Una chiave di lettura che mi pare specialmente intigrante é quella per cui piuttosto che inserirsi - per quanto innovativamente - nel solco della controinformazione (voce per gli oppressi, megafono dei senza voce et cetera) Indymedia Italia si qualifica da subito come media comunitario, strumento per l'auto-rappresentazione di un segmento sociale.
Una comunitá che condivide dei metodi, e un'attitudine2.19. Qualcosa di molto vicino all'etica hacker, ai suoi principi di sperimentazione condivisa, socializzazione gratuita, libertá, dono, autonomia, gioia...
Un media, Indymedia, per una comunitá aperta e orizzontale. Un media per una comunitá che si vuole trasversale, e mai irrigidita in un'appartenenza definita e definitiva, capace di veicolare - ma legata poi a - un punto di vista monolitico. Mille teste, mille pensieri.
Nessun leader, nessun portavoce.
C'é una comunitá, molto variegata, e sempre piú ampia, che utilizza Indymedia come strumento di autorappresentazione. In Indymedia confluiscono punti di vista molteplici, che non chiedono né ottengono una sintesi. Media corale, quando le voci sono armoniose. Media confuso, per altri, e/o in altri momenti.
Indymedia come microfono da prendere in mano, per iniziare da subito a parlarci dentro - e vedere che
effetto fa (ascoltare la propria voce, sentire cosa ne pensano gli altri).
A un certo punto il successo dell'esperimento IMC, e la notorietá di Indymedia Italia dopo le giornate di Genova del 2001, hanno fatto del progetto mediatico comunitario anche un potente aggeggio aggregativo.
Chi si riconosce nei nostri metodi é Indymedia. Ah, siamo parecchi. Beh, no, non facciamo un partito, peró... la tentazione di sfruttare il varco apertosi.
Indymedia come soggetto politico in grado di creare trasversalitá. Di rompere con gli schematismi e i fazionalismi dai quali i movimenti sembrano non sapersi liberare.
L'occasione é arrivata con il social forum europeo organizzato a Firenze nell'autunno del 2002. Indymedia Italia ai tempi é una delle star del movimento - per quanto la sua 'insensata instrutturatezza' non piaccia a tutti. Indymedia é tra gli eroi di Genova.
Indymedia é invitata alle riunioni preparatorie dell'ESF. Ci va. L'idea di un mediacenter ad alto tasso di sperimentazione diventa progetto di uno spazio autonomo, laterale e critico rispetto al forum sociale ufficiale.
La politica antagonista dei movimenti é fatta come quella parlamentare di alleanze, giochini, schieramenti, scaramucce, mediazioni, compromessi, sussurri, veti incrociati, prove di forza. Indymedia, gli attivisti che vanno alle riunioni organizzative, politiche, affrontano tutto questo.
Che ha poco a che fare con l'IMC, che si incastra male nei suoi modi di fare, nelle sue pratiche. Indymedia é collettiva e comunitaria, decide assieme e a volte in modo molto lento. Indymedia non é reattiva.
Finisce in un mezzo delirio, con gli attivisti che mediano con l'ESF e discutono con altri soggetti militanti di spazi autonomi che perdono il polso della situazione a livello di comunitá IMC, e forzano delle scelte. E vengono criticati, per questo.
Si va avanti, nasce HUB2.20. Che infiamma per un fine settimana il 'Parterre' di Firenze. Non molto vicino né molto lontano dalla 'Fortezza' - dove si svolgono gli incontri e i seminari del forum principale.
Dentro Hub c'é una buona fetta di Indymedia Italia (ma non tutti). Poi, dopo, é un ritorno non troppo dolce verso i lidi piú tranquilli della 'sola informazione'. Hub lascerá ricordi belli (come hub tv, e la cena con yo mango) ma anche ferite non facili da rimarginare (tra cui soprattutto una situazione del cavolo nel gruppo di attivisti di Indymedia Toscana).
Indymedia non smette (nemmeno per un minuto) di essere un'esperienza politica. Ma torna al suo intricato tavolo mediatico. Torna a non firmare appelli, non indire mobilitazioni, non partecipare come IMC ad iniziative e azioni.
Abbiamo tutti tanti cappelli. Per fare politica 'direttamente' basta togliere quello di Indymedia e vestirne un altro. Lasciando tranquillo un ambito comune, prezioso e, per certi versi, delicato
2005-06-21