Le pagine che seguono raccontano cinque anni di Indymedia, in Italia. Non sono né vogliono essere 'il' racconto, l'analisi. Rappresentano, semplicemente, nella loro ingombrante parzialitá, il resoconto di un'esperienza.
Sin dal titolo questa tesi, Indymedia Italia: quando gli hacker fanno politica, prova a evidenziare, e coniugare, due elementi. Due caratteri a mio avviso sostanziali del progetto IMC, e tuttavia spesso misconosciuti.
Celebrando il valore informativo del progetto IMC - o denunciandone i limiti - si trascura che Indymedia, oltre che un mezzo di comunicazione, oltre che un tentativo radicale di giornalismo dal basso, é due ulteriori cose. E' uno spazio di sperimentazione tecnica e sociale. Ed é uno strumento di azione politica.
Indymedia Italia non sarebbe mai diventata quello che é senza il contributo, in una quantitá di occasioni e situazioni diversissime, di alcune decine di hacker - esperti di informatica (competenza, volontá, dedizione). Se rinuncia a un fare politico e percorre una deriva redazionale, Indymedia si spegne (spegnendosi, muore).
Alcuni tra gli attivisti che piu' hanno contribuito allo sviluppo di Indymedia in Italia sono soggetti provenienti dall'area dell'informatica antagonista. Piu' in generale, l'attitudine hacker ha contribuito in modo incontestabilmente decisivo a plasmare le principali modalitá organizzative e decisionali adottate da Indymedia in Italia. Indymedia di fatto é stata costruita attivamente, negli anni, da attivisti parte di una piu' ampia scena comunitaria alternativa, che ha dato vita a una quantitá di altri progetti, piu' o meno famosi, in ambito telematico e non. Ancora, attraverso Indymedia hanno maturato una coscienza politica numerosi attivisti che in precedenza si limitavano ad apprezzare il lato tecnico dell'hacking (sperimentare, 'smanettare' con i computer).
In una dinamica interminatamente virtuosa, l'attitudine di ricerca, condivisione, ed equitá cara alla scena hacker é passata al progetto IMC, il quale ha restituito una dimostrazione grandiosa delle potenzialitá di impatto - e mutamento - sociale insite in un determinato utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. In un clima di scambio e arricchimento reciproco, i tecnici hanno socializzato i loro saperi, gli attivisti 'puri' hanno messo nel piatto le loro forme e conoscenze sul piano dell'azione diretta, sociale e politica, i piu' esperti in ambito mediatico e giornalistico sono stati contaminati e hanno offerto competenze testuali, esperienze redazionali, trucchi del mestiere. Ne é uscito quel mostro che al g8 del 2001 rubó la scena a tutti quanti - Mediaset, La Repubblica e CNN compresi. Senza investimenti milionari. Senza camion regie mobili con antenne satellitari. Senza, in veritá, neppure un professionista pagato. (Da non credersi).
Tra le mille cronache di Genova 2001, brilla quella di Maltese. Pungente, ironica, e di parte. Cosí, sulla costruzione del mediacenter, ad opera di Indymedia:
Nemici del progresso e della modernitá? Nostalgici del '68? Neo comunisti? Sará. Ma la sede del Genoa Social Forum sembra un campus di una facoltá scientifica. Mai visti tanti esperti di informatica tutti insieme. Il Berlusconi teorico delle tre i (inglese, internet, impresa), cosí poco rappresentate nel governo, ne sarebbe colpito. Non sarebbe male per esempio se il ministro Moratti, che ha convocato ieri gli stati generali dell'istruzione, si facesse spiegare da Faust e Blicerio, due geniali hackers milanesi di vent'anni, com'é possibile cablare interamente una scuola in tre giorni e con quattro lire. Gli studi del ministero assicurano che ci vogliono mesi e appalti miliardari0.2.
Software libero, lavoro volontario, partecipanti tanto competenti quanto motivati. La capacitá di stupire degli attivisti IMC si concretizza tanto in esempi piú eclatanti come la messa in piedi di un mediacenter quanto nella apparentemente piu' banale gestione quotidiana di un sito web - un sito che peró riceve in media centomila visite al giorno.
I ragazzi (e le ragazze) di Indymedia lo sanno bene: il fare informazione non é mai politicamente inoffensivo.
A differenza di molti loro colleghi giornalisti non adottano l'ideologia dell'oggettivitá come ragione, e schermo, del proprio agire. Produrre e distribuire un certo tipo di informazione é un'azione politica, connotata in un modo preciso. Politica dal basso, non istituzionale (anti-istituzionale). Politica. Fare informazione é agire politicamente.
A questo prima consapevolezza ne va aggiunta una seconda. Il terreno dell'informazione é, oggi piú di ieri, un ambito di scontro politico.
Di ogni situazione, specialmente se conflittuale, esistono versioni divergenti (spesso, opposte). I media di massa legittimano una lettura, tra le molte possibili, dei fatti. Una messa in prospettiva, una narrazione.
E' il loro ruolo: raccontano, e per farlo evidenziano,
selezionano, censurano, dettagliano, premiano, omettono, creano, ...
I media offrono delle prospettive , propongono (o impongono) dei punti di vista.
I movimenti contro la globalizzazione capitalista hanno scoperto che, nella nuova societá di rete, attraverso i loro media (elettronici) possono confrontarsi, egregiamente, nell'arena mediatica, con gli attori istituzionali. In palio, il dominio simbolico pubblico - realtá sociale condivisa, immaginario collettivo.
Il versante politico dell'esperienza Indymedia Italia emerge in una terza, preoccupante, declinazione. L'IMC é oggetto di un'offensiva politica e giudiziaria di alto profilo. Il partito di Alleanza Nazionale da almeno due anni invoca la chiusura del sito di Indymedia Italia (in precedenza a lamentarsi erano state Azione Giovani e Forza Nuova), colpevole di violenza verbale, attacchi politici, commenti diffamatori, reati di opinione vari ...e anonimato.
Indymedia ha subito il sequestro, temporaneo, dei propri server, a Londra, il 7 Ottobre 2004. FBI in azione, su ordine (pare) della procura di Bologna.
Mesi dopo, due attivisti di Indymedia impegnati come consulenti degli avvocati del Genoa Legal Forum nei processi su Genova hanno subito il sequestro dei computer portatili (Marzo 2005).
A Maggio del 2005, un giudice romano ha chiesto il sequestro del sito web italy.indymedia.org per vilipendio della religione - per causa di una vignetta fotomontaggio che ritrae il papa in abiti nazisti. Avviata una rogatoria internazionale.
Clima pesante e intrecci non facili da districare. Nuovi scenari della comunicazione. Nuove forme della politica. Nuovi orizzonti della tecnologia. Indymedia, in questo scenario, da fastidio? Indymedia, é inquietante?
2005-06-21