Studiare l'IMC.
Una collezione, aggiornata regolarmente, di pubblicazioni (articoli, tesi, capitoli di saggi) che hanno come argomento Indymedia e' disponibile presso l'Indymedia Documentation Project15.31 L'indice in questione anche se sicuramente non é completo é il miglior punto di partenza esistente, al momento, per chi desidera farsi un'idea di che cosa sia stato studiato, fino a oggi, della rete IMC, in che modo, e da chi.
Le pubblicazioni raccolte sono in inglese15.32.
Il numero di studi sul fenomeno IMC, molto esiguo fino a un paio di anni fa, é in rapido e costante aumento. Di fronte alla crescita di contatti, richiesta di informazioni e interviste, Indymedia UK ha elaborato un testo che contiene le linee guida utilizzate dall'IMC inglese per rapportarsi con studenti, ricercatori e giornalisti desiderosi di scrivere materiali di approfondimento.
Indymedia é una rete di volontari dedicati al cambiamento sociale. Il nostro interesse primario é gestire i siti web Indymedia e promuovere la rete Indymedia on-line e off-line. Per questo partecipiamo solo in alcuni progetti di ricerca.
La nostra decisione dipende da svariati fattori. Ad esempio: é probabile che la ricerca crei dibattiti e risultati che sono interessanti per noi come individui o come collettivi? Il ricercatore é trasparente rispetto alle sue motivazioni, metodologia, quadro teorico, ipotesi? I risultati e le teorie saranno discussi con Indymedia prima di essere pubblicati? Vi é apertura rispetto a modelli di ricerca collaborativi? Questione dell'autorialitá - relazioni tra i ricercatori e gli oggetti della ricerca? Tempo - siamo occupati al momento nel progetto di copertura di qualche evento principale? E infine - c'é qualcuno che ha interesse a offrire parte del proprio tempo in questo progetto al momento? 15.33.
Il testo prosegue spiegando che chiunque é incoraggiato a studiare il newswire, la colonna centrale, e gli altri elementi che compongono il sito web IMC. I contenuti sono generalmente rilasciati sotto licenze libere, di tipo GNU o Creative Commons, e quindi possono essere riutilizzati semplicemente citando la fonte di provenienza.
I ricercatori sono invitati a rilasciare sotto licenze libere i propri studi sull'IMC, a renderli disponibili on-line, a segnalare a Indymedia l'avvenuta pubblicazione o presentazione degli stessi.
Circa l'esigenza, espressa da molti studiosi, di sottoporre questionari o realizzare interviste qualitative, si allerta circa possibili difficoltá incontrabili in questo senso:
Essendo una rete decentralizzata di volontari, Indymedia non possiede un quartier generale, né un punto di contatto pre i ricercatori, né un ufficio stampa, né dei portavoce. Nessuna persona o gruppo puó parlare a nome del network Indymedia.
Tuttavia, alcuni volontari possono decidere di partecipare al vostro progetto a livello individuale. Non serve ottenere alcun permesso per intervistare singoli che sono d'accordo nel partecipare 15.34.
Mentre a livello giornalistico abbiamo accesso a materiali elogiativi ma anche a critiche ferocissime, a livello accademico, dove la motivazione scandalistica é quasi assente, e anche l'odio politico é concretamente ridimensionato , sembra esistere una sostanziale unanimitá nell'evidenziare gli elementi di innovazione e i pregi del modello di informazione proposto da Indymedia.
Studi come quelli di Uzelman (2002), Pickerill (2003), Platon e Deuze (2003) sono certamente tra le basi milgiori per la costruzione di una futura, ipotetica (auspicabile?) 'scienza', sugli IMC.
In Italia la pioniera dell'indagine sul fenomeno Indymedia é Paoli (2002). Sicuramente sono state scritte altre cose, a livello universitario (che peró non sono riuscito a conoscere). Pasquinelli (2002) parla, in qualche modo, di Indymedia Italia. Scotti (2003) ne scrive, in modo convincente, all'interno di un paragone che mira a confrontare il modello informativo della rete IMC con quello del network CNN.
Di recente, Freschi ha annunciato su italy-list che sta preparando una ricerca su Indymedia. Si tratta di
un lavoro serio, promettente, su movimenti e nuovi media, con la rete IMC come case study principe.
