Italy-press: ufficio stampa anomalo e geniale

Italy-press é solo l'ennesima maling list che ospita un gruppo di lavoro dentro Indymedia Italia.

Quando fu proposta, nel Settembre del 2001, ci fu una discussione abbastanza accesa: si voleva evitare che il rapporto con gli altri media diventasse appannaggio di un gruppetto. Si trattava di un'area strategica, e Indymedia Italia non aveva esattamente chiarissime le proprie intenzioni: zero rapporti, o invece rapporti protetti, o promiscuitá creativa o...

Si disse sí al gruppo di lavoro a patto che restasse aperto, orizzontale, trasparente, facesse resoconti periodici che tenessero informato il resto della comunitá. Italy-press ha funzionato benissimo.

Da allora ha gestito - non moltissime, alcune decine - le interviste che Indymedia Italia ha rilasciato agli altri media. Non tutte, nel senso che comunque gli attivisti parlano sempre e solo a titolo individuale, e quello di italy-press é un passaggio prezioso ma facoltativo.

Su italy-press le domande del fanzinaro di provincia ricevono la stessa attenzione di quelle sottoposte dalla firma eminente della testata famosa (che di fatto fino ad oggi non ha poi avuto sto gran dialogo con l'ufficio stampa virtuale e affidabilissimo di Indymedia Italia).

Italy-press é l'evoluzione virtuosa del modus operandi grazie al quale m e s avevano nell'estate del 2001 dialogato a piú riprese con un giornalista de il sole 24 ore, con il risulato che sul quotidiano economico era uscito un articolo che era piaciuto a tutti.

L'esempio piú bello, tra i tanti, di funzionamento egregio di italy-press, é l'intervista che sta alla base dell'articolo pubblicato a firma di Luca Castelli nella rubrica Mediapolis del settimanale musicale Mucchio Selvaggio

Come avviene, di solito, un'intervista? Beh, innanzitutto cé' una parte che fa le domande e un'altra che risponde (non necessariamente le due parti devono essere rappresentate da un'unica persona). Poi, in genere l'intervista segue i concetti aristotelici dell'unitá di spazio e tempo (molto spesso con la complicitá tecnologica di un telefono). E nella gran parte dei casi, viene pubblicata sotto forma di botta e risposta. Tre requisiti necessari che, in un colpo solo, crollano quando ti viene in mente di 'intervistare' Indymedia.

(...) minimizzare la sua importanza e considerarlo solo l'ennesimo fenomeno da baraccone reso possibile da Internet (come fanno, con atteggiamento snobistico, certi Giornalisti con la G maiuscola) sarebbe un errore ancora piú grave. Perché oltre al confronto e al volontariato, Indymedia é basato su un terzo pilastro fondamentale, la testimonianza diretta dell'attivista che partecipa o assiste all'evento e quindi lo racconta sul sito. Una merce decisamente rara, in quest'epoca in cui il novanta per cento del 'giornalismo' (anche il nostro, anche quello musicale) altro non é che una rimasticatura dei lanci delle agenzie e dei comunicati stampa. Con la figura dell'inviato che é sparita dai contratti nazionali e con i grandi quotidiani che tagliano le corrispondenze estere perché per avere le notizie ormai basta guardare la Cnn15.21.

Premiata macelleria Indymedia...

15 Maggio 2002. Il settimanale 'il diario', tradizionalmente vicino alla sinistra, anche a quella meno istituzionale e piú interessata alle dinamiche di piazza, sceglie di occuparsi di Indymedia. Motivo, o pretesto, alcune fotografie, che girano in rete tramite e-mail e forum, che raffigurano cadaveri, indicati come palestinesi, e come risultata di un'offensiva militare israeliana nella cittadina di Jenin. Un cronista de 'il diario' decide di verificare la veridicitá delle foto, e non trova conferme - anzi, ottiene solo grossi dubbi. Scopre che oltre che in decine di altri spazi virtuali le fotografie sono state pubblicate sul newswire di alcuni siti della rete IMC. E parte all'attacco

Che tipo di informazione é quella di un sito come Indymedia che, accostando un servizio di informazione reale e indipendente a vario pattume, raccolto in giro o postato da anonimi lettori rende di fatto impossibile distinguere ció che é realmente successo da quello che si vorrebbe fosse successo per sostenere le proprie tesi?15.22.

