Lo strumento principale di cui Indymedia si é dotata per gestire l'interazione tra gli attivisti impegnati nella gestione del progetto sono le liste di discussione telematiche - le mailing lists.
In una mailing list, ogni membro si iscrive registrandosi presso il computer che gestisce la lista. Da allora, riceve tutta la posta (compresa la sua stessa, a meno che non decida diversamente) spedita a quella lista. Restare iscritti significa essere onestamente impegnati e connessi con il gruppo - mentre, ad esempio, i newsgroup si possono leggere anche solo sporadicamente. Tuttavia, nonostante questo impegno, su tutte le liste che conosco solo una piccola porzione degli iscritti contribuisce regolarmente. 7.5.
Scrivere un'e-mail, partecipare a una discussione su una lista, sono attivitá che non presentano, oggi, qui, una curva di apprendimento particolarmente ripida. Ovviamente, informatici e affini posseggono abilitá particolari, 'superiori', nell'interfacciarsi con lo strumento, ma qualsiasi persona - nel nostro caso, qualsiasi attivista - puó imparare in pochi giorni come relazionarsi in modo corretto con la tecnologia in questione, e con le persone che attraverso la stessa partecipano assieme a lui/lei dello stesso ambiente di comunicazione.
Le liste possono essere moderate, quando qualcuno (di solito l'amministratore della lista) esercita un controllo sulla lista. Il controllo puó variare da quasi inesistente, attraverso la discussione in lista, fino a moderazione completa, quando il moderatore legge tutta la posta prima di mandarla sulla lista. La gestione della lista dipende dal moderatore per le sanzioni, e le persone ricercano il supporto o l'azione del moderatore attraverso e-mail fuori lista.
I principali poteri del moderatore includono approvare i nuovi iscritti, ottenere informazioni aggiuntive rispetto ai modi di contribuire alla lista, minacciare di rimuovere un membro, rifiutare e-mail, chiudere la lista.
I moderatori hanno scarso potere per imporre la propria volontá, a meno che non ci siano motivi validi fuori dalla rete, per cui le loro direttive debbano essere obbedite, e possono distribuire poche ricompense che siano differenti da quelle che ciascuno puó offrire (come riconoscimento, critica, et cetera) 7.6.
In Indymedia tradizionalmente tutte le maling list sono pubbliche, aperte in iscrizione e in scrittura, non moderate. Chiunque puó partecipare, senza restrizioni di sorta.
In seguito all'aumento esponenziale, negli ultimi anni, del fenomeno dello spam (invio di messaggi non sollecitati), la maggior parte delle liste dell'IMC sono state chiuse in scrittura, ovvero solo gli iscritti possono postare direttamente sulla mailing list. In ogni caso, tutti i messaggi dei non iscritti valutati come pertinenti sono approvati dall'amministratore della lista e approdano sulla stessa.
Come indicato nella Request For Comment (RFC, sono documenti che definiscono gli standard dell'interazione su internet) relativa alla netiquette, ovvero ai comportamenti adeguati da mantenere nei vari ambiti virtuali di comunicazione, prima di intervenire nelle discussioni di una comunitá che si organizza attraverso una mailing list sarebbe meglio restare in ascolto (ovvero in modalitá di sola lettura) per uno o due mesi7.7. Questa considerazione vale per Indymedia tanto quanto per gli altri gruppi che svolgono on-line le proprie attivitá.
Una delle tante questioni che emergono dall'uso intensivo della comunicazione via lista per gestire un'esperienza, un progetto, é il modo in cui la comunitá si difende dall'ingerenza di provocatori, perditempo, 'troll'. Indymedia Italia, per qualche fortunata ragione che non sappiamo analizzare qui, nei suoi cinque anni di esistenza on-line ha dovuto affrontare solo un paio di casi seri di persone 'non gra(di)te'. E li ha risolti entrambi senza troppe difficoltá: sanzioni morali, insulti, piuttosto che indifferenza. Le persone solitamente percepiscono di non essere ben accette e cercano altri lidi virtuali dove sfogare le proprie emozioni (e frustrazioni).
Una ulteriore sfaccettatura é offerta dal fatto che hacker, tecnici informatici, appassionati del computer adorano generalmente comunicare via e-mail e mailing lists, e fanno un uso abbondante di questi strumenti. Cosa che non sempre é vera per gli attivisti con formazione, interesse, competenze differenti. Si crea cosí uno scarto tra chi usa molto e bene e con piacere lo strumento e chi in qualche modo lo subisce, lo accetta, suo malgrado.
Si inserisce in questo contesto la problematica della gestione delle discussioni e decisioni on-line, l'influenza esercitata da chi scrive di piú spesso, e il limite alla parteciapazione rappresentato dal mero volume dei contributi individuali7.8. Troppo da leggere, non ce la faccio, lascio fare a voi.
Indymedia Italia apprezza il potenziale offerto da liste telematiche e altre tecnologie della comunicazione, ma é cosciente dei loro limiti, e si pone in una prospettiva di ricerca continua, di tentativo di utilizzare sempre, per il possibile, strumenti inclusivi, e non escludenti.
L'uso delle liste é in effetti la chiave di tutto ma rischia di esser un elemento di non democrazia grave (considerando il digital divide anche localmente in italia e soprattutto il fatto che non tutti sono in grado di utilizzare efficacemente la comunicazione elettronica) se non vengono compensate da altri meccanismi relazionali e comunicativi (assemblee, incontri informali, gruppi locali)7.9.
2005-06-21