I media dei movimenti

Ci opponiamo alla globalizzazione capitalista, e festeggiamo la globalizzazione della resistenza al capitalismo2.8. La resistenza sará transnazionale, quanto il capitale.

Castells, eminente studioso della nuova societá dell'informazione, segnala, lucidamente, che

i partiti politici di massa, quando e dove ancora esistono, sono gusci vuoti, essenzialmente messi in moto a intervalli regolari, sono macchine elettorali. I sindacati esistono solo abbandonando le loro forme tradizionali di organizzazione2.9.

Crescono altre forme di rappresentanza, e di partecipazione. Le associazioni non governative. Il volontariato diffuso. I cattivissimi no-global. Movimento, o meglio movimenti: contro la globalizzazione neo-liberista, per la giustizia globale, per pace e giustizia, contro il capitale globale, per la democrazia. Movimenti con molti nomi2.10 e ancora piú volti. Moltitudini, galassie.

Sacche di resistenza. Coaguli, schegge, isole. Progetti, mobilitazioni. Attivismo. Per alcuni, ottimisticamente, embrioni di un nuovo umanesimo (Pasquinelli, 2002; Scotti, 2003: 262).

Le forme che il potere deve assumere nel mondo nuovo immaginato dagli attivisti dei movimenti é ben descritto da Cleaver, che ha studiato in profonditá l'esperienza zapatista, in Chapas

Coloro tra noi che stanno cercando di sviluppare nuove forme di relazioni sociali democratiche devono cercare di 'risolvere' questo problema in un senso limitato. Dobbiamo abbandonare la prospettiva del comando e del controllo, in favore della consultazione e del coordinamento. Il problema, allora, non é sostituire un 'alto comando' con uno migliore, ma creare un mondo senza alcun comando. Un mondo di questo tipo avrebbe molte differenti 'visioni' dell'intero e sarebbe coinvolto in un dialogo senza fine circa la propria natura, ma senza l'obiettivo del controllo2.11.

Movimenti che se a tratti, e in certe loro forme, rifuggono il mondo, e le sue istituzioni, o li contestano senza concedere alcuno spazio a mediazioni, in piú di un caso si strutturano in soggetti che scelgono il dialogo, il confronto, con politica e rappresentanti del 'potere'.

I social forum sono fatti di cittadini lavoratori. sono una realtá diversa, meno difficile da inquadrare negli stereotipi classici della devianza sociale in cui vengono blindati, nei salotti bene, centri sociali, squat, esperienze di autogestione e occupazione. Spazi che qualcuno immagina popolati da esclusivamente da disadattati, punk, froci, drogati, feccia umana, degradati, immorali. Senza di fatto darsi la briga di controllare.

Peró. A Genova c'erano gli scout, e i missionari cattolici. Le loro teste, tra quelle aperte dai manganelli della polizia. I loro denti, fracassati sui caloriferi della scuola Diaz.

A Genova, come a Firenze, Seattle, Berlino, Parigi, Praga, Bruxelles, Cape Town, Ginevra, Roma, si discute di un futuro sostenibile e collettivo.

Si parla, a volte ingenuamente, ma spesso invece con competenza e documentazione, di pace nel mondo. Si parla anche di povertá e di diritti negati.

Di guerre del petrolio, di privatizzazione dell'acqua. Di immigrazione, e di viaggi della speranza su barche inadeguate, per un mare fatto di onde, sfruttamento, e ipocrisia.

Movimenti sociali é il termine utilizzato per descrivere 'persistenti, definite, e ampiamente distribuite sfide collettive allo status quo'. Secondo Darnovsky, Epstein e Flacks, un movimento sociale esiste quando 'i suoi partecipanti si rifiutano di accettare i limiti stabiliti dalle regole istituzionali e dai ruoli consuetudinari'.

Ci sono vari contesti di studio utilizzati per esaminare i movimenti sociali, ma nessuna teoria 'definita'. Questo perché i movimenti sociali sono nella societá un 'fenomeno non nitido'2.12 che copre un vasto arco di retroscena culturali e filosofici, classi sociali, cause e stili strutturali, cosí che nessuna posizione teorica fissa sarebbe in grado di rendere conto pienamente di questa diversita'. In aggiunta a ció vi é il problema che il termine é stato utilizzato come pigliatutto per una grande varietá di fenomeni sociali2.13.

Movimento, movimenti, che non smettono mai di ribollire nel seno della societá, di produrre conflitto. A tratti emergono sulla scena mediatica con grande clamore, mentre in altri periodi, pur non cessando di agitarsi, si allontanano dalla ribalta (mediatica).

