Uno dei grossi ostacoli sulla strada di un newswire totalmente libero e democratico é rappresentato dai problemi legali, derivanti dalla pubblicazione di materiali in qualche modo contrari alla legge.
Storicamente, Indymedia ha messo in atto una strategia preventiva di difesa su due piani. Questa consiste, in primis, nella pubblicazione sui propri siti di 'disclaimer', annotazioni di carattere legale in cui l'IMC rifiuta di assumere responsabilitá circa i contenuti liberamente pubblicati dai propri utenti. Allo stesso tempo, é specificato in modo cristallino che i computer (server) su cui sono ospitati i propri siti non tengono traccia delle connessioni realizzate: non ci sono log (quelli tenuti sono del tutto anonimi). Ovvero, é impossibile, a posteriori, per chiunque, risalire a chi ha pubblicato qualcosa sul sito. Evidentemente questa seconda precauzione non ha sempre funzionato in quanto a deterrente di azioni poliziesche (dall'azione del FBI a Seattle nel 2001 al sequestro del server italiano a Londra del Novembre 2004 la lista é abbastanza ricca 6.10. Tuttavia le ha rese del tutto vane, nella misura in cui miravano a identificare, attraverso i dati registrati nella memoria dei computer IMC, ipotetici autori di reati.
Tra i contenuti che possono causare problemi legali a chi ne consente la pubblicazione sul sito web possiamo elencare: materiali protetti da copyright (siano repost di articoli di giornali o brani mp3 di artisti famosi o altro); testi che possano configurare violazioni della legge - nel nostro caso italiana, anche se la materia é controversa, essendo il server all'estero - come apologia di reato o, peggio, rivendicazione di atti criminosi - esempio attentati; diffamazioni; diffusione senza autorizzazione di dati personali altrui, e piú in generale, di dati sensibili; ... Ovviamente uno dei nodi della questione é che sebbene l'IMC si dichiari non responsabile dei contenuti presenti sul sito ció non significa in nessun modo che un giudice la pensi allo stesso modo. Le legislazioni nazionali hanno dimostrato di avere una certa pregnanza, nonostante la rete appaia come un ambito del tutto transnazionale e sfuggente. Le conseguenze legali dell'open publishing sono state uno degli argomenti di discussione al secondo meeting europeo di Indymedia, svoltosi a Berlino nel 2002: sono stati i compagni svizzeri, accusati di antisemitismo, a chiederne l'inserimento nell'odg. Nelli stessi mesi, Indymedia Israele era al centro di una inchiesta governativa che contestava il diritto dell'IMC a ospitare nel notiziario contributi non filtati.
Un problema fastidioso, e per il quale non é facile una immaginare una soluzione definitiva, é rappresentato dalla pubblicazione su Indymedia di propaganda fascista. Nella comunitá attiva nella gestione del sito italiano é fortissima la presenza di soggetti riconducibili all'area della sinistra antagonista, che fa dell'antifascismo militante uno dei propri cardini di azione politica. Il confronto con elementi ed organizzazioni dell'estrema destra, che per le strade ha in questi ultimi anni (ri)preso modalitá violente (e in alcuni casi tragiche), non risparmia in nessun modo l'ambito telematico.
Indymedia agisce, ad esempio, con dossier informativi di approfondimento sulle nuove destre, e pubblicizzando presidi e iniziative antifasciste. La risposta é varia, e va dalle denunce in tribunale - come fatto svariate volte da forza nuova e da azione giovani -, alla creazione di siti clone di indymedia con gestione di destra (noreporter.org), alla semplice inondazione (flood) del newswire con articoli e commenti di insulti e/o inni fascisti.
Nel caso del nodo IMC della cittá di Roma, la tensione seguita alla pubblicazione di un approfondimento sul sito di Indymedia é giunta al punto di sfociare in uno striscione contro Indymedia apparso nella curva dello stadio Olimpico durante una partita della locale squadra di calcio (la Lazio, alcuni dei cui tifosi piú agitati non nascondono simpatie neo-fasciste).
Tra le varie spiacevolezze che abitano il newswire bisogna citare anche i post volutamente disinformativi: resoconti di eventi palesemente distorti, invenzione di accadimenti (alle volte con discutibile gusto macabro, come nel caso dell'annuncio di morte di persone effettivamente gravemente malate). Ad essi si aggiunge tutta la categoria di articoli che veicola le cosiddette teorie cospiratorie - del genere: gli ebrei controllano il mondo; nessun aereo ha colpito le Torri Gemelle l'11 settembre; ... Oltre all'ampia gamma della disinformazione hanno spazio nel newswire altri contributi, subitamente ripresi da giornali e programmi tv ostili a Indymedia per dimostrarne i limiti, o, visti i toni utilizzati, la spregevolezza. Si tratta dei post 'opinabili', articoli nei quali gli autori gioiscono per tragedie, lutti nazionali, elogiano terroristi, ... Una categoria parzialmente distinta é quella delle minacce - ad altri utenti anonimi identificati solo da uno pseudonimo (nickname) o a personaggi famosi. Esultare per la caduta delle torri gemelle, o per la morte dei carabinieri italiani in Iraq, a Nassyria, denota evidentemente scarso senso della patria, e possibilmente mancanza di identificazione con i valori dell'Occidente libero e democratico. Certi quotidiani hanno lanciato grossi titoli, partendo da questi post. Alcuni deputati, hanno promosso interrogazioni parlamentari6.11.
