I server di Indymedia vengono disconnessi dalla rete nel pomeriggio di Giovedí 7 Ottobre. Poche ore dopo, esce il primo comunicato stampa della rete IMC. I dati in possesso di Indymedia sono scarsissimi. Si sa che delle autoritá - presumibilmente l'FBI - si sono presentate presso il provider londinese dell'IMC, con un ordine giudiziario, e si sono fatte consegnare gli hard disk dei computer su cui sono ospitati, tra le altre cose, venti siti web di Indymedia. Uno dei venti, é quello di Indymedia Italia.
La notizia rimbalza sui siti e forum di mezzo mondo, in particolare in quelli che trattano di tematiche legate all'informatica. Non si capisce bene cosa stia succedendo, ma pare decisamente grave. Si cerca di capire la causa dell'accaduto: si fanno strada ipotesi ben diverse tra loro, tutte comunque centrate sulla presenza in uno dei siti IMC ospitati sul server di contenuti non graditi. Si parla di una pista svizzera, di una possibilitá legata a delle foto comparse su un sito IMC francese. Si cerca di capire se l'Italia puó centrare qualcosa.
Rackspace, l'internet service provider, inizialmente dice di non poter dare nessuna informazione a Indymedia. Successivamente, emette un comunicato scarnissimo in cui dichiara di avere agito 'comportandosi da buon cittadino'. Due giorni dopo un portavoce FBI dichiara che l'agenzia ha agito su richiesta di un paese terzo: prendono corpo la pista svizzera e quella italiana.
In mancanza di informazioni certe, proliferano le congetture. Si capirá, poi, con un grado di certezza alto, per quanto non assoluto, che all'origine del tutto vi é una richiesta della procura di Bologna, che indaga su un micro-attentato rivendicato dalla Federazione Anarchica Informale. Il newswire di IMC Italia ospita una copia della rivendicazione15.27.
Internet in subbuglio, e fuori dalla rete tutti i media tacciono. In Italia, il manifesto scrive un trafiletto minimo, sabato. Poi, domenica, la copertina: zeromedia. Anche liberazione fa la prima sul sequestro. I dati a questo punto sono qualcuno di piú, anche se il mistero resta fitto.
Giornali e telegiornali, nei giorni seguenti, daranno tutti notizia dell'accaduto. E veicoleranno le tantissime reazioni politiche. L'esultanza di AN, le richieste di chiarimenti da parte di parlamentari del centro-sinistra.
Il giornale che in generale sembra seguire con maggiore competenza e ricchezza di dettagli la questione é l'unitá, nella sua versione on-line.
Eppure, per tre o quattro giorni, fuori dalla rete, era regnato il silenzio. Indifferenza? Disinteresse?
Secondo l'opinione di uno dei tanti giornalisti indipendenti che partecipano all'esperienza di 'reporter associati':
Indymedia nel suo anonimo modo di stare al mondo é un muro di strada, su cui mettere svastiche o graffiti, poco di piú, la verità é che Indymedia accanto a molto teppismo da svastiche, ha anche pubblicato pregevoli graffiti. Potremmo fare nomi e cognomi, non li facciamo perché crediamo nell'alleanza di chi vuole fare informazione, senza secondi fini.
Esistono giornalisti di grandi testate che lavorano con Indymedia aperto al mattino, pomeriggio e sera, é ovvio non c'é di che essere allegri di questi tempi, pochi parlano l'arabo e ad andarci in Irak si corre il rischio di far la fine di Baldoni, molto piú sicuro starsene su Indymedia a prendere le notizie, in fondo é nobile anche il mestiere di colui che screma, che valuta se una notizia sia svastica o affresco.
Il problema subentra quando Indymedia o l'ipotetico 'Charly di Indymedia' diventa il 'secondo fonti internet' o ancora peggio nome e cognome dell'articolista della grande testata che pubblicherá e dará credibilitá alla notizia. Per questo oggi la stampa ufficiale tace, ignora Indymedia e internet tutto, lascia che il vandalismo politico non distingua tra svastica e affresco. E' la paura di ammettere: 'é vero io attingo proprio da lí15.28.
Quella proposta qui sopra é una possibile chiave di lettura. Vorrei affiancarvene un'altra. Le notizie che filtravano erano iper-scarne. Tutti i protagonisti tacevano. Indymedia parlava, ma non aveva cosí tante cose da poter dire: denunciare la repressione, e la situazione kafkiana in cui si trovava, per cui non sapeva di cosa era accusata, né da chi.
Indymedia Italia ha parlato di 'globalizzazione dell'inquisizione': polizia statunitense, che agisce in territorio inglese, su richiesta svizzera o forse italiana, probabilmente per delle foto pubblicate su un sito web francese. Era un inizio di storia, una contestualizzazione possibile.
Una storia che nessuno ha raccontato, alla fine. Qualche giorno dopo il frame é diventato quello del mistero. Restituzione degli hard disk, muta, e impossibilitá di ottenere un commento con dei contenuti reali da una qualsiasi delle parti in causa. Sequenza di no comment.
Inquietante, certo. Poco spettacolare. Indymedia Italia era in riunione nazionale in quel di Genova, quello stesso fine settimana, e ha speso due ore per decidere con quali modalitá rilasciare un'intervista al tg3.
Niente volti, niente voci. L'inquadratura di un sito web non é poi cosí favolosamente telegenica. Immagini di repertorio del quartier generale dell'FBI. Serve ben altro, per 'bucare' in tv.
I grandi media hanno semi ignorato l'accaduto. I piccoli, quelli in rete, quelli di movimento, quelli amatoriali, le fanzine, i siti web personali, i forum di perfetti sconosciuti, l'hanno presa molto sul serio.
Molte, ovviamente, le testimonianze di solidarietá da parte di altri progetti antagonisti, e da realtá politiche di base. La chiusura di Indymedia é inaccettabile, perché l'IMC é un patrimonio collettivo. Indymedia é di chi la fa. Indymedia é di tutti noi.
Znet, storico alleato degli IMC statunitensi, prende una posizione chiarissima, e molto lucida. La sezione italiana del progetto traduce il testo, e lo propone a Indymedia Italia.
Se avete mai visitato un sito Indymedia, se avete mai inviato messaggi, post o un qualsiasi commento, allora, per favore, considerate questo episodio non come un attacco ad Indymedia in particolare, ma come un attacco a voi stessi.
I volontari di Indymedia sono pochi in termini numerici e il contenuto del sito non riesce a rappresentare, quantitativamente parlando, tutto ció che viene prodotto dalle centinaia di migliaia di persone che hanno contribuito al sito in questi ultimi cinque anni. L'FBI si é appropriata di un pezzo insostituibuile della nostra storia collettiva15.29.
2005-06-21