Indy, che fare?

Sin dall'introduzione ho lasciato chiaro che il carattere di questo lavoro sarebbe stato descrittivo, e non prescrittivo. Ovviamente, intendo contraddirmi. Ecco quindi i miei otto cents su cosa Indymedia, specialmente a livello italiano, potrebbe tentare di fare per ...migliorare il proprio stato di salute!

In passato ho giá proposto, e non sono stato il solo, che la crisi di Indymedia fosse affrontata con misure giustamente radicali (siamo o non siamo giovani folli irresponsabili rivoluzionari?): ad esempio, chiudere la mailing list assemblea virtuale permanente italy-list. O, pagare un moderatore della lista, che garantisse sommari settimanali e un minimo di vivibilitá.

Qualcuno ha sostenuto, l'anno passato, che si sarebbe potuto chiudere la colonna centrale principale, quella della home page nazionale di IMC Italia: piú spazio, piú visibilitá alle categorie tematiche, e agli IMC locali, e fine definitiva dei deliri pseudo-giornalistici di italy-editorial.

Indymedia Italia utilizza, come fonte, l'agenzia di notizie Ansa. Nel newswire, in cui vengono 'copincollati' i lanci di agenzia, e alle volte nella colonna centrale, dove i post del newswire contenenti le ansa sono linkati. Per alcuni, questo é un male. Limitato, dal fatto che: l'uso che Indymedia fa dell'Ansa, e delle altre agenzie, é confinato a temi specifici, ritenuti particolarmente rilevanti; i lanci Ansa sono sempre segnalati in modo esplicito come tali.

Ovviamente, la funzione di selettore, di filtro, che sceglie per i propri utenti alcuni tra gli innumerevoli contenuti che passano per la rete, é importante, e sicuramente ha un valore non solo in ambito mainstream ma anche in campo alternativo. Tuttavia, é qualcosa di sommamente diverso dall'opzione audience empowering di trasformare ogni utente in autore, ogni spettatore in giornalista, tanto cara al mondo IMC.

Il rilancio - se si preferisce, l'affermazione definitiva - di Indymedia dovrebbe passare da qui: dall'incentivare resoconti, report e inchieste non solo in occasione di grandi eventi ma legati al vivere quotidiano di cittá e comunitá.

Un giornalismo (senza giornalisti) investigativo e dal basso, che usi e rinforzi gli IMC locali, come esperienza territoriale e come presenza su web. Che si nutra dei media comunitari che giá esistono e funzionano, e contribuisca a produrne ulteriori articolazioni.

Indymedia funziona bene quando é vicina, o dentro, l'azione, la lotta, la situazione. In questo arriva a essere insuperabile, avvalendosi al meglio dell'azione di una miriade di attivisti, che nella loro azione di reporting diffusa e indipendente costituiscono un patrimonio umano che nessun grande media istituzionale possiede.

Su questo Indymedia puó crescere, e dovrebbe investire: con formazione, e incentivi - di tipo simbolico, quali semplici ringraziamenti piuttosto che spazio rilevante sul sito web.
In un modello virtuoso di rete IMC, i territori producono le notizie, e il network ne cura la circolazione.

La colonna centrale. Primo. Una doverosa (e non particolarmente onerosa) operazione di snellimento dei contenuti. Le features dovrebbero essere, nella loro maggioranza, concettualmente semplici, sintatticamente lineari, e brevi. Gli approfondimenti vanno affidati al newswire - o in caso a features nascoste, segnalate come link.
Una proposta ulteriore prevede che la barra dell'occhiello delle features possa ospitare in futuro una e-mail di riferimento che significhi, a livello simbolico e pratico, il luogo di elaborazione di quel testo, il suo autore collettivo. In molti casi l'indirizzo sarebbe quello della lista italy-editorial, ma le liste locali assumerebbero una paternitá riconosciuta rispetto ai propri contributi (e nulla impedisce di pensare che categorie tematiche specifiche del sito guadagnino sottoliste per l'elaborazione collaborativa dei propri materiali). Questo meccanismo forse incentiverebbe un feedback piú puntuale rispetto alle features stesse.

