Il concetto base che informa la scrittura e la distribuzione di software libero (le cui specificitá sono descritte in dettaglio nel capitolo 13) é che i programmi informatici devono essere a disposizione di tutti, per essere liberamente utilizzati, copiati, modificati, e redistribuiti. Fondamentalmente, con il software libero si puó fare tutto, eccetto che sottoporlo a una licenza non libera. E, piú in generale, come recita l'antica e famosa massima hacker 'Infomation wants to be free': l'informazione vuole essere libera. Ció sta a significare che le idee, le opere, le notizie - l'informazione - devono poter circolare liberamente, senza subire restrizioni derivate dai diritti (autoriali) di qualcuno, rivendicati rispetto a certe specifiche porzioni di conoscenza.
La pubblicazione aperta, con una concezione di fondo analoga a quella del software libero, prevede che le notizie, attraverso la loro pubblicazione - intesa come messa a disposizione, e dono - entrino a far parte di un dominio pubblico. Qui, i contributi dei singoli autori possono essere rielaborati, migliorati, ampliati, discussi, eventualmente confutati.
Tanto le notizie in sé, quanto le fonti delle stesse, cosí come l'intero processo di produzione dell'informazione mirano a essere condivise, in modo trasparente. Ció permette alla parte ricevente di ottenere una prospettiva piú ampia, piú completa, su un qualsiasi assunto, o evento. Si tratta, inoltre, di un processo aperto, e continuo, di ridefinizione, di rinegoziazione del senso, che non necessita di un punto finale.
Individuando, a ragione, nella pubblicazione aperta il plus valore di Indymedia, Scotti ne rimarca la peculiaritá in termini di ciclo della notizia: " La notizia puó, allora, non essere piú solamente il prodotto conclusivo di complessi processi 'invisibili' al lettore, il punto definitivo ed immodificabile di un percorso, ma, viceversa, puó rappresentare il punto di partenza per delle riflessioni, per dei confronti pubblici, per il dispiegarsi dell'intelligenza collettiva ". (Scotti, 2002: 306)
Nello stesso tempo in cui le notizie sono intese come un bene offerto alla comunitá, e non come un prodotto da vendere, il fruitore dell'informazione é incoraggiato a farsi anch'egli produttore, e revisore dell'informazione con la quale entra in contatto.
Essere attivi, ovvero non accettare in modo acritico la prospettiva - sempre ideologica, e necessariamente contestuale - di chi sta proponendo una specifica porzione di informazione.
Ci troviamo allora di fronte, plausibilmente, a ció che Scotti, riprendendo una definizione coniata da Toffler nel 1980, chiama di prosumer: figura ibrida,
soggetto comunicativo che contempla una circolaritá ormai indistinta tra produzione e consumo: un soggetto che é allo stesso tempo produttore e consumatore (di informazione). Tale prosumer appare in grado quindi di costituirsi come protagonista della comunicazione, oltre che come semplice destinatario dei flussi massmediatici indistinti6.2.
Molti degli caratteri virtuosi veicolati dalla pubblicazione aperta sono individuati da Platone e Deuze, i quali scrivono:
La pubblicazione aperta puó essere vista come una forma innovativa di utilizzare e produrre i media. Permette di sperimentare con il concetto di 'notiziá in un ambiente di rete, non-profit, internazionale, con le sue radici nel lavoro volontario e non-profit. Dá potere ai propri utenti offrendo loro un canale pubblico dove i contenuti sono gestiti attraverso il consenso del gruppo e dove gli individui forniscono, valutano, commentano le notizie.
E' anche un esempio di come l'internet puó essere usata come un media democratico, o come un innovativo bene comune, dove gli utenti condividono il controllo su creazione, pubblicazione e utilizzo dei contenuti 6.3.
Il testo piú famoso, e blasonato, circa la pubblicazione aperta é quello di Arsinon (2001a), non a caso uno degli autori del software che per primo ha fatto girare i siti IMC (il codice active). Lo scritto si apre con la seguente definizione, operativa, di pubblicazione aperta:
Pubblicazione aperta significa che il processo di creazione delle notizie è trasparente nei confronti del lettore. Il lettore puó contribuire con una storia e vederla apparire istantaneamente tra la serie di storie pubblicamente disponibili. Quelle storie sono filtrate il meno possibile per aiutare il lettore a trovare le storie che vuole.
Il lettore puó vedere le decisioni editoriali che altri prendono. Puó vedere come partecipare ed aiutare altri a prendere quelle decisioni. Se pensa di conoscere un modo migliore di usare il software di pubblicazione, puó copiare il software, poichè esso é libero, cambiarlo e iniziare il suo proprio sito. Se vuole redistribuire le notizie, puó farlo, preferibilmente su un sito a pubblicazione aperta6.4.
Questa definizione, in veritá, é il frutto di una prolungata discussione collettiva, condotta nell'inverno 2000-2001 sulle mailing lists internazionali di Indymedia. Fu finalizzata in meeting irc - a ragione, oggi, memorabili -, a cui parteciparono decine di attivisti di IMC europei, australiani e americani. L'intera memoria di questo importante percorso di costruzione concettuale é tuttora disponibile on-line (esistono gli archivi, pubblici, delle mailing-list, e c'é il sito web global.indymedia.org.au, usato per anni come strumento di coordinamento internazionale 'interno', su cui sono postati i log completi delle sessioni in chat).
Il testo di Arnison, nella sua versione integrale, é stato incluso in svariati libri e pubblicazioni, e rappresenta tra la altre cose la risposta alla FAQ numero 23 del sito di Indymedia Italia - 'Che cosa é l'open publishing?' Particolarmente istruttivo é il parallelo che l'autore istituisce tra open publishing e free software:
La pubblicazione aperta é la stessa cosa del Software Libero. Sono entrambe risposte evolutive alla privatizzazione dell'informazione messa in atto dai monopoli multinazionali. Per il software é Microsoft, per la pubblicazione é Cnn. Per entrambi è Aol Time Warner.L'intero testo di fatto promuove una attitudine per cosí dire 'movimentistá: mette in guardia contro lo strapotere delle grandi corporation, le critica senza ricorrere a eufemismi e mezze parole. A ció si somma una spiccata coscienza ecologica. E, in qualche modo, pare suggerire che sí, la miglior difesa é l'attacco.
2005-06-21