La chat é sicuramente uno strumento di comunicazione e interazione malleabile, cosí come una mailing list. Da un lato é possibile, in fase di configurazione, alterare un certo numero di parametri per ottenere un ambiente il piú simile possibile a quello che si immagina adatto ai propri scopi. Quindi possiamo scegliere, ad esempio: se lasciare o meno la possibilitá ai 'semplici' utenti di creare nuovi canali; per ogni canale possiamo decidere se deve essere pubblico e quindi visibile a tutti, o privato, e perció non incluso nella lista dei canali attivi fornita dal server; possiamo impostare uno o piú canali (stanze) a inviti, piuttosto che ad accesso libero; possiamo introdurre delle regole (restrizioni, policies) rispetto alla questione di chi puó ottenere lo status di operatore di un canale (guadagnare la @ e un certo numero di poteri sugli utenti normali). Dall'altro lato, assumendo configurazioni originali o standard a livello server, gli utenti hanno a disposizione uno spazio duttile, che possono (ri)disegnare per adattarlo alle proprie esigenze.
Indymedia Italia ha un suo canale, #indymedia, sui server irc di autistici/inventati e di ecn. Ovviamente, in perfetto stile Indymedia Italia, il canale é pubblico, aperto a tutti, non moderato, con una gestione molto generosa dello status di operatore (la preziosa @ é regalata a chiunque passi un po' di tempo in canale).
Chiunque é libero di aprire ulteriori canali sui server - che ne ospitano in pianta stabile una quindicina. Tuttavia, gli attivisti dell'IMC sfruttano poco questa possibilitá. Di solito quando questo avviene é per via, e in concomitanza di, qualche emergenza, o questione di primaria rilevanza: la discussione su canc indymedia in questi frangenti, la chiacchera libera, finisce per ostacolare l'elaborazione collettiva di ragionamenti, o il coordinamento di azioni.
Compaiono allora #indy-news, piuttosto che #indy-tech, #newsletter.
Come tutti saprete la situazione é piuttosto tesa, gli eventi evolvono di minuto in minuto, e quindi la mailing list si rivela uno strumento troppo lento e goffo per poter seguire adeguatamente quello che accade in Palestina. Per questo motivo il lavoro si svolge prevalentemente in chat (server irc.autistici.org oppure irc.ecn.org canale #indymedia). Faccio appello a tutti quelli che hanno tempo e disponibilitá, perché diano una mano. Ce n'é bisogno 7.16.
Diverse, in parte, le dinamiche che governano i meeting irc - vere e proprie assemblee virtuali. A livello italiano ne sono stati fatti solo un paio, nel 2001; a livello internazionale, qualcuno in piú7.17.
Gli incontri fissati in chat hanno qualcosa in piú sia di quelli realizzati via e-mail, poiché l'irc é un ambiente sincrono, sia di quelli faccia a faccia, poiché l'irc non richiede la copresenza fisica. Ovviamente hanno anche qualcosa di meno sia rispetto alle mailing list - il ritmo serrato della discussione in chat é poco adatto ad analisi in profonditá e riflessioni ponderate - che rispetto alle assemblee nella vita reale - tutti i significati che la parola scritta non riesce a mediare: sguardi, intonazioni, pause, gestualitá corporea, ...
In qualche modo le assemblee via irc infrangono il mito della chat come regno dell'immediatezza, luogo in
cui non accade mai nulla, dove si discute sempre di qualcosa successo altrove. La chat puó non essere
solo frivolezza, improvvisazione, e flusso disordinato.
La chat sembra funzionare molto meglio dell'e-mail in termini di strumento per la creazione di socialitá: stare in canale, chiaccherare, fa comunitá. Le persone discutono, scherzano, passano il tempo, in un clima di copresenza virtuale in cui oltre che informazioni su eventi, e discussioni su proposte, c'é molto spazio per gli stati d'animo delle persone che stanno dietro a monitor e tastiere.
Indymedia Italia ha un nucleo di attivisti che usano costantemente l'irc, da casa, dal posto di lavoro. L'irc si é dimostrato particolarmente efficace per garantire il coordinamento in occasione di situazioni emergenziali, quale quella che nell'Aprile del 2002 vedeva alcuni attivisti di Indymedia Italia sottoposti a un regime di coprifuoco, in Palestina, e tuttavia in grado di connettersi alla rete, e i loro compagni, qui, mobilitati in azioni di sensibilizzazione e sostegno.
Al rientro dalla Palestina, un attivista propone di formalizzare, in qualche modo, il ruolo centrale che l'irc ha assunto nella gestione comunitaria del progetto Indymedia Italia:
Abbiamo un problema. Il nucleo piu' attivo di indy italia da sempre si coordina utilizzando oltre alle mailing list (ormai di largo utilizzo in termini di strumenti di comunicazione) anche su canali di chat IRC. Questo é un fatto, non una ipotesi. Fino ad ora si era cercato cmq di mantenere un equilibrio tra utilizzo di uno strumento tutto sommato elitario (per l'assiduitá con cui ne si usufruisce e per l'ultteriore scarto di skill tecnofile) come la chat e uno strumento un po' piú abbordabile come la mailing list. Da tempo questo equilibrio é saltato, producendo molte buone cose (un gruppo piú affiatato, discussioni piu' accorate, maggiore rapiditá) ma anche alcuni problemi (di fatto esclusione di alcuni e alcune dai processi decisionali, difficoltá di ingresso nel processo di produzione/elaborazione dell'informazione, ecc)
Ora. Non penso che torneremo indietro, perché la chat é comoda e utile. Penso che dobbiamo trovare un modo per tessere anche questo strumento in maniera trasparente nei nostri meccanismi.
Proposta:
a. Qualcuno tra di noi che si prenda l'onere di riassumere le discussioni piu' significative della chat e postarle in lista (in quella opportuna), nonché di scassare il cazzo perché se non é necessario le proposte passino dalle liste prima di essere implementate (ruolo = scassacazzo patentato e autorizzato.
b. Istituire in chat canali differenziati: - indymedia come general purpose; - indytech per la coordinazione tech; - indyedit per la coordinazione features e dossier; - indynews per chi si sta seguendo il newswire; - altri canali ad hoc. Di questi il primo pubblico, gli altri ad accesso pubblico, ma nascosti dal listing del server (onde evitare i roaming cagacazz) tutti questi segnalarli come strumenti di coordinamento nelle pagine di presentazione delle rispettive liste, e nella pagina contact.php37.18.
La risposta, puntuale, é arrivata da un altro attivista, anch'egli di ritorno dalla Palestina:
negativo!
mi dispiace rientrare in questo modo, ma non ho scelta. sono assolutamente contrario.
la chat é da usare come risorsa organizzativa d'emergenza... (nei momenti ultraveloci). Per me nn é possibile trasferirvi alcuna capacitá decisionale, nemmeno la piú remota.
significherebbe creare un'elite di fortunati possessori di connessione (siano essi telelavoratori o facoltosi con bolletta pagapapá) che si possono permettere di seguire tutto senza ripercussioni di tipo economico, che di gestione del proprio tempo/vita.
ai miei occhi prende corpo un 'digital divide' interno a dir poco paradossale.
nemmeno il palliativo del 'riassuntino' mi pare aggiusti le cose. che significa?... qualcuno mi riassumerebbe le decisioni prese? o (democraticamente) mi sottoporrebbe le proposte dell'esclusivo club 'connessione alata'?!?!
alla faccia del rifiuto della delega... mi spiace, no consensus, non da parte mia7.19.
2005-06-21