Per una storia di Indymedia in Italia

Quella che segue é una ricostruzione, necessariamente provvisoria, coscientemente parziale - provvisoria, ipotetica, opinabile - della storia di Indymedia Italia. Un esperimento di periodizzazione...

I primi mesi di vita di Indymedia in Italia, da Giugno 2000 fino a Gennaio del 2001, sono segnati dalla nascita ufficiale, a Bologna, e dal primo piccolo mediacenter - TPO e libreria Grafton 9 - in occasione delle proteste contro il vertice OCSE. Sono i primordi di Indymedia Italia.

Seguono, dopo l'estate, la 'trasferta', di alcuni, a Praga - su cui verrá realizzato il video Rebel Colors, video di Indymedia internazionale, con il contributo determinante degli italiani di Candida, che lo presentano in versione italiana a Roma, al Forte Prenestino, l'8 dicembre.

La presentazione al Forte é l'occasione per la prima riunione nazionale dei partecipanti all'IMC italiano. Si fa il punto della situazione, sei mesi dopo Bologna. L'inverno é ricco di manifestazioni antifasciste (Milano, Firenze, ...); a Gennaio c'é la copertura offerta alle proteste in Svizzera, di chi si oppone al summit del WEF, tra i monti di Davos. Indymedia da prova della propria fantasia e mobilitá...con l'indy-camper che si arrampica per le valli svizzere, tra neve e poliziotti stile robocop.

Dal Gennaio 2001, con la copertura di Davos, fino al Giugno dello stesso anno (cioé prima di Genova) abbiamo un periodo che possiamo chiamare di consolidamento. L'episodio principale sono le manifestazioni - e la repressione - di Napoli, a metá Marzo. Il sito di Indymedia Italia é il punto di riferimento principale per l'upload di notizie e foto. Il video, Zona Rossa, montato nelle settimane successive alla mobilitazione, rappresenta l'occasione per l'incontro tra una serie di soggetti e realtá, che sanciscono il radicamento del progetto IMC in territorio campano ed evolveranno successivamente nel nodo locale della rete IMC, Indymedia Napoli.

La partecipazione al progetto Indymedia aumenta progressivamente, a livello nazionale, in primavera, in parallelo con i grandi preparativi dei movimenti verso le giornate di Luglio. Nel frattempo, Indymedia Italia affina dotazioni tecniche e competenze degli attivisti, migliora e rende piú completa la sezione di analisi e approfondimento del sito web, si mette in rete con altri soggetti per articolare una proposta di informazione alternativa sul g8 - che diventerá, nei fatti, il mediacenter di Genova e le pratiche di gestione di quello spazio.

I giorni del g8 di Genova, assieme con i mesi successivi, si inseriscono un una fase che senza troppi dubbi possiamo etichettare come il boom di Indymedia Italia. Centinaia di migliaia di persone usano il sito web IMC per informarsi su quanto sta succedendo nelle strade di Genova, a fine Luglio. Molte di loro sceglieranno di mantenere, successivamente, l'IMC come fonte di notizie a cui fare riferimento, per una quantitá di temi. Alcune, decideranno di impegnarsi attivamente alla gestione del progetto IMC - partecipare alla sua evoluzione.

Aggiornamento #1, video IMC su Genova, mostra la capacitá dei media-makers di Indymedia di lavorare assieme, ottenendo risultati rapidi e di qualitá, e la successiva diffusione via internet e via postale (video in formato vhs) gettano le basi per una pratica sostenibile ed efficace di autogestione dei processi distributivi dei materiali multimediali prodotti.

I numeri del sito, sia in termini di visite ricevute che di articoli pubblicati dagli utenti, si impennano. Gli altri media hanno scoperto Indymedia, che sembra definitivamente uscita dal ristretto ambito antagonista per affacciarsi come nuovo attore sul mediascape in cui convivono, tra collusioni e conflitti, il tg3 e rete4 e il giornale e panorama e la CNN e...

Dal settembre 2001 fino al Febbraio del 2002 Indymedia attraversa una fase di riassetto. Gli eventi di New York dell'11 Settembre sono l'occasione per far partire verso Indymedia, scomoda e non conformata, velenosi attacchi via giornalistica e televisiva. In seguito, all'arena mediatica si aggiungerá quella parlamentare, per stigmatizzare l'IMC, preteso rifugio on-line di teste calde e simpatizzanti del terrorismo.

La mole di articoli che scorrono nel newswire, assieme a fenomeni di abuso ripetuto dello strumento della pubblicazione aperta, obbligano alla riflessione circa la necessitá di articolare una policy editoriale, che ribadisca in modo chiaro la funzione del notiziario informativo e sancisca in modo trasparente quali contributi possono essere nascosti (rimossi dal notiziario in prima pagina) dagli amministratori del sito.

