La sfida di Indymedia

Re-inventare la comunicazione di massa. Alterare, corto-circuitandole, le dinamiche di produzione e distribuzione dell'informazione - pratiche, modelli, valori, routines, strategie.
Combinare creativamente il potenziale offerto dalla nuove tecnologie e la volontá degli attivisti di ribaltare lo status quo presente.

Indymedia é sicuramente molto ambiziosa. Non per questo cessa di essere pragmatica.

Il progetto, sia a livello italiano che in termini di rete internazionale, ha affrontato in questi anni un processo progressivo di strutturazione. Debole, incerta, costantemente rinegoziata strutturazione.

Strutturazione imposta dagli eventi, dall'evoluzione delle situazioni, vissuta con un certo timore dalla maggior parte degli attivisti della rete IMC, assolutamente determinati a impedire una qualsiasi evoluzione istituzionale non necessaria del progetto. Processo di evoluzione che é avvenuto ed avviene - e in base al quale, per fare un esempio tra molti, la rete IMC internazionale ha accettato che un nodo Indymedia locale, statunitense, costituitosi in ONG, funzioni come sponsor fiscale dell'intero network16.2 - anche se la preoccupazione con i propri principi, e i propri valori, fa si che la comunitá degli attivisti rallenti consapevolmente ogni accellerazione del mutamento.

La coscienza dell'importanza dei propri metodi e ideali é tale per cui si sceglie, spesso, di rinunciare a una certa quantitá di efficenza (e di efficacia) per mantenersi ancorati a procedure messe in campo per garantire che gli strumenti impiegati siano quello che si desidera: orizzontali, aperti, trasparenti, ...

Da un lato ha perfettamente ragione Lebkowsky (1999) quando sostiene che la democraticitá é un concetto ombrello, molto comodo e vago, che non merita di essere perseguito come obiettivo.

D'altro canto possiamo peró dire che se si ha in testa - e questa maturitá la comunitá degli attivisti IMC ha dimostrato in svariate occasioni di possederla - qualcosa di piú definito che un vago richiamo all'ideale democratico, ovvero se il termine passa a designare un orizzonte, un luogo delle idee, in cui convivono, fondando la dimensione democratica, apertura, inclusivita', accessibilitá, trasparenza, partecipazione attiva, allora ci troviamo di fronte a un valore che ha senso perseguire. Chiamiamola, a questo punto, democrazia radicale.

Costruzione di un ambito in cui sia possibile sia discutere che agire senza dover ricorrere a mediazioni, deleghe, rappresentazioni. Uno spazio per la parola e l'azione dirette, non mediate, dove le proprie idee possono essere esposte e le proprie iniziative condotte, senza che vengano operate discriminazioni - basate su reddito, classe sociale, colore della pelle, genere, provenienza, lingua, et cetera.

Questo succede, giá, in Indymedia. Indymedia ha (giá) costruito, in rete e nella vita reale, spazi con queste caratteristiche. Le due sfide sono: mantenere attive queste esperienze e, soprattutto, evitare che in qualche modo ricalchino un modello ateniese di democrazia, per cui una volta che sei dentro sei primus inter pares e puoi dire la tua in libertá, ma esistono vincoli che limitano la partecipazione, barriere d'ingresso. In due sole parole: sostenibilitá (interna) e inclusivitá.

Evidentemente Indymedia non ha la possibilitá di azzerare da un giorno all'altro il digital divide, e le problematiche legate all'accesso - ai mezzi di comunicazione, al diritto di parola (pubblica). Indymedia puó fare la sua parte, ma neppure i piú ingenui immaginano che la settimana o l'anno prossimo l'IMC riesca a portare un computer con connessione a internet in ogni casa, baracca, e capanna di questo nostro vasto mondo. Ammesso che lo facesse, dovrebbe porsi la questione, ovvia, di distribuire competenze, oltre che tecnologia.

E, che si diffonda o no in modo iper-capillare in territori diversi e multipli, Indymedia deve necessariamente fare i conti con la questione delle proprie dimensioni. La partecipazione diretta e diffusa funziona in ambito locale. Nell'attuale coordinamento internazionale IMC si sperimenta una modalitá mista tra coinvolgimento diretto e delega (uso del modello cosidetto liason-based). Se Indymedia aspira a crescere ancora, e a mantenere un livello minimo di coerenza interna, di organicitá, latra coinvolgimento diretto e delega (uso del modello cosidetto liason-based). Se Indymedia aspira a crescere ancora, e a mantenere un livello minimo di coerenza interna, di organicitá, uno dei nodi da sciogliere é come implementare forme di democrazia interna valide, e alternative a quelle di tipo rappresentativo, parlamentare.

Secondo Shumway, autore di un importante studio sulle reti dei nuovi media alternativi, che lui chiama partecipativi, Indymedia per evolvere in modo 'salutare', sostenibile deve:

A questi punti, egregi, vorrei aggiungere: la necessitá di esplicitare meglio le proprie modalitá organizzative, fare in modo che risultino chiare, trasparenti, oltre che orizzontali; l'importanza di una rete interna di comunicazione che funzioni in modo limpido, ed efficace.

Senza, in tutto questo seriosissimo progettismo, rinunciare alla propria natura ludica. Perché cosí era, e cosí deve essere, fare Indymedia: spassoso. Insomma...

ci sono modi per giocare con il sistema. Questo é uno. Non é detto che funzioni. Peró, é divertente 16.4.

2005-06-21