Nel giugno 2000 Indymedia sbarca in Italia, a Bologna. Mobilitazione nazionale contro l'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Europeo). Un ragazzo intelligente e ambizioso, un giovane hacker talentuoso: due persone sono sufficienti per allacciare i contatti con l'altro lato dell'oceano, e ottenere il via libera per aggiungere un nuovo nodo al network internazionale IMC. Attivano le rispettive reti di contatti, e lanciano Indymedia Italia. Alcuni centri sociali e il giro telematico antagonista intuiscono le potenzialitá dell'esperienza e ne accompagano la crescita.
Per piú di un anno Indymedia Italia si é evoluta, come progetto, come partecipazione, in un ambito seriamente undergound, nell'indifferenza (quasi) generale del grande pubblico, e degli altri media. Poi, é arrivata Genova - i giorni caldi del g8. Che Indymedia ha saputo raccontare come nessun altro.
E' assodato il contributo che le nuove tecnologie della comunicazione - computer, reti telematiche, telecamere portatili, et cetera - hanno offerto al popolo della contestazione per auto-rappresentarsi. Che ci siano riusciti cosí bene, all'IMC, a costruire questa narrazione, a mille voci, e multimediale, é anche conseguenza di abilitá specifiche, in termini di uso delle nuove tecnologie, di capacitá di (auto)gestione e organizzazione.
Indymedia é cresciuta, prima e dopo Genova, prestando altrettanta attenzione al proprio modo di evolvere, al proprio modello organizzativo e gestionale, che a questioni piú direttamente collegate con il proprio output editoriale.
Per me indy ha due obiettivi fondamentali, da cui conseguono poi tutti gli altri nuclei tematici forti di indymedia. Il primo obiettivo é sperimentare forme di organizzazione orizzontali, partecipative, aperte. Il secondo é cercare di porre gli strumenti di produzione e distribuzione di informazione/comunicazione nelle mani di chi é protagonista delle situazioni; rompere la funzione di intermediazione del media per potenziarne la funzione di informazione diretta0.1.
Indymedia Italia festeggia, a Giugno, il suo quinto compleanno. Cinque anni vissuti pericolosamente. In bilico tra politica e informazione, tra attudine ludica e sangue e manganelli veri. Anni vissuti, mi pare, con rabbrividente (in)coscienza di sé.
Anni fatti di acrobazie tecnologiche, sperimentazioni ardite, ma anche di scelte incisive, taglienti, nella loro semplicitá. Anni fatti di cose, ma soprattutto di persone. Di informazione, ma ancora di piu' di relazioni. Di metodi condivisi, ma soprattutto di crescita, per una comunitá. Comunitá di metodo, in sperimentazione costante.
2005-06-21