Become the media: diventa il media, fatti (tu stesso) media. Questa espressione, usatissima, racchiude in sé uno dei principi cardine della filosofia di Indymedia, ovvero la sua vocazione a essere strumento per l'autorappresentazione dei soggetti sociali, oggetto di utilizzo e azione. Attraverso Indymedia, le persone si fanno media, liberandosi della mediazione, riduttiva e compromettente, operata dai media istituzionali. L'originale inglese é: Don't hate the media. Become the media!
Free the media: ovvero, libera i media. L'informazione ufficiale é nelle mani di oligopoli privati (magnati dei media) e poteri statali. L'informazione indipendente soffre censura, repressione, e carenza cronica di risorse e visibilitá. Con Indymedia la comunicazione indipendente puó fare un salto di qualitá. Il modo migliore per liberare i media é partecipare alla costruzione di un media differente: aperto, condiviso, dal basso. E difenderlo, quando sotto attacco - in questo ultimo senso é usata anche la variante 'keep free media free'.
Indymedia é di chi la fa: modo di esplicitare la natura aperta, partecipativa, egualitaria del progetto IMC. Indymedia non appartiene a nessuno: é di tutti, virtualmente, ma soprattutto é di chi, con il proprio impegno, contribuisce ogni giorno a farla vivere e crescere. 'Indymedia é anche tua', 'Vieni a fare Indymedia': inviti a prendere parte attiva nella costruzione, nell'evoluzione dell'IMC.
Indymedia under attack: Indymedia é sotto attacco. La frase rievoca, ironicamente, l''America under attack' che apriva tutti i reportage delle televisioni nei giorni successivi all'11 Settembre 2001. Fu scelta per denunciare le perquisizioni subite il 20 Febbraio 2002, e come tale inclusa nei comunicati stampa e nei banner di solidarietá a Indymedia Italia diffusi sul web nella primavera 2002.
Join the media revolution! Join Indymedia! : tradotto, significa 'Unisciti alla rivoluzione dei media! Unisciti a indymedia!'. In inglese, era la frase conclusiva del testo di lancio di Indymedia in Italia. Nella sua irriverente ambiziositá, ben rappresenta lo spirito del progetto ai tempi del suo approdo in Italia.
Make media Make troubles: coniata da Indymedia San Francisco, questa espressione é un gioco di parole, poiché significa tanto 'Fai media, combina guai' quanto 'Fai in modo che i media facciano casini' (errori). Nel primo significato evidenzia il carattere di azione diretta in ambito mediatico che contraddistingue l'IMC, e il fatto che facendo media si rimescolano le carte del reale - della sua rappresentazione. Nella seconda accezione rimanda invece a un altro degli aspetti cruciali alla base del progetto Indymedia: il perturbare la messa in scena, omogeneizzata, degli eventi sociali operata dai grandi media. Sassolino nella scarpa, sabbia negli ingranaggi della grande macchina di produzione (mediatica, ma anche di realtá), Indymedia ne esplora le contraddizioni, evidenzia i limiti, e prova a sabotarne le routines. (E' questo a mio avviso il piú bello tra tutti gli slogan inventati negli anni dal network IMC.)
Non credere nei media, essilo!: é il grido di battaglia - intenzionalmente sgrammaticato - della reclaim your media parade, svoltasi per le vie di Roma il 16 Marzo 2002, a Roma. Questa frase chiudeva lo spot radiofonico realizzato da alcuni attivisti dell'IMC per promuovere la manifestazione. Essilo é l'essenza del protagonismo (autopoietico) di Indymedia: rifiuto di ogni delega, azione diretta nei media, divertentismo.
Reclaim Your Media: reclama i tuoi media. Appropriati di ció che ti appartiene, che é tuo di diritto. E' una la rivisitazione di 'Reclaim the streets', nome assunto agli inizi degli anni 90 da un movimento internazionale che aspira alla riappropriazione delle strade delle cittá, attraverso happening ed eventi creativi, per sottrarre le vie di comunicazione all'egemonia dell'automobile e renderle nuovamente vivibili per i ciclisti e i pedoni.
Sede di indymedia italia - perquisitemi: una delle frasi presenti sugli adesivi che accompagnavano la Media Parade del Marzo 2002. Pensata per essere indossata o applicata su un computer, o in qualsiasi altro luogo, gioca al rilancio rispetto alle perquisizioni del 20 Febbraio, che avevano identificato in centri sociali e case occupate presunte sedi di Indymedia.
Siamo tutti Indymedia: punta a ribadire l'importanza di tutti nella costruzione del soggetto IMC, e la natura del tutto aperta e partecipata di quest'ultimo. Riprende ironicamente, alla pari di 'Indymedia under attack', una espressione molto usata dopo l'attacco nel centro di New York del Settembre 2001 (i giornali scrivevano: 'Siamo tutti americani'). Nella misura in cui condividiamo, idealmente, un progetto, dei valori, siamo quella cosa, ce ne sentiamo parte, anche senza avervi mai preso parte in modo attivo.
Tu sei il tuo media, la tua testa la sede, il tuo pc la tua redazione: Indymedia é un soggetto giornalistico terribilmente anomalo. Attraverso l'IMC sei tu stesso che vi partecipi a essere il media, a farti media, a renderti protagonista della (tua) rappresentazione. Indymedia non ha una redazione che agisca come filtro editoriale. Indymedia é fatta dal contributo, coordinato, di centinaia di singolaritá. La tua redazione é il tuo computer, perché é lí che tu fai le tue scelte, le tue selezioni, prima di pubblicarle attraverso l'IMC.
+kaos: il caos é creativitá, il caos é forza vitale, la confusione é gioia, l'ordine é sterilitá. Indymedia partecipa di un movimento di apologia del caos, in cui si magnificano le qualitá dello stesso per ribadire la propria idiosincrasia verso qualsiasi forma di burocrazia, di istituzionalizzazione - di maturitá ...
2005-06-21