia (alla quale non ha poi partecipato, su insistenza di IMC Italia).

Il sole 24 ore, quotidiano confindustriale, ha parlato di Indymedia come di un progetto valido e alternativo.

La rivista media development ha dedicato quasi un intero numero all'IMC. La fanzine punk planet, un monografico intero. Lo Z net institute ha curato una settimana di seminari, con gli attivisti nordamericani come protagonisti, a spiegare le ragioni di un successo planetario.

Allo stesso tempo Indymedia viene presentata come spazio web immondo, progetto vergognoso, nel salotto politico e televisivo di Raiuno Porta a Porta. L'IMC é oggetto di attenzioni, o meglio attacchi, in un certo numero di puntate del programma.

vespa che nella sua arrogante ignoranza, dal suo tragicomico salotto politico sul primo canale pubblico tv, come sempre impietoso con i deboli e leccaculo dei potenti, esempio del peggiore pseudogiornalismo, non perde occasione per attaccare indymedia, facile bersaglio delle castronerie sue e di alcuni suoi ospiti, tanto eccellenti quanto imbecilli, nonché di invocare censure. 15.9.

Nell'Agosto del 2002 a partire all'attacco é il settimanale Panorama. Un reportage dal titolo 'C'é posta per le BR', che parla della lotta armata dei gruppuscoli che fanno capo alle nuove brigate rosse, spiega i legami che l'eversione brigatista avrebbe con le realtá dei movimenti antagonisti, ne traccia i percorsi di contiguitá in internet. Ci sono siti definiti estremisti che fornirebbero sia sostegno ideologico che terreno di coltura per le nuove BR. La foto scelta per illustrare il reportage é una schermata di computer, con l'home page del sito di Indymedia Italia15.10.

Nuovi mondi media, editore di Information Guerrilla, querela Panorama, e il giornalista autore del servizio. Panorama pubblica una rettifica.

Indymedia Italia scrive una feature, tutto tranne che infiammata:

Abbiamo letto la posta.

Ci lusinga l'attenzione che Panorama ci ha rivolto nell'ambito dell'articolo apparso sul numero 34/2002 della rivista e sul sito , intitolato 'C'é posta per le BR' e sottotitolato Terrorismo - Attacco virtuale al cuore dello stato. Pensiamo di non meritarla. Indymedia offre una copertura diversa dai media istituzionali e commerciali ed é organizzata in modo molto diverso rispetto ai tradizionali mezzi di comunicazione: forse é proprio il motivo per cui questo tipo di informazione é sempre al centro dell'attenzione...15.11.

Indymedia sceglie un profilo basso. Il che non significa che non sappia, in altri frangenti, segnare stoccate pungenti.

Visto che i giornalisti fanno tanto (bel) parlare di controllo delle fonti, responsabilitá editoriale, deontologia professionale, et cetera come si spiega quanto segue? Quando il giudice per le indagini preliminari che sta indagando sugli abusi commessi a Napoli, in occasione delle manifestazioni contro il Global Forum, nel Marzo 2001, chiede gli arresti domiciliari per i poliziotti indagati perché potrebbero a suo dire inquinare le prove...

Il GIP ha richiesto gli arresti domiciliari dei sei poliziotti ritenendo in pericolo i testimoni, eppure agenzie, giornali e televisioni si sono affrettate a pubblicare riferimenti utili ad indentificarli, come la cittá e l'area di appartenenza politica.

Una responsabilitá che si sono assunti i direttori di Unitá e La Nazione (che hanno pubblicato nomi e cognomi per intero di tutti) , La Stampa (che cita nome e cognome di un testimone defindendolo addirittura un 'giornalista' di Indymedia) e Repubblica, AGI e ANSA (che pubblicano nomi con cognomi puntati)15.12.

Fughe di notizie orchestrate. Veline gonfiate. Anche di queste tristezze, oltre che di grandi successi, sono fatti la politica e il giornalismo istituzionale.

2005-06-21