In attesa di leggere nuovi approcci, sottoscriviamo con piacere le parole di Jankowsky e Jansen:
lo studio serio, sistematico di Indymedia quasi non é ancora cominciato. La maggior parte dei lavori, come questo, sono esplorativi e preliminari15.35.
Indymedia é citata in una quantitá di altri lavori accademici, pur focalizzati su altri temi. Per Levy é un esempio di realizzazione dell'intelligenza collettiva, per Castells (2001) rappresenta il principale strumento di informazione del movimento contro la globalizzazione capitalista.
Suggestiva l'evocazione di Indymedia proposta da Zambelli, in uno studio centrato sul network di radio comunitarie Radiogap
Ha trasformato quello che era lo scrivere su un muro in una azione digitale dai caratteri cubitali, visibili in tutto il mondo, arricchita di immagini in movimento e musica di sottofondo 15.36.
La ricchezza del progetto IMC é messa in luce, con eleganza, da Surman:
Indymedia é come un negozio di dolciumi, pieno di qualunque cosa che un attivista che produce media possa desiderare 15.37.
Per chiudere, qualche saccente indicazione su possibili percorsi di ricerca.
Avrebbe molto da dire su Indymedia un approccio di tipo semiotico, che indagasse ad esempio la produzione via web di un IMC come grandioso, complesso, polisemico (iper)testo.In questa prospettiva, se é vero, come é vero, che
il testo si attende un lettore ideale, e non un qualunque tipo di lettore15.38sarebbe meritevole esplorare quali sono le caratteristiche di questo lettore modello, che Indymedia, come ogni testo, disegna, prevede, e inscrive in sé come simulacro.
Mi piacerebbe leggere qualcosa su Indymedia in termini di contratto di lettura, che un IMC stabilisce, e implicitamente firma, con i propri utenti. Si tratterebbe di esaminare, al di qua del livello di manifestazione, dove trovano esplicitazione temi e contenuti offerti, quali sono i dispositivi enunciazionali che entrano in gioco. E' facile immaginare che la strategia di un progetto come Indymedia sia sbilanciata verso l'asse della complicitá (Veron, citato in Grandi, 1994: 83), piuttosto che quello della distanza, considerato l'altissimo livello di interazione che é proposto al lettore/utente, che a tutti gli effetti si trasfigura in co-enunciatore.
Ma avrebbe anche senso utilizzare una tecnica del tutto differente, di tipo quantitativo, di analisi dei contenuti, per indagare ad esempio il notiziario informativo aperto dell'IMC italiano. Si potrebbe prenderlo in un determinato momento, 'congelarló e studiarlo. Ma si potrebbe anche fare una comparazione, tra due stadi temporali differenti dello stesso newswire, cosí come piuttosto tra newswire differenti considerati nello stesso momento15.39.
Si potrebbe studiare Indymedia, in Italia o come rete internazionale, in termini antropologici, etnografici, cercando di descrivere la cultura che l'IMC crea, promuove, esprime, come sotto-gruppo sociale.
In alternativa, si potrebbe confrontare l'evoluzione di progetti simili, dentro la grande rete IMC: ad esempio effettuare una comparazione tra la lista www-features, dedicata ai contributi della colonna centrale del sito www.indymedia.org, e italy-editorial, mailing list con funzioni simili a livello italiano. Da somiglianze e differenze si potrebbero trarre lezioni interessanti.
Mi piacerebbe molto che qualcuno mettesse le mani, sue, accademiche, nel forum di Indymedia Italia. Sguazzasse nel caos, convivesse con il delirio, e (ri)uscisse a raccontarcelo15.40.
Sarebbe, infine, interessante indagare il fenomeno IMC attraverso l'approccio noto come modello degli usi e delle gratificazioni. In questa cornice, si tratterebbe di valutare quali sono i bisogni che gli utenti - o gli attivisti - soddisfano rapportandosi con Indymedia: a livello cognitivo, ovviamente, ma anche in ambito affettivo ed estetico, in termini di rafforzamento del proprio livello di integrazione, e, componente anche questa presente, in ogni caso, in termini di evasione15.41
2005-06-21