Il coordinamento telematico via mailing lists si fa piú ricco, nel momento in cui vengono creati gruppi di lavoro (virtuali) per il monitoraggio del newswire, la gestione della colonna centrale del sito, i rapporti con gli altri media, le questioni economiche, quelle legali. Le poche mailing lists (italy-list, con a fianco italy-tech e www-it) diventano molte. La rete si allarga, e si arricchisce. Si inizia a discutere (e a scrivere) in cento, piuttosto che in una ventina.

Indymedia non si conforma alla svolta repressiva che accompagna la guerra globale al terrorismo internazionale, anzi ne denuncia dinamiche e interessi occulti. I grandi media hanno dimenticato Genova, ma la ferita é ancora aperta...e restano conti da saldare.

Le perquisizioni del 20 Febbraio, in quattro cittá, in altrettante presunte sedi IMC, aprono una nuova fase. Possiamo identificare i mesi che vanno da Febbraio a Maggio 2002 come periodo della re-azione.

Rabbia, sconcerto, e mobilitazione seguono i fatti del 20 Febbraio, e culminano nella grandiosa Reclaim Your Media parade di Roma del 16 Marzo.

Indymedia raccoglie i frutti, in termini di solidarietá ed aiuti, del lavoro, informativo e politico, che ha svolto - sotto gli occhi di tutti - da Genova in poi.

L'informazione indipendente é sotto attacco? La comunitá di Indymedia Italia risponde con una vitalitá e una gioia di fare preziose e significative.

L'entusiasmo e la determinazione della primavera del 2002 ci portano all'epoca dei progetti. Palestina e Argentina, ma anche altre iniziative di scambio e solidarietá a livello internazionale. La volontá di spendere le proprie competenze, i propri saperi, rendendoli disponibili in zone in cui la cornice sociale é particolarmente instabile (e/o iniqua).

Alcuni attivisti viaggiano, altri dall'Italia rielaborano e presentano al pubblico i materiali in arrivo (da sud), testimonianze dirette, indipendenti, e vivide. Sembra quasi, a tratti, l'alba di una rete internazionale di sostegno reciproco, (auto)formazione, reporting autonomo e coordinato.

Estate 2002. In coincidenza con il cambio di software, ovvero il passaggio dalla piattaforma active alla piú complessa e ricca sf-active, marchiamo una fase di transizione. L'implementazione, sul sito, dello strumento delle categorie, porta con sé la necessitá di una gestione piú attenta e in profonditá dello stesso. Le categorie sono una (grande) opportunitá ma anche una sfida. é fondamentale capire, e socializzare adeguatemente, il nuovo sistema, sia da un punto di vista tecnico che a un livello piú teorico. Prendono corpo, accanto alle categorie tematiche, le categorie su base geografica (spazi web dedicati e autogestiti dai gruppi di attivisti Indymedia su base cittadina, o regionale).

L'ottobre 2002, e i mesi a seguire, segnano il periodo della (tentata) affermazione di Indymedia come soggetto politico. L'apice di questa fase é sicuramente il Forum Sociale Europeo di Firenze, in Novembre, in occasione del quale Indymedia da vita, assieme ad altri soggetti, mediatici e non, della scena antagonista, allo spazio autonomo Hub, laterale e critico rispetto al forum ufficiale.

L'esperienza espone l'IMC alle dinamiche che regolano la dimensione politica dei movimenti sociali, fatte anche di compromessi, giochetti, e tentativi egemonici. Ambito in cui la logica della cooperazione e dell'orizzontalitá lasciano spesso il campo a quelle della visibilitá, degli interessi di parte, delle prove di forza. Forse Indymedia Italia non era 'matura' per questo passaggio, forse i metodi e i valori con cui l'IMC sperava di contaminare altre esperienze - apertura, inclusivitá, partecipazione diretta, ... - hanno sofferto una compressione indebita confrontandosi (e scontrandosi) con persone, mentalitá, modi di pensare e di agire ben differenti (sebbene figli della stessa cosiddetta sinistra alternativa a cui Indymedia, in senso ampio ma preciso, fa riferimento).

La 'forzatura' politica4.89di fine 2002 ha lasciato dei segni nella comunitá attiva nella gestione del progetto Indymedia in Italia. La fase che segue, e che caratterizza i primi mesi del 2003, é per certi versi un periodo di stagnazione del progetto. La chiamo, con una certa prescindibile ironia, Indymedia caracollante. La realtá IMC in Italia si é fatta qualcosa di ben complesso, che si districa (convivendo con le proprie contraddizioni) in ambiti differenti, subisce pressioni esterne, cerca di ragionare sulle forme che la gestione del progetto deve inventare, per restare nei fatti sia inclusivo che sostenibile.

Il 2003 é peró anche il tempo del rilancio dell'esperienza IMC. Specialmente attraverso le attivitá portate avanti, in rete e nella cosidetta vita reale, dai nodi Indymedia locali. L'esperienza IMC é ormai territorializzata, con una certa piacevole stabilitá, in una decina di diverse cittá della penisola. Appoggiandosi sulla rete degli hacklab, e dei centri sociali, Indymedia promuove corsi di (auto)formazione, proietta e distribuisce video indipendenti, presenta mostre fotografiche, accende spazi informativi IMC nei palinsesti di radio comunitarie, ...