Il newswire. La sua natura di spazio aperto va segnalata con massima chiarezza ed evidenza in cima allo spazio stesso, e ribadita ogni qual volta necessario. Un semplice link al documento, australiano e datato, sull'open publishing potrebbe essere valutato come non (piú sufficente).

Va fatto uno sforzo collettivo, intenso, comunicato, perché l'applicazione della policy editoriale al newswire sia massimamente trasparente. L'ideale a cui tendere - e per il quale spendere competenze tecniche - potrebbe essere quello di avere, per ogni articolo nascosto, un commento, generato automaticamente dal server in base ai dati (giá oggi) in suo possesso, del tipo: questo post é stato nascosto dall'amministratore con nickname x, alle ore y del giorno z, per il seguente motivo (segue motivo). Il software dovrebbe pubblicare il commento e allo stesso tempo notificare l'avvenuto nascondimento su una mailing list specifica (questa seconda opzione é giá realtá nella misura in cui funziona in questo modo la lista italy-notify).

Sperimentare con il newswire. Il newswire non é che un flusso di dati, ed esistono ormai una quantitá di tecnologie accessibili per la manipolazione di flussi di questo tipo (come i cosidetti rss feeder). In pagine del sito diverse dalla prima, piuttosto che in altri luoghi della rete, si puó pensare di riproporre un newswire manipolato.
Si puó optare per una selezione puramente personale, che filtri i contenuti infischiandosene della policy adottata da IMC Italia. Si puó pensare a una versione del newswire in cui gli articoli sono ordinati in base ai giudizi (voti) offerti dai lettori - ovvero sperimentare in uno spazio alternativo quel rating system giá discusso ma mai di fatto provato su Indymedia (in Italia, altri IMC lo usano).

Si puó dare il via a quella tripartizione del newswire che qualcuno aveva cercato senza successo di imporre per italy.indymedia un paio di anni fa, e che é tra le idee chiave del software sf-active16.46.

Facilitare i flussi di comunicazione. Prendere consapevolezza dell'importanza strategica di uno strumento quale i riassunti periodici delle attivitá delle diverse mailing list e IMC locali. Fare in modo che i sommari da tentativo discontinuo e individuale diventino elemento costante della comunicazione interna. Quando cosí sará, Indymedia avrá compiuto un ulteriore passo sul cammino della accessibilitá, effettiva e non solo teorica, e favorito ulteriormente le dinamiche di condivisione di saperi e progetti. E, senza dubbio, ne godrá le ricadute benefiche.

Da un lato si tratta di stimolare e rendere virtuosa l'interazione tra le differenti mailing list afferenti al progetto. Dall'altro la facilitazione, e l'automoderazione, devono diventare un obiettivo comune, e come tale essere praticate con convinzione.

Diversificare il proprio output editoriale. Mentre va mantenuta alta l'attenzione su qualitá, godibilitá ed efficacia dei contenuti veicolati attraverso il sito web, é di rilevanza primaria investire, a livello sia cognitivo che emotivo, in altri ambiti di produzione e distribuzione, dentro e fuori la rete internet.
La newsletter é un movimento banale ma preziosissimo per la diffusione via e-mail (e quindi non dipendente dal web) dei contenuti IMC.
Il progetto print, che é stato accantonato senza essere mai decollato, a livello italiano, puó essere facilmente ripreso in mano, e attivato. Attraverso la crescente rete degli IMC cittadini e regionali le pagine stampate di Indymedia potrebbero godere di una distribuzione sul territorio mirata e capillare.
Le produzioni video sono una ulteriore modalitá a disposizione, anche se di fatto in questo ambito risulta molto piú agevole e realistico pensare all'IMC come veicolo, canale di distribuzione, piuttosto che come soggetto di produzione16.47.
Via radio, nei circuiti delle radio comunitarie in etere e negli esperimenti di radio indipendenti su web, IMC Italia ha giá oggi a disposizione degli spazi di diffusione dei contenuti, in alcuni casi anche sufficientemente strutturati16.48.

