Il risultato della pubblicazione aperta é un sacco di rumore, perché essa attrae persone che sono marginalizzate dai media mainstream o perché le loro storie non vengono raccontate o perché loro scrivono incoerenti teorie conspirazioniste. Ma nonostante l'alto volume degli articoli postati e l'ammontare del rumore nei siti Indymedia, qualcosa di interessante sta evolvendo: il livello inferiore di una forma completamente nuova di giornalismo trasparente, dal basso. Attualmente, i siti Indymedia rappresentano una fonte ricca di informazione di prima mano e contatti potenziali per chiunque abbia la volontá di setacciarli. Questa, tuttavia, é solo una parte di quello che potrebbe forse essere chiamato giornalismo open source. Il progetto open editing mira a creare il livello successivo di una forma collaborativa, trasparente, di giornalismo, modi di organizzare il ricco kaos dei notiziari di Indymedia senza oscurare il processo di filtraggio relegandolo a una redazione chiusa, virtuale o no6.24.
L'open editing rappresenta per alcuni (illustri) attivisti di Indymedia la nuova frontiera del progetto. Si tratta, avendo Indymedia assicurato a tutti - in potenza, quantomeno - la possibilitá di esprimere la propria idea, e di farsi giornalisti, costruendo un luogo dove i contributi sono pubblicati in modo diretto e non censurato, di dare adesso la possibilitá a tutti di essere editori. Il ragionamento é semplice, e vuole dimostrare che l'open posting (possibilitá per tutti di pubblicare) é solo un primo passo di implementazione dell'open publishing, e che l'open editing é il passo successivo, naturale evoluzione e complemento del precedente.
Fino a quando l'audience dei siti IMC era piccola, tutto ha funzionato a meraviglia. Con la possibilitá per tutti di pubblicare articoli e commenti Indymedia ha scardinato una delle porte che limitavano l'accesso diretto della comunitá ai media, e in particolare abbiamo dato la possibilitá agli attivisti di partecipare alla copertura mediatica degli eventi da loro stessi costruiti.
Crescendo, Indymedia ha guadagnato sempre piú lettori-autori, sin che il newswire é diventato un flusso di informazione tanto ampio da rendere impossibile per chiunque seguirlo nella sua interezza. Necessariamente, si operano delle selezioni. Il collettivo editoriale, quando raccoglie post del newswire e costruisce feautures della colonna centrale fa esattamente questo. Non é un caso che i membri del gruppo editoriale siano spesso accusati dentro le comunitá IMC di 'voler fare i giornalistí. Tutto si risolverebbe se gli utenti del sito guadagnassero maggiore autonomia a livello di scelte editoriali. L'idea é di mettere nelle mani della comunitá un'altra funzione, istituzionalmente affidata al corpo giornalistico: la selezione, il filtro, la rielaborazione delle notizie. Rendere il processo di editing piú trasparente, democratico, partecipato. Automatizzare, come é stato fatto con il processo di pubblicazione, il processo di editing. Fare in modo che gli utenti possano contribuire agli articoli pubblicati modificandoli, scrivendo sommari, traducendoli, mettendoli in relazione con altri, ... Ogni lettore potrebbe impostare delle preferenze e dare rilievo differente a temi e notizie di suo gradimento. Poi, il server dovrebbe rielaborare questi dati e, a partire dalle scelte degli utenti, costruire la prima pagina del sito IMC. (Arnison, 2002a) 6.25.
2005-06-21