L'ideologia anarco-comunista

Indymedia ha preso forma come progetto mediatico che ha riunito soggetti con provenienze diverse e l'obiettivo comune di costuire un'alternativa radicale ai media istituzionali. Da Seattle in poi intorno all'IMC si sono aggregate persone ed organizzazioni che partecipano, a vario titolo, dei movimenti che si oppongono alla globalizzazione neo-liberista.

Indymedia ha trovato tradizionalmente sostegno e simpatia nelle aree marginali dei movimenti, quelle meno strutturate, dove é meno facile identificare capi, agende, linee.

Parte del movimento di contestazione é figlio della tradizione, e dell'ideologia, comunista. Fallito, come modello organizzativo, stile partito leninista, almeno a partire dal 1989, il comunismo offre ancora oggi validi e interessanti appigli a livello valoriale. Ci sono dei comunisti anche dentro Indymedia.

Una diversa anima dei movimenti é quella anarchica. Rifiuto delle gerarchie, responsabilitá individuale, azione diretta, .... Facile intuire come questo filone di pensiero sia intimamente vicino all'IMC, e alle modalitá di gestione che il progetto ha scelto. Ci sono (molti) anarchici dentro Indymedia.

Identificare Indymedia come progetto anarchico non credo sia sbagliato né fuorviante. Tuttavia, quantomeno a livello italiano, attivisti con retroterra e convinzioni anarchiche si sono incontrati, e scontrati, con loro pari impregnati di ideologia comunista.

Non é la prima volta che le due tendenze si incontrano, e fondono. Si chiama anarco-comunismo. E non é nato oggi:

I situazionisti credevano che il futuro utopico fosse stato prefigurato nel passato tribale. Ad esempio, le tribú della Polinesia si organizzavano attorno al potlach: la circolazione dei regali. All'interno di queste societa', questa economia del dono teneva assieme le persone in tribú e incoraggiava la cooperazione tra tribú differenti. In opposizione all'atomizzazione e all'alienazione della societa' borghese, i potlach richiedevano contatti intimi e autenticitá emotiva. Secondo i situazionisti, l'economia tribale del dono dimostrava che gli individui potevano vivere assieme ed avere successo senza aver bisogno né dello stato né del mercato. Dopo la rivoluzione della Nuova Sinistra, i popoli avrebbero ricreato questa condizione idilliaca: anarco-comunismo 16.10.

Uno tra i maggiori teorici dell'anarco-comunismo é il sovietico Kropotkin, vissuto nella seconda metá del XIX secolo. Non é per niente un caso che uno dei server IMC (uno dei computer che rendono Indymedia viva e fruibile in rete) porti questo stesso nome.

Kropotkin compare anche nelle considerazioni di alcuni attivisti, parte del movimento IMC. La lista imc-strategies discuteva appunto di cosa fosse Indymedia, cosa mirasse a fare, e di cosa avesse bisogno:

una rivoluzione decentrata, cooperativa - á la Kropotkin e Booknich et cetera - una teoria su cosa facciamo inteso come conseguenza dei principi di cooperazione, tolleranza (e apprezzamento) delle diversitá e decentralizzazione piuttosto che primariamente anti-gerarchica - il segreto del successo non é vincere contro ma vincere assieme 16.11.

Burnett, anch'egli attivista di Indymedia, cita Kropotkin e la sua teoria dell'aiuto reciproco (mutual aid) per introdurre una propria riflessione sull'evoluzione della rete IMC, e sulla necessitá per la stessa di portare avanti forme sostenibili ed efficaci di decentramento (Burnett, 2000).

Barbrook, teorico dei nuovi media con elevate capacitá provocatorie, sostiene che l'anarco-comunismo sarebbe al centro dell'esperienza che le persone fanno di internet: in rete, ciascuno riceve piú di quello che dá, la logica di uno scambio paritario non sta assieme, ciascuno aumenta, rendendo partecipi gli altri di un suo proprio contributo, informazione e benessere collettivo. Internet rappresenterebbe la sconfitta del mercato e dello stato. L'anarco-comunismo sarebbe il risultato dell'evaporazione del capitalismo, nel suo stadio avanzato. L'anarco-comunismo domirebbe in rete in virtú della propria efficienza superiore, in termini sia tecnici che sociali. Avrebbe impedito che il businness si impossessasse definitivamente della grande rete.

Quindi, oggi, una persona, attraverso la propria normale, non riflessiva, attivitá quotidiana, in rete, si comporterebbe in certi ambiti come consumatore su un mercato, in altri, magari temporalmente ravvicinatissimi, come cittadino di uno stato, e subito dopo, in una situazione differente, come anarco-comunista partecipe di una economia del dono.

L'anarco-comunismo sarebbe sponsorizzato dal grande capitale.

Il paradosso, sempre secondo Barbrook, é che per prendere parte a questa rivoluzione, per entrare nella grande ruota dell'economia hi-tech del dono, le persone hanno bisogno di media sofisticati, e costosi16.12.

2005-06-21