Investire sulle potenzialitá, straordinarie, di cui la rete IMC dispone in quanto network internazionale. Promuovere iniziative di scambio e circolazione dei contenuti. I timori affiorati nel 2002, con le vicende Ford Fundation e TMF16.49, rispetto a un network internazionale con capacitá decisionali in qualche modo centralizzate, e forti, hanno sicuramente, e giustificatamente, frenato molti entusiasmi locali verso la 'grande rete IMC' - con certezza questo é successo a livello italiano.
Eppure il terreno dello scambio di contenuti (ed esperienze) con gli altri IMC, della traduzione di materiali, della diffusione su scala internazionale di alcune delle proprie produzioni é senza dubbio una delle nuove frontiere, eccitanti e misteriose, del progetto IMC. Un ambito in cui l'IMC potrebbe, ancora una volta, sfruttare evidenti e invidiabili economie di scala, associate a un (ineguagliato, tra i mezzi di comunicazione) radicamento reale nei territori. Indymedia potrebbe diventare una incredibile agenzia di stampa alternativa. O qualcosa di molto meglio...

Curare la partecipazione. Capire come favorire la partecipazione dei piú giovani (ventenni, o meno) che in alcune cittá (esempio Bologna e Palermo) hanno dimostrato un interesse sincero e importante verso la partecipazione attiva nel progetto IMC. Ma capire anche quali sono le dinamiche che consentono a nuove 'teste pensanti'16.50 di inserirsi nell'IMC e apportarvi il proprio contributo.

Non che Indymedia Italia manchi di cervelli, tutt'altro. Peró, le riflessioni di alcuni attivisti avvicinatisi di recente al progetto hanno mostrato, senza possibilitá di dubbio, che da fuori si ha una percezione del fenomeno Indymedia ben diversa che da dentro, e che l'ignoranza manifestata rispetto a certi meccanismi specifici, interni, di funzionamento dell'esperienza puó essere ampiamente compensata da uno sguardo dotato di benefica, salutarissima luciditá.

La sfida, l'ennesima, consiste nel riuscire a valorizzare il contributo, le competenze dei singoli, senza peró aumentare, generare ulteriori, disparitá interne, in termini di capitale sociale e culturale a disposizione dei vari attivisti.

E' verissimo che senza l'apporto individuale di J. e M. e S. e L. e M. e M. e D. ed E. e C. e di una ventina di altri attivisti la rete mondiale IMC non avrebbe mai potuto essere quello che oggi é. Singoli che hanno dimostrato capacitá straordinarie, disponibilitá e volontá fuori dal comune, e le hanno donate a Indymedia - che di esse si é alimentata per crescere.
Eppure sia a livello italiano che internazionale gli squilibri interni in termini di sapere e potere effettuale sono tanto presenti (anche se ridicolamente inferiori alla maggioranza degli altri ambiti organizzativi e progetti, mediatici e non, alternativi e non) quanto da non incoraggiare. Non si propone un idiota livellamento verso il basso dei recati individuali - all'insegna di uno squallido, e squalificante, massimo comune denominatore - ma si segnala l'esigenza di sviluppare modelli di partecipazione che diano agio a soggetti e profili estremamente diversi tra loro.

Una nota finale riguarda la necessitá di ricostruire un clima di fiducia dentro la comunitá che anima l'IMC. Credo valgano come monito e auspicio, ancora attuale, le parole di un attivista, consegnate a italy-list nel Natale del 200216.51:

Mi sembra molto importante che ci si guardi sinceramente in faccia e si riparta nel nuovo anno con la volonta' da un lato di confrontarsi, ma dall'altro di evolvere e di ricostruire un clima di fiducia e di cooperazione che mi sembra per vari motivi si sia volatilizzato, perche' solo a partire da un clima di questo tipo riusciremo a trovare la spinta che anziche' farci piangere addosso, ci faccia mettere in gioco, con le mille contraddizioni a cui stare nelle dinamiche del reale ci espone16.52.

2005-06-21