Si scatena un putiferio. Meglio, fioccano commenti, ironie, critiche, insulti. Il tutto, ovviamente, sul newswire del sito web di Indymedia. Lo spazio commenti serve a questo, no? A dire la propria. L'articolo di Giacomo Papi viene copiato nel notiziario di Indymedia. I lettori, gli attivisti, lo contestano.

Indymedia non ha redazione e che si basa sull'Open Publishing, che vuol dire 'tutti pubblicano', anche cose false, che verrano poi smentite magari da altri, meglio informati, come te.

Peró quello che viene pubblicato qui, per fortuna, non assume quell'aura di veritá solo perché 'lo ha detto indymedia', al contrario delle decide di notizie false che passano ogni giorno sui media mainstream, che diventano vere perche' 'l'ho letto sul giornale'.

Del resto é il normale comportamento di chi si sente casta elitaria chiedere 'responsabili' che siano designati piuttosto che aiutare a responsabilizzare e contribuire ad aumentare il senso critico con cui le notizie vanno percepite.

Adesso vado su diario.it a cercare un articolo che critichi i giornalisti professionisti per la storia della pubblicazione dei nomi dei denuncianti dei poliziotti di Napoli. Ho come il timore che non troveró nulla15.23.

Lo stesso Giacomo Papi interviene nel thread, e dice la propria. Dice che ha esagerato volutamente, e che voleva proprio scatenare una polemica, per aprire un confronto sulle responsabilitá di chi fa informazione on-line.

Le critiche non si placano:

Se voglio un'affettatrice non cerco di usare la sega circolare che ho in cantina, e se mi faccio male perché ho usato la sega circolare per tagliare una fettina di salame non me la prendo con il costruttore delle seghe circolari.

Ovvero: l'Open Publishing non serve a fare mainstream media, ok?

Se non hai voglia di fare fatica cannibalizzi l'ANSA oppure vai dai tuoi colleghi e gli chiedi se gentilmente ti danno gratis il loro lavoro (e vedi che cosa ti rispondono :-).

Mi sa che i signorini del mainstream si sono abituati male: abusano di Indymedia e poi si lamentano della qualitá del servizio...

Il newswire é notizia pura e grezza, se vuoi puoi cercare di verificarla e poi costruirci un articolo sopra, altrimenti puoi aspettare di sentire piú campane e vedere come butta, ma lamentarsi perché Indy non é arcaica, patriarcale e verticistica come i Mainstream mi sembra veramente idiota15.24.

Un'altra attivista si addentra, con speranzoso e paziente spirito didattico (didascalico), nel funzionamento degli strumenti che l'IMC offre ai propri utentiUn'altra attivista si addentra, con speranzoso e paziente spirito didattico (didascalico), nel funzionamento degli strumenti che l'IMC offre ai propri utenti:

E' per questo che esiste questa 'area commenti'. Ci teniamo molto: perché contiamo sui commenti intelligenti, e sull'intelligenza di chi li legge, per bilanciare contributi falsi, tendenziosi o equivoci.

Vengono rimossi dal newswire solo i post esplicitamente fascisti, razzisti, sessisti. Questa é Indymedia.

E' una scelta, meditata, discussa, figlia di elaborazione lunga e permanente.

Papi tiene botta, argomenta che sul web non si ha a che fare con dei lettori ma con dei navigatori, i quali hanno poco tempo a disposizione, e deve selezionare l'informazione in un contesto che piú che un contenitore sembra una discarica. Pretendere che gli utenti esercito in modo autonomo uno spirito critico é secondo lui un atteggiamento da club esclusivo, elitista.

La sua conclusione, con la quale non possiamo concordare, non fosse altro per il riferimento opinabilissimo alla categoria concettuale della veritá, é che:

l'unica cosa che possiamo fare (non é questione di indy e mainstream) é avere ben chiaro che quello che pubblichiamo non deve, per quanto possibile, prestarsi a essere frainteso e deve, sempre per quanto possibile, essere vero15.25.

2005-06-21