Il popolo di Seattle, e di Genova. E di mille altre cittá. E delle periferie di tutte queste cittá.

Movimenti che hanno i loro media, moltiplicatisi ovviamente grazie all'opportunitá offerta dalle nuove risorse tecnologiche nel campo della comunicazione. Radio, giornali. A cui si sono affiancati i siti web. Il manifesto, liberazione, carta, radio popolare, radio onda rossa, radio onda d'urto, black out,...Indymedia.

Media che tra loro a volte si appoggiano e aiutano e copiano e collaborano, come potrebbe (dovrebbe?) essere ovvio, considerati i valori di eguaglianza, orizzontalitá, non gerarchicitá, apertura, che il movimento di cui fanno parte promuove come valori fondanti - del proprio essere altro (mondo, possibile). Media che invece spesso competono tra loro, e in certi casi forzano tentativi egemonici. Per cui un anno dopo Genova, e l'esperimento di informazione 'in comune', e gestione collaborativa di uno spazio fisico condiviso, il mediacenter, i report delle riunioni parlano di 'un clima che non é piú quello di Via Battisti'. Dove in ogni caso si litigava, comunque, non poco.

Logiche di visibilitá, di ritagliare per sé una fetta di torta la maggiore possibile, che hanno un loro senso. Ma evocano anche molta tristezza.

Logiche che i media alternativi ereditano dalla componente piú puramente politica del movimento, in ogni caso. Quando poi i grandi media notiziano un'evento, la competizione per apparire - quindi, essere - si fa piú serrata.

Difficoltá di gestire la complessitá, anche. Tentazione di riproporre schemi classici di rappresentanza, voglia di affidarsi ancora una volta a deleghe e strutture gerarchizzate.

Il movimento vive, sperimenta. Discute dei propri limiti.

Ecco una riflessione che si poneva come introduttiva al secondo forum sociale mondiale (Porto Alegre, Brasile, 2002):

Le personalitá che utilizzano il forum per apparire creano sentimenti di irritazione in chi sta lí per costruire. (...) Le nostre culture della delega e della rappresentanza sono freni per una costruzione orizzontale del movimento. (...) La costruzione del movimento in un ambiente di piacere e non di paura rende possibile una vera apertura e una reale curiositá reciproca di conoscersi e di riconoscersi. (...) La questione del potere , e dei poteri, dentro il FSM, é fondamentale per il suo futuro, e come tale va trattata, in modo collettivo.

Indymedia é parte di una scena in cui convivono moltissimi media differenti, per quanto tutti alternativi. Media con modelli organizzativi differenti. La maggior parte, con strutture redazionali di tipo tradizionale.

Media immersi in un ambiente nel quale gli attori rilevanti - un sindacato di base, piuttosto che un social forum locale, o un personaggio celebre - sono in grado di farsi essi stessi media: attraverso un portale su web, ad esempio. Scena complessa e multiplanare, in cui gli irrigidimenti reciproci di alcuni accompagnano la voglia di altri di condividere i percorsi, di costruire trasversalitá.

Shumway, citando Martin, sostiene che

I mass media saranno in giro per ancora un bel po' di tempo. Perció é necessario avere una strategia per confrontarsi con essi, da dentro e da fuori, cosí come promuovere alternative.

In quest'ottica, il movimento degli IMC puó essere visto come una componente di un movimento piú ampio per la democratizzazione dei media che include anche: altri progetti mediatici indipendenti; gruppi che monitorizzano i media mainstream e ne denunciano la parzialitá e le distorsioni; riformisti delle politiche delle telecomunicazioni; e giornalisti interni al mainstream che si impegnano per la diversitá e il servizio pubblico2.14.

Ci sono progetti con cui Indymedia, a livello italiano, interagisce in modo fluido, efficace, piacevole, ricco di soddisfazioni reciproce, e di conquiste. Per fare qualche nome: ecn, autistici/inventati, candida tv, infoxoa, tactical media crew, spialaspia, copydown, hub project, new global visions, hackmeeting e la rete degli hacklab, ...

Questione di attitudini, e di metodi, prima che di persone.

Di sicuro la volontá di condivisione e orizzontalitá possono scontrarsi con i limiti che la sperimentalitá, e la disorganizzazione, portano necessariamente con sé2.15. Si tratta di avere pazienza, volontá, coraggio: il coraggio di osare.

2005-06-21