Un bilancio, quindi

Indymedia produce e distribuisce informazione, proponendosi come soggetto antagonista sia in termini di contenuti editoriali proposti, che in termini di modalitá gestionali del progetto (media). E' assolutamente peculiare, anomalo, il modo (i modi) attraverso cui l'IMC agisce la propria comunicazione.

Attraverso un utilizzo consapevole e innovativo di alcune tra le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, Indymedia rivoluziona le pratiche di produzione di contenuti giornalistici: Indymedia ridefinisce, nei propri ambiti, il concetto di notizia.

Dalla piazza al web, in tempo (quasi) reale, grazie a un utilizzo sapiente e diffuso delle nuove tecnologie digitali.

Media comunitario e collettivo, l'IMC si basa, in maniera costante, e convinta, su processi decisionali orizzontali, basati sul metodo del consenso. Le pratiche organizzative e gestionali cercano di essere le migliori in termini di trasparenza, apertura, e inclusivitá. Valori praticati sinceramente, in uno sforzo quotidiano - utopico, bellissimo.

La rete IMC é una messa in opera nel campo mediatico dell'attitudine hacker: i computer (gli oggetti) sono smontati, e rimontati, con passione e fantasia. Gli oggetti di Indymedia sono i media stessi, e le notizie che i media offrono al circo(lo) mediatico - che infilano nella sfera pubblica.

Gli hacker giocano - gioioso ricombinare di pezzi - con processori, schede madri e software? Indymedia prova a smontare le regole (del mercato) dell'informazione.

Indymedia si siede al tavolo costituito da quelle che chiamavamo comunicazioni di massa. Oggi questo ambito di comunicazione é un campo di tipo sia globalizzato che intermediale. Ieri e oggi, uno spazio del senso, e un universo di testi - una semiosfera.

Arena in cui Indymedia prende posizione, come attore in scena. Assieme e contro altri, lancia le sue sfide. Gioca le sue partite.

Etica libertaria, quella hacker, che si traduce in un atteggiamento di esplorazione, e scambio creativo. Modi di fare che mescolano curiositá, competenze tecniche, ragioni etiche.

Indymedia, ovvero: fare informazione, e farla diversamente.

Indymedia (ri)fa i media a immagine e dimensione dei mondi, a volte confusi, spesso eterei, sempre plurali, che la comunitá che fa Indymedia ha in mente, e sogna.

Indymedia vive dell'energia, e della fantasia, delle persone che la fanno - che la sostengono, materialmente: ad esempio, 'scrivendoci su'.

L'IMC é il (non) luogo di un immaginario multiplo, affascinante, clamorosamente ribelle.

Indymedia come mezzo, tool, a disposizione di soggetti che propongono istanze sociali di tipo conflittuale. Indymedia che da strumento di conflitto si fa essa stessa pratica, azione, di lotta: per il proprio modo di (non) essere media.

Indymedia come l'acqua: non si lascia catturare. Desidero chiedere scusa per le molte imprecisioni e mancanze che questo testo contiene. Un dado ha sei facce, é certo: ma, quante facce ha una medusa?

Indymedia media cresciuto assieme ai movimenti di contestazione alla globalizzazione neo-liberista, capace di raccontarne in modo nuovo e convincente le mobilitazioni - le feste, le proteste.

Indymedia testimone di spicco della repressione.

Indymedia che rifiuta le logiche mainstream di velocitá, semplificazione, addolcimento, sensazionalismo, personalizzazione. Media altro.

Manca, in queste pagine, tra le molte cose, una riflessione sul basckground, su cosa sta dietro a Indymedia, quantomeno in Italia. Cosa si muoveva quando Indy é emersa? Scena dei centri sociali, telematica antagonista, tra i cyberpunk,

Altri sapranno integrare questo aspetto della narrazione, se ne avranno tempo, voglia, ragioni.

Ció che credo di avere raccontato io, con decente abilitá, é cosa ha combinato, in un certo numero di occasioni, IMC Italia - in particolare, dal 2000 al 2003. Come si vive Indymedia, dalle nostre parti.

Ho privilegiato un approccio di tipo descrittivo, che si é tenuto per il possibile alla larga da tentazioni normative, e ha evitato, credo, attitudini di genere futurologo.

Indymedia continua, queste pagine finiscono qui. Questa tesi, che avrebbe voluto, inizialmente, - ambizione del tutto ingenua - essere esaustiva, si accontenta di essere ricca.

Piena di buon senso l'affermazione di Pasquinelli, quando annunció su italy-list che avrebbe curato la pubblicazione di Media Activism, un libro/manuale ad uso e consumo dei mediattivisti:

non sará un libro solo su indy né tantomeno sulla sua storia, che ci vorrebbe una enciclopedia 17.2.

Mi spiace di non avere realizzato una versione (piú) multimediale di questo testo. Resta tra le cose da fare. Una edizione che da un lato sappia sfruttare meglio LATEX- linguaggio di programmazione scelto per scrivere e impaginare - e dall'altro esplori le potenzialitá di questo testo in termini ipertestuali, e multimediali.

2005-06-21