Tragi-commedie

Dopo l'articolo di Luca Telese pubblicato sul Giornale a proposito del giochino del Kamikaze presente su Indymedia e il successivo servizio della Sette, mi chiedo davvero se sia onesto fare informazione di questo tipo. Pensare e fare credere ai tanti che di internet ancora non ci capiscono un benaeamato tubo che tutti quelli che si dichiarano no global siano degli assassini assetati di sangue15.13.

La copertura del fenomeno Indymedia offerta da 'il giornale', 'la padania' e 'libero' é di quelle che non sai se ridere o piangere. Il giornale aveva iniziato presto, prima di tutti: giá in occasione della marcia della pace straordinaria Perugia-Assisi parlava degli attivisti di Indymedia che proiettavano il video realizzato dall'IMC sui giorni di Genova: finti black-block.

Dopo lo scontro a fuoco su un treno, ad Arezzo, tra neobrigatisti e forze dell'ordine, ecco l'attacco al newswire di Indymedia, che ospita commenti insostenibili. Il direttore de 'il giornale', in particolare, spinge una vera e propria campagna di sensibilizzazione rispetto al pericolo rappresentato da Indymedia: si fa intervistare dal quotidiano on-line 'il nuovo', va ospite, e spara a zero sull'IMC, a Porta a Porta.

Come in altre occasioni, Indymedia non reagisce, e invece gruppi di utenti del sito si mobilitano, firmano petizioni, scrivono appelli, mandano lettere di protesta.

I ragazzi del sito ilfocolaio, che bazzicano anche su Indymedia si indignano parecchio, scrivono a Belpietro. Il quale, da vero democratico, pubblica la loro lettera al direttore, e risponde.

Invece di indignarvi per le mie dichiarazioni durante Porta a Porta provate a scorrere cosa scrivono alcuni giovani sul sito di Indymedia, noto agli addetti ai lavori per dar voce ai noglobal.

Per vostra comoditá vi sintetizzo le frasi di un tizio che si fa chiamare Wagner: 'La vita di uno sbirro vale meno di una merda secca'. Un certo G.C. rende invece: 'Onore alla compagna Desdemona Lioce, vittima della violenta repressione delle forze dell'ordine', mentre Luigino si dice 'felice che qualcuno ogni tanto ne accoppi uno', di agente ovviamente.

Come vedete, cari ragazzi controinformati ed antagonisti dire che nel mondo noglobal i brigatisti possano cercare manovali da ingaggiare come terroristi non é una banalitá ma una agghiacciante realtá.

I ragazzi de ilfocolaio gli scriveranno di nuovo, spiegandogli che su Indymedia la pubbicazione é aperta a tutti, e che a voler ben vedere la rete pullula di siti deliranti di fascisti, nazisti, estremisti vari - dei quali nessuno invoca la chiusura un giorno sí e l'altro pure.

'Libero' si associa all'azione di sciacallaggio e parla di sito web, quello di Indymedia Italia, su cui 'viaggia l'invito a uccidere'. Il titolo, emblematico, di questo gran pezzo di giornalismo: 'Quei pacifisti che difendono le BR'15.14.

Il quotidiano 'la padania' fa la cosa piú semplice. Costruisce i propri articoli/denuncia copia-incollando pezzi di contributi apparsi sul newswire di Indymedia. Ogni volta che succede qualcosa di controverso, il notiziario aperto IMC offre gli spunti per un reportage che mostri quanto Indymedia é squallida. In caso, proprio perché la pubblicazione é libera, si puó aiutare il newswire a diventare un po' piú sconcio.

E arriviamo a (quasi) oggi, con un episodio che é sí tragi-comico ma anche pieno di surrealismo, e come tale forse avrebbe meritato uno spazio a sé. (Surrealtá).

Siamo nei giorni del sequestro, in Iraq, delle due cooperanti italiane di nome Simona. Il quotidiano genovese Secolo XIX pubblica uno scoop. Scoperta una pista italiana. Sarebbero anarco-insurrezionalisti genovesi, con l'aiuto di militanti islamici residenti nel nostro paese, gli autori dei video messaggi che rivendicavano il sequestro delle due Simone. I servizi segreti starebbero seguendo una pista che dall'Iraq porta all'Italia, e svela un piano eversivo complesso, studiato nei dettagli. Due tecnici di Indymedia sarebbero coinvolti per avere fornito il supporto tecnico necessario.

Un'informativa riservatissima inviata nei giorni scorsi dai servizi segreti al ministero degli Esteri. Ricostruisce, l'intelligence, i passi di un progetto mediatico articolato e complesso. Una vicenda che intreccia falsi comunicati di minaccia alla notizia (che si è poi rivelata falsa) dell'esecuzione delle due Simone; l'attività di un gruppo anarco-insurrezionalista alla chiusura, da parte dell'Fbi, dei server del sito antagonista Indymedia (...)

Utilizzare internet per creare, in Italia, un sentimento diffuso di inquietudine e di paura. Una strategia mirata, un bersaglio preciso: il governo Berlusconi15.15.

Il giorno dopo, Libero sceglie di aprire proprio con lo scoop realizzato a Genova il giorno prima. Il resto del Carlino, la nazione, e il giorno. Sono parte dello stesso gruppo editoriale, e lavorano in sinergia: i tre quotidiani pubblicano lo stesso identico articolo. Tutti gli altri, giornali e tv, tacciono.

Ecco i titoli di Libero del 24 Ottobre 2004:

Anarchici e giottini alleati di Bin Laden: un rapporto dei servizi segreti.

Gli aiutanti dei tagliagole sono no global italiani.

Le minacce di morte sui siti islamici contro Berlusconi partite dal nostro paese.

Made in Italy anche il falso annuncio della decapitazione delle due Simone.

Pista Indymedia

Le foto di Berlusconi e Bin Laden, simpaticamente una a fianco all'altra, completano il lancio del servizio. Che non va tanto per il sottile:

Non hanno le mani sporche di sangue, neanche di inchiostro: si sono limitati a picchiare sui tasti di un computer. Non credono in Allah, non conoscono il Corano. Però gli piace un sacco il lavoro praticato da Al Qaeda: sottomettere l'Occidente, con le bombe e con le minacce. Loro danno una mano. (...)

Per riuscire meglio nel loro intento si sono serviti di esperti legati ad Indymedia, il ben noto sito dove anche chi scrive ha avuto l'onore di essere indicato come un ricercato.

Qualcuno giá minimizza. Non sono fiancheggiatori del terrorismo. Hanno messo la barba di Osama per indebolire Berlusconi, venialitá. Balle.

Quello informatico é l'altra faccia del terrorismo15.16.

Il punto é: perché i vari tg e corsera non dicono nulla? Perché

si tratta di una bufala. La 'rivendicazione' arriva il giorno stesso, proprio su Indymedia.

Con un post sul newswire: 'siamo stati noi'.

Da fonti dei servizi segreti apprendiamo che il Secolo XIX è stato oggetto di una feroce burla. Giovani ed annoiati genovesi hanno confezionato una falsa notizia, mescolando i soggetti piú nominati dalla stampa di destra e dai teorici del terrore inesistente, quindi l'hanno propinata agli sprovveduti, quanto ignari, giornalisti del Secolo XIX.

Un minestrone perfetto che riunisce tutti gli stereotipi impossibili tanto cari alla destra: le due Simone, gli anarcoinsurrezionalisti, indymedia, e ovviamente l'islamico cattivo. (...)

Il Secolo e Libero, utili neanche ad incartare il pesce!

Questa gente dovrebbe prendere posto nelle patrie galere, sostituendo il centinaio di 'islamici' finora accusati ingiustamente dai 'servizi' che tanto stimano.

Assassini della verità, questa a ve la meritate tutta:

PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!15.17.

Indymedia, dal canto suo, risponde ai veleni con quella che ormai é diventata parte di una strategia di contrattacco. La feature ironica.

A Pollolandia gira voce che i tecnici di Indymedia siano stati scoperti! A dispetto della tecnologia e delle distanze spazio temporali, i servizi segreti li avrebbero indyviduati in compagnia delle due Simone, di due anarchici e di un islamico. Pare fumassero un narghilé di produzione afghana nel retro di un non meglio precisato caffé turco. La questione é rimbalzata sulla prima pagina di un affidabile quotidiano genovese a firma del noto premio Pulitzer Don Abbondio il quale dopo aver controllato le sue fonti ha deciso che i due tecnici altri non erano se non Lucky Luke e Tex Willer.

Del caso hanno allora deciso, fiduciosi, di occuparsi il mitico Battista del quotidiano Free Quack e altri importanti giornali. Nella prima pagina del quotidiano paperoniano inoltre troneggiava l'effige del grande statista italiano Don Rodrigo. Persino il tg della tivvú piú grande che Paperon De Paperoni ha voluto costruire nell'elegante quartiere di Paperopoli 3 ha dedicato un discreto spazio alla appetibile news. La paura é che il sito di indymedia altro non faccia che assecondare i loschi fini del feroce Saladino15.18.

2005-06-21