Indymedia c'é.

Arriviamo al 2004 e al momento in cui i famosi nodi vengono all'altrettanto famoso pettine. Contribuire efficacemente alle discussioni su italy-list, assemblea permanente virtuale dell'IMC italiano, si sta trasformando in un'impresa riservata solo ai piú determinati. Partecipazione libera e non moderata e insistenza di alcuni nel voler avere necessariamente l'ultima parola confluiscono nel determinare un ambiente ostico nei toni ed escludente nei fatti, dove i piú ostinati si scontrano a ritmo di decine di e-mail al giorno e gli altri...si allontanano.

IMC in scollamento. Gestire il sito web continua a essere dispendioso in termini di energie e non proprio facile, specialmente rispetto alle aree newswire e forum. Anche l'elaborazione, su italy-editorial, dei contributi destinati alla colonna centrale é fonte di tensione, tra accuse di voler imporre una linea e difficoltá, a questo punto evidente, di tenere assieme cosí tante teste, cosí diverse, in un ambito unico, per quanto libero.

Estate 2004. Senza essere venuta a capo, nonostante una copiosa riflessione collettiva, delle questioni che rendono piú faticosi e fragili i rapporti interpersonali dentro la propria comunitá, Indymedia Italia sbarca a Genova, per dare forma all'avventura legale, in appoggio al GLF.

Ri-genov-action IMC. Di nuovo sul luogo del delitto... Il percorso non é condiviso da tutti, dentro l'IMC, e ció significa divisioni, indebolimenti ulteriori. In compenso per chi va a Genova, e ci passa settimane, o mesi, si prospetta una sfida nuova. Difficile fare coesistere i metodi, e le modalitá organizzative, di Indymedia con quelle di realtá tremendamente diverse da Indymedia stessa, specialmente in contesti dove sono richiesti fermezza decisionale, efficacia massima, reazione rapida, ...

Il meeting dell'Ottobre 2004 fa un punto sull'esperienza di supporto legale al GLF, ne mette a nudo alcuni dei limiti, ne riconosce i meriti. Indymedia accoglie l'idea che il percorso intrapreso a Genova sia assunto da un nuovo soggetto, che l'IMC sosterrá, ma avrá vita autonoma, meccanismi decisionali e pratiche proprie.

Indymedia é preda della fase tardiva e decadente di ogni gruppo dove gli scazzi personali e i pregiudizi pregressi di anni si riversano nella dimensione collettiva non essendo stati sublimati prima. Indymedia ha sempre dimostrato poca capacitá di risolvere i problemi e molta tendenza a saltarli a pié pari, ma raramente abbiamo indugiato in malafede, mentre ultimamente sembra pervadere alcuni interventi. Questo é il vero problema e nodo non sciolto per me con tutti voi e per me é importante che alla prima occasione si faccia. Preferisco fini dignitose e limpide a lente decadenze nel marcio. 4.90.

Sequestrano i server, a Londra, e quasi Indymedia Italia non reagisce. Discute per due ore sulle modalitá di un'intervista da rilasciare al tg3: attivista non ripreso in viso, o avvocato IMC, o intervista telefonica, o schermo di un pc e voci fuoricampo?

Il sequestro si abbatte su Indymedia in un momento in cui Indymedia sta cercando - e non sta trovando - se stessa. Sarebbe intelligente istruire un confronto tra la reazione offerta dall'IMC alle perquisizioni del 2002 e quella messa in campo in occasione dei 'rapimenti delle due ahimsa'4.91.

Uno degli impegni che escono dall'Assemblea genovese riguarda la volontá di lasciare spazio a individualitá, idee, risorse nuove. E' tempo, per Indymedia, di (ri)cambio.

Il 2005 ci offre una comunitá IMC per certi versi sicuramente piú disunita che in passato, per altri versi un progetto vivo, con mille ramificazioni, in cui persone ed energie nuove chiedono di potersi attivare per alimentare il progetto.

Il passo indietro di alcuni attivisti che per anni hanno ricoperto, per quanto informalmente, ruoli di riferimento é accompagnato da molti passi avanti - alcuni piú rumorosi che altri...

Una dose non moderatissima di sfiducia, e incertezza, serpeggia tuttavia tra i partecipanti - specie tra quelli che fanno 'da qualche tempo' Indymedia:

ora io non so se oggi, vista questa profonda differenza dall'inizio e questa conseguente crisi, sia meglio buttare giú il castello e ricostruirne uno nuovo, piuttosto che invece tentare di capire e capirsi4.92.

Io, personalmente, sarei per provare a soffiare forte. Se cade, era un castello di carte. Se si spegne, era un fiammifero (o una candela). Se vola, allora era una farfalla.

2005-06-21