Indymedia é una rete. Indymedia Italia é una sottorete, in questa rete maggiore. Ma Indymedia Italia é anche qualcosa di diverso: é una comunitá. E un collettivo, forse, no?
Nelle due Assemblee Nazionali del 2004 Indymedia Italia ha discusso a sufficienza di questi concetti: collettivo, rete, comunitá. Cosa implica definirsi in un modo piuttosto che un altro.
Non si tratta di dare giudizi di valore, né di fare le pulci alle definizioni, né di stupirsi di fronte alla fuzzyness dei confini di ogni categoria concettuale.
A un livello puramente operativo, possiamo associare all'idea di rete i concetti di apertura, diversitá, novitá e identitá debole. L'idea di collettivo invece richiama un metodo di gestione piú classico, tradizionale nei progetti alternativi e antagonisti. Qualcosa che le nuove tecnologie (non a caso dette di rete...) rendono sorpassato. Insomma, associamo a collettivo i concetti di vecchio, di identitá forte, di chiusura, di similaritá (coesione, e coerenza interna). In fondo, molti collettivi di gestione erano cosí: duri, puri, chiusi, decisi.
Nell'affermazione 'non siamo un collettivo' c'é probabilmente la volontá di ribadire che la partecipazione al progetto é aperta, che non implica appartenenze vincolanti né adesioni forti, in termini ideologici. Indymedia non ha una linea. Piuttosto, assai significativamente, dice: stiamo assieme perché condividiamo un metodo.
Indymedia Italia come comunitá, ovvero come gruppo di persone che hanno legami tra loro e una visione comune rispetto a come portare avanti una iniziativa collettiva. Indymedia Italia questa comunitá lo é stata: meglio, attorno al progetto IMC Italia si é coagulata, negli anni, una comunitá. Persone. Che hanno fatto cose assieme, hanno affiancato all'attivitá dentro Indymedia una rete (crescente) di relazioni sociali, hanno praticato e promosso dei modi di fare - sperimentali, radicali, democratici, ...
Indymedia Italia é cresciuta come comunitá on-line, usando le tecnologie della comunicazione come alternative, comode ed efficaci, agli incontri faccia a faccia. Gli IMC che si sono sviluppati su basi cittadine, in altri stati, sono sicuramente cresciuti con un modello organizzativo piú simile a quello dei collettivi 'tradizionali'.
Ogni IMC decide in autonomia le proprie forme di partecipazione ed organizzazione - nel rispetto dei principi comuni di non gerarchicitá e non discriminazione. Nulla da stupirsi, quindi, che in alcuni casi trovino spazio modalitá di appartenenza del tipo tesseramento: fare parte dell'Indymedia locale comporta partecipare alle riunioni, ma anche registrarsi come membri, e in alcuni casi pagare una simbolica quota mensile di adesione16.16.
Indymedia Italia é passata da pochi attivisti a una bella comunitá. Poi, come sviluppo ulteriore, che negli anni 2002 e 2003 é coinciso con un visibile rafforzamento dei nodi locali, su base cittadina, interni al progetto IMC Italia, ha preso le sembianze di una rete. Rete tra soggetti ma anche tra realtá collettiva, che a livello locale cominciavano a strutturarsi, aiutate dal fatto che la condivisione di uno spazio fisico, assieme a incontri frequenti faccia a faccia, favoriscono lo sviluppo di dinamiche di un certo tipo.
Progetti anche molto vicini a Indymedia Italia, e nati successivamente, come quello di autistici/inventati, hanno deciso di dotarsi di una struttura organizzativa costruita attorno a un collettivo gestionale. Inclusivo, non discriminante, ma con dei confini chiari tra il dentro e il fuori, tra chi ha diritto a dire la sua (e a decidere), nel progetto, e chi no. Sicuramente, 'chiudersi' in un collettivo significa rinunciare a un angolino di utopia ma guadagnare in termini di efficenza. Evitare una quantitá di 'deliri', che Indymedia Italia, come comunitá di rete aperta, senza barriere all'ingresso, ha conosciuto e dovuto affrontare.
Dire che a livello nazionale Indymedia Italia é una rete, mentre a livello locale esistono i collettivi é una
semplificazione, errata. Nella dimensione cittadina nulla vieta di sperimentare un ulteriore livello di gestione
e coordinamento a rete. Di fatto, in certi ambiti, succede questo.
In compenso, come esperienza italiana, Indymedia non é mai stata un collettivo. Il momento in cui
ci é arrivata piú vicina é stato probabilmente la fine del 2002, con l'esperienza di Hub, a Firenze16.17.
Indymedia come comunitá di metodo reticolare. Questa definizione, offerta da un attivista IMC, punta dritto al cuore dell'esperienza IMC in Italia.
Reticolarietá sperimentata in una quantitá fantastica e fantasiosa di modi diversi. Tentativo costante, anche, di mettersi in rete con altri soggetti, e di produrre trasversalitá. Metodo come elemento centrale del progetto, ancora prima dei contenuti: Indymedia come modo di fare, ancora prima che come produzione (e distribuzione) editoriale. Comunitá, cioé ambito condiviso di riflessione e azione.
Comunitá che si é sfilacciata moltissimo, negli ultimi dodici/quattordici mesi (venti?). A causa di tensioni progettuali interne (la scelta di investire sull'attivitá di supporto legale a Genova, ad esempio), ma anche di deterioramento progressivo in termini relazionali, tra persone, e - forse - per ragioni fisiologiche, in qualche modo legate a un ipotetico 'ciclo di vita' del progetto.
Quando, come oggi, 2005, la comunitá evapora, ció che resta sono gli individui. I loro corpi (nudi).
In una prospettiva parzialmente differente, potremmo non spaventarci troppo per la scarsa vitalitá che Indymedia ha dimostrato di recente.
I movimenti sociali on-line sono notoriamente strutture informali, e questo si ripercuote nel modo in cui le reti sono formate. Nei momenti della necessitá, come ad esempio durante le mobilitazioni, le reti possono fiorire.
Poiché gran parte dell'organizzazione, planeggiamento e connessione avviene in ambito virtuale, sistemi di messa in rete permanenti o formali risulterebbero ridondanti - e' pi'facile, e molto piu' efficente in termini di uso delle risorse, che le reti e i sistemi di consultazione crescano e muoiono cosí come dettato dalla necessitá 16.18.
Il grande boom di Indymedia Italia si é avuto in occasione di Genova, e delle successive grosse mobilitazioni dei movimenti contro la globalizzazione. Piú di uno ha scritto che Indymedia appassisce perché la piazza tace. Non so. Indymedia siamo noi che la facciamo, per cui se Indymedia langue é perché siamo noi stessi a non essere (troppo) vivi. Inoltre, Indymedia é contenuti informativi, notizie. E non credo che il mondo abbia smesso da un giorno all'altro di produrre fatti.
Ancora qualche nota teorica, sulla modalitá organizzativa a rete. Paerson fa uno sforzo importante per isolare alcuni elementi propri dell'organizzazione dei movimenti sociali che si sviluppano on-line. Si tratta di
tentare di descrivere i flussi organizzativi propri dei movimenti sociali non standardizzati. Le caratteristiche principali di questa 'struttura di rete con collegamenti tenui' sono:
E' stato sostenuto che questo tipo di struttura a rete rende il movimento pú vitale, innovativo, e difficile da contenere da parte delle strutture di potere istituzionali. E' stato anche sostenuto che un movimento di questo tipo avrebbe attraversato con piú facilitá i confini sociali di classe, et cetera 16.19.
La discussione occorsa a livello italiano, sul 'che tipo di struttura abbiamo', si ripropone in termini non troppo differenti anche a livello IMC internazionale.
Se da un lato non ci sono stati grossi scontri sul fatto di doversi definire un collettivo piuttosto che una rete di media, e di progetti, dall'altro vari attivisti hanno sottolineato la mancanza di una consapevolezza diffusa sul cosa significhi essere parte di una rete.
Indymedia e' una rete e personalmente non credo che stiamo capendo bene di cosa si tratti, perché é un fenomeno relativamente nuovo. Capiamo che siamo connessi digitalmente ma non capiamo che siamo parte di una rete sociale che implica fiducia et cetera.
La forma assunta e la capacitá di azione raggiunta da una rete dipende da cosa succede rispetto a cinque livelli di analisi (che sono anche cinque livelli di pratica): livello organizzativo - la forma dell'organizzazione; livello narrativo - la storia che viene raccontata; livello dottrinale - le strategie e i metodi collaborativi impiegati; livello tecnologico - il sistema informativo in uso; livello sociale - i legami personali, che assicurano fedelta' e fiducia. (...)
Le reti piú forti saranno quelle in cui il disegno organizzativo é sostenuto da una storia vincente e da una dottrina ben definita, e in cui tutto questo si appoggia su un sistema di comunicazione avanzato e riposa, alla base, su forti legami personali e sociali. Ogni livello, e il design complessivo, possono beneficiare della ridondanza e della diversitá. Le caratteristiche di ogni livello presumibilmente interagiscono con quelle degli altri livelli. 16.20.
2005-06-21