Le varie forme di spam sono un ulteriore grattacapo, per gli attivisti di Indymedia in generale e per gli amministratori del newswire in particolare - nonché per i lettori del newswire stesso, nella misura in cui lo spam non viene rimosso. Lo spam aumenta la quantitá di rumore interno al flusso informativo, riducendo proporzionalmente la quantitá di segnale - e quindi pregidicando la qualitá di quest'ultimo.
Abbiamo lo spam partitico, in genere ad opera di piccole o microscopiche organizzazioni politiche - un esempio restato famoso per la perseveranza é costituito dai comunicati del PMLI (partito marxista leninista italiano), raccontato da Paoli (2002: 120), e meritevole di attenzioni censorie speciali in un epoca in cui il newswire italiano era ancora essenzialmente non moderato.
Esiste lo spam promozionale di siti web personali, riviste, convegni et cetera: qui i confini sono davvero difficili da tracciare per cui generalmente un post non viene rimosso se non quando ripetuto in modo ossessivo.
C'é invece lo spam puro, classico, fatto per rompere le scatole cercando di pubblicare nel minor tempo il maggior numero di messaggi. Solitamente sono post con contenuto identico, e/o del tutto insensato, o senza alcun contenuto (l'obbligatorietá dei campi autore titolo e sommario puó essere facilmente aggirata con semplici caratteri come '-' e '.'). Appositamente per contrastare questo tipo di 'attacchi' é stata di recente introdotta una funzionalitá di amministrazione avanzata che consente (ad alcuni attivisti, tecnicamente capaci) di bloccare momentaneamente la pubblicazione originata da uno specifico computer (ip ban). Accanto alle offensive fatte di flood, ovvero inondazione di post, compaiono anche gli articoli contenenti codice maligno (malicious code): in questo caso l'azione é mirata tecnicamente, e cerca di sfruttare eventuali difetti di programmazione o di configurazione - buchi nella sicurezza - del software che gestisce il sito. Storicamente, i danni che forzature di questo tipo sono riusciti ad arrecare al sito di Indymedia Italia sono di rilevanza assolutamente minima, grazie alla robustezza dei programmi utilizzati e ai costanti aggiornamenti, in termini di sicurezza, a cui gli stessi sono sottoposti.
All'insieme delle problematiche sopra elencate se ne aggiunge una ulteriore, che scaturisce dal mero volume dei contributi pubblicati: il sovraccarico informativo (information overload). Il newswire, pura successione cronologica dei contributi pubblicati, scorre troppo velocemente. Gli articoli scompaiono dalla prima pagina poche ore dopo essere stati pubblicati.
Una delle conseguenze piú negative dello scorrere rapido, e indifferenziato, del newswire é che articoli meritevoli della maggiore attenzione si perdono, presto, nel mare immenso e confuso degli archivi del sito. Come misura parziale IMC Italia ha iniziato ad allungare il newswire della home page: da link agli ultimi venti articoli a trenta link, poi, cinquanta. Si é anche deciso di implementare strumenti di promozione dei migliori contributi apparsi nel newswire: cercare, nella scrittura delle features della colonna centrale, di dare la maggiore attenzione ai post del notiziario informativo; produrre un 'newsblast', ovvero una selezione di articoli, da inviare come newsletter. La pratica non ha peró seguito la teoria in modo immediato.
Vai da x e gli dici 'pubblica sul sito che é una figata' ; lui si mette a pubblicare; il primio articolo é subissato di insulti; il secondo é subissato di insulti e sparisce in 3 ore per lo scorrere del newswire; nonostante fosse articolato non viene incluso in nessuna feature, in nessun newsblast, in nessun print, in nessuna newsletter; si perde nei meandri delle cento altre cagate postate nella giornata; la terza volta il tipo ci pensa tre volte prima di postare perché ha la sensazione di fare lavoro per nulla; la quarta volta non pubblica piú; e ci rimangono solo scazzi scazzetti e quattro fanatici dell'attivismo da tastiera.
La questione dell'eccesso di informazione é una cifra dei nostri tempi, e il newswire di Indymedia non ne é che un piccolo esempio dell'attuale. Di sicuro, con l'aumento di quantitá di informazione a nostra disposizione, assumono sempre maggiore rilevanza gli strumenti (ed, eventualmente, i ruoli sociali...) di filtro, di selezione.
Quando l'informazione é troppa la nostra capacitá di processarla entra in crisi. Ci mancano tempo, energie, competenze (volontá). Quando l'informazione é troppa, non riusciamo piú a distinguere cosa é rilevante, ai nostri fini, e cosa no. Ci perdiamo. Nel capitolo 10 analizzo le conseguenze del sovraccarico informativo nelle liste di discussione di Indymedia Italia, ma, appunto, la problematica é di rilevanza ben piú generale.